venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ESCALATION
Pubblicato il 09-12-2015


missili sottomarinoMentre Putin fa un riferimento tutt’altro che tranquillizzante all’uso dell’arma atomica e fa intensificare i bombardamenti sulle posizioni dell’Isis, dall’altra parte dell’oceano, il Capo del Pentagono, Ash Carter, si lascia sfuggire davanti alla Commissione Difesa del Congresso un’ammissione tutt’altro che tranquillizzante: “La realtà – ha detto – è che siamo in guerra”.

La situazione in Siria dopo gli attentati di Parigi e quello di San Bernardino, sembra aver imboccato la strada dell’escalation militare. La coalizione di Paesi, Usa, Russia e Francia, – cui di recente si è aggiunta anche la Germania – decisa a sradicare la presenza del terrorismo islamico in Siria, non è ancora né veramente unita né tanto meno coordinata, ma ciò nondimeno, ognuno sembra intenzionato a aumentare la pressione militare e comunque lancia messaggi che non lasciano trasparire nessuna arrendevolezza sul terreno bellico.

Sottomarino russo classe Varshavyanka

Sottomarino russo classe Varshavyanka

La Russia ha scatenato una vera e propria tempesta di fuoco con i bombardieri e con i missili da crociera. Ieri sera durante un vertice con il ministro della Difesa Sergey Shoigu, Putin ha detto che i missili Kalibr e i missili da crociera A-101 “possono essere armati sia con testate convenzionali sia con testate speciali, cioè quelle nucleari. Certamente nulla di questo è necessario nella lotta ai terroristi, e spero che non sarà mai necessario”. Parole inquietanti mentre si intensificavano i raid ‘contro obiettivi dell’Isis e di altri gruppi terroristici’, – come ha fatto sapere oggi il ministero della Difesa – utilizzando anche un sottomarino, il Rostov-on-Don, – sottomarino della classe Varshavyanka con tecnologia stealth avanzata – dispiegato nel Mediterraneo con lanci di missili che si è unito alle operazioni condotte dai cacciabombardieri Tupolev Tu-22M3. La decisione di moltiplicare i lanci missilistici è stata presa dal presidente Vladimir Putin in persona, precisa una nota del dicastero, nella sua qualità di Comandante supremo delle Forze armate russe.

La decisione russa sembra avere una portata politica che va ben al di là dello scontro sul terreno con i miliziani del Califfo. L’obiettivo politico sembra essere ancora una volta il governo turco cui non solo Mosca non ha perdonato l’abbattimento del suo cacciabombardiere SU-24, ma anche, evidentemente, il protrarsi di un sostegno alle milizie che combattono contro Assad e chissà, forse anche ancora allo stesso Isis. Un gioco sul filo del rasoio perché la Turchia è membro della Nato e un coinvolgimento diretto negli scontri potrebbe avere ripercussioni terribilmente gravi.

Non a caso dalla Turchia sono giunte pesanti bordate polemiche contro Mosca accusata di progettare un tentativo di ‘pulizia etnica’ nei confronti delle forze turcomanne e sunnite. Il premier turco, Ahmet Davutoglu, ha capovolto le accuse dei russi, accusandoli di colpire soprattutto i combattenti anti-Assad dell’‘Esercito siriano libero’, aiutando in questo modo indirettamente l’Isis. I raid delle forze armate russe potrebbero in effetti essere diretti anche contro la popolazione turcomanna e sunnita, sul confine tra Turchia e Siria, che è schierata contro il regime alauita di Damasco. Davutoglu accusa Putin di ‘voler espellere’ queste popolazioni, per proteggere il regime di Assad e nel tentativo di liberare dalla loro presenza i territori attorno alle basi russe di Latakia e Tartus.
Un accusa confermata da Washington. “Solo il 30% dei raid messi a segno dalla Russia in Siria – ha detto oggi l’inviato speciale del presidente americano Barack Obama per la coalizione anti-Isis, Brett McGurk – hanno preso di mira i jihadisti dello Stato islamico (Isis)”, “il resto degli attacchi sono contro altri gruppi di opposizione… che non sono affiliati” ai jihadisti.

Per ora comunque i rapporti tra le due superpotenze direttamente coinvolte sul campo, Usa e Russia, non hanno subito contraccolpi. Mosca ha infatti preventivamente informato dell’attacco gli Stati Uniti. “Lo abbiamo apprezzato” ha detto il portavoce del Pentagono, Peter Cook, ricordando l’impegno di Mosca sulla base del memorandum d’intesa firmato con Washington proprio per evitare incidenti.

L’ultimo segnale di un’escalation è venuto oggi dagli stati Uniti quando il capo del Pentagono, Ash Carter, in un’audizione davanti alla commissione Difesa del Congresso ha detto di aver “personalmente contattato” 40 Paesi per chiedere un maggiore contributo nella lotta allo Stato islamico. “Gli Usa sono pronti all’invio di elicotteri Apache e consiglieri militari in Iraq”. “Sono d’accordo con il generale Joseph Dunford (Capo di Stato maggiore, ndr) che non abbiamo contenuto l’Isis”. E ha poi aggiunto “la realtà è che siamo in guerra”salvo poi ridimensionare il peso delle sue parole quando a proposito della possibilità di dispiegare “significative” forze di terra americane in Siria e in Iraq ha aggiunto che sarebbe una cattiva idea perché “americanizzerebbe” il conflitto.

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