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Opinioni e commenti
 

Eurobarometro: all’Italia l’Europa non interessa
Pubblicato il 07-12-2015


EuropaOltre la metà dei cittadini europei si dice generalmente interessata alle politiche dell’UE (il 54%, 11 punti in più rispetto al 2013). A dirlo è l’ultimo Eurobarometro pubblicato dal parlamento Europeo, che rileva come cresca anche il numero di cittadini convinti che il proprio paese abbia tratto beneficio dall’adesione all’Unione Europea: 60%, 6 punti in più rispetto a giugno 2013. Ma in Italia lo scenario cambia radicalmente, con solo il 44% degli intervistati che si dice interessato alle questioni legate all’UE (contro il 55% che dice di essere poco interessato, a fronte di una media UE del 45%).Inoltre, appena quattro italiani su dieci ritengono che l’adesione all’Unione Europea abbia costituito un beneficio per il paese (una percentuale così bassa, fra i 28 Stati membri, si registra solo a Cipro col 39% degli intervistati mentre in Lussemburgo il dato raggiunge l’82%). Secondo l’Eurobarometro, la ragione principale per cui l’Italia ha beneficiato dell’adesione è il contributo dell’UE al mantenimento della pace e al rafforzamento della sicurezza, mentre solo poco più di un italiano su cinque pensa che l’UE abbia aiutato il nostro paese per quanto riguarda la crescita economica (in Europa la pensa così più di un cittadino su tre). E se il 56% degli europei considera che la presenza di cittadini di altri stati membri sia positiva per l’economia nazionale, in Italia solo il 44% è d’accordo. Ancora, quando viene chiesto agli italiani se sentano un “attaccamento totale” verso il loro paese, regione o città, più del 90% risponde di si. Quando viene chiesto invece del loro attaccamento verso l’Unione Europea, il dato si dimezza, con appena il 45% che risponde positivamente. Per quanto riguarda la crisi migratoria, il risultato italiano è più simile a quello europeo. Infatti, la maggioranza degli intervistati pensa che ci voglia più decisionismo in materia di immigrazione a livello Europeo (66% il dato UE, 68% in Italia); che le procedure legali per la migrazione debbano essere le stesse in tutti gli stati membri (79% UE, 82% Italia); e che la distribuzione del numero di migranti in cerca di asilo negli stati membri debba essere migliorata (78% UE, 84% Italia). Ma mentre per gli europei la priorità dell’UE dovrebbe essere la lotta alla povertà seguita dall’immigrazione (51% la prima e 38% la seconda), per gli italiani le due priorità sono invertite (40% vs 39%). Circa un cittadino su tre, sia in Italia che in Europa, pensa invece che la priorità debba essere la lotta al terrorismo, ma c’è da tener conto che l’Eurobarometro è stato condotto prima degli attentati di Parigi. Alla domanda, quali fattori rafforzerebbero il sentimento di cittadinanza Europea, la maggioranza risponde che ci vorrebbe un sistema di assistenza sociale concordato dagli stati membri (assistenza sanitaria, educazione, pensioni, ecc.).Al secondo posto c’è il desiderio di un servizio europeo di risposta alle emergenze per combattere i disastri naturali internazionali e al terzo la possibilità di trasferirsi in qualsiasi paese Europeo dopo la pensione potendo portarla con sé.  Infine, quando agli intervistati è stato chiesto se si ritengano o meno informati sulle attività del Parlamento Europeo, il 63% degli europei e il 65% degli italiani si è detto totalmente non informato, sebbene due cittadini su tre abbiano dichiarato di aver recentemente letto su internet o sui giornali o visto in Tv notizie riguardanti il Pe. E se quattro italiani e quattro europei su dieci dicono di fidarsi del Parlamento Europeo, il 45% degli intervistati in Europa e il 44% in Italia dichiara di non fidarsi.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Alcune percentuali di risposte non allineate da parte degli italiani rispetto alla media europea sono frutto della mediocrità della classe dirigente del nostro Paese (politica, burocratica ed economica). Quindi responsabilità italiche e non europee.
    Alcuni esempi per cui gli italiani non percepiscono gli aspetti positivi legati al processo di unificazione europea sono:
    – ogni anno destiniamo diversi miliardi del nostro Bilancio a quello della Comunità europea. Dei vari miliardi che ci vengono restituiti per investimenti da attuare nel nostro Paese ne utilizziamo soltanto il 50% e di questo una parte finisce in sprechi o in opere incompiute. Se queste Risorse si traducessero positivamente al 100% gli italiani ne avvertirebbero i benefici derivanti dal collegamento all’Europa.
    – La lentezza della Giustizia, i lacci della burocrazia, l’opacità nelle gare degli appalti tengono lontani gli investitori degli altri Paesi europei, per cui venendoci a mancare anche il beneficio che potremmo ricavare dagli investimenti europei, percepiamo questa carenza come un rifiuto di contributo da parte dell’Europa nei nostri confronti anziché come l’naffidabilità del nostro Sistema.
    – Gli sprechi nell’Amministrazione Pubblica, la grande evasione fiscale, l’economia sommersa, la corruzione ed in generale la questione morale non consentono nè il recupero nè l’utiilizzo positivo delle ingenti Risorse da destinare alla riduzione del peso fiscale, del debito pubblico e di una politica di investimenti per le infrastrutture e il Welfare.
    Di fronte a queste nostre carenze da superare con i nostri interventi, reagiamo invece contro l’Europa quando ci richiama a rispettare i Parametri a cui tutti i Paesi aderenti alla UE sono tenuti a rispettare. L’Europa diventa così il cerbero che ti vuole penalizzare anzichè l’Organismo che ci richiama a comportarci alla pari dei Paesi europei più virtuosi.
    Certe inefficienze e ritardi degli Organismi Europei e i nazionalismi persistenti hanno le loro responsabilità nella percezione delle negatività verso l’Europa, ma per quanto riguarda l’Italia facciamoci prima il nostro bravo esame di coscienza!!
    La vituperata Prima Repubblica ha vissuto sì la fase decadente negli ultimi suoi anni di Vita, ma in precedenza, grazie ai Partiti democratici che l’avevano guidata dopo le macerie del secondo conflitto mondiale, era riuscita a realizzare il miracolo economico italiano e a diventare con il governo a guida socialista di Bettino Craxi la quinta economia mondiale. Almeno la Memoria e la nostra Storia teniamola in vita. L’opera del Riscatto socialista dovrebbe incentrarsi principalmente sulla denuncia delle negatività delle classi dirigenti di quest’ultimo ventennio.
    Je sui socialiste

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