sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Evitiamo critiche e atti distruttivi: il Partito ha bisogno di tutti
Pubblicato il 02-12-2015


Leggiamo a volte sul nostro “Avanti!” critiche molto dure a scelte di linea politica democraticamente compiute nelle istanze di partito, assieme ad attacchi, a volte incredibilmente pesanti, al Segretario che su questa linea ha guidato il partito sforzandosi di farlo navigare in un mare fortemente agitato. Maggiormente presenti in questi interventi è il riferimento alla rinunzia a intervenire con liste socialiste nelle elezioni del 2013, o a un preteso appiattimento del PSI sulle posizioni del PD (con la connessa proposta di uscire dall’arco dei sostenitori del governo per poi approvare o meno con assoluta libertà leggi e provvedimenti portati all’esame delle due Camere), e c’è anche il suggerimento a dialogare coi gruppi a sinistra del PD (Sinistra Italiana e simili).

Qualcuno dei critici più duri fa pensare a chi, mentre si impegna con lena a produrre squarci quanto più possibile ampi nella imbarcazione su cui siede, accusa il pilota di scarsa capacità di guida. Gli altri di volta in volta dimenticano, non so se volutamente, che:
1- lo sbarramento previsto nel ’13 per accedere alla Camera era del 4% e, osando, il PSI, notoriamente fragile, sarebbe andato incontro a una disfatta;
2- la legge in base alla quale, salvo improbabili modifiche, si voterà nella prossima tornata elettorale, prevede lo sbarramento del 3% e il premio alla lista che avrà superato il 40 %;
3- l’ospitalità chiesta e ottenuta nelle liste del PD permise al nostro partito di avere una congrua rappresentanza parlamentare (della quale purtroppo facevano parte i due pugnalatori-transfughi, a suo tempo candidati ed eletti per designazione dei socialisti);
4- la linea finora seguita dal PSI in Parlamento e nel paese è quella decisa nelle varie assise, periodicamente verificata e riconfermata, sempre tenendo nel dovuto conto il contesto generale, la posizione degli altri partiti, ecc.. Domando ai critici predetti:
a) Qualcuno ha avuto e ha la certezza di un PSI a tal punto forte da potere senza alleanze e compartecipazioni superare i ricordati sbarramenti?;
b) Cosa c’è che accomuna un partito come il PSI, fedele al socialismo democratico e componente dell’Internazionale e dei partiti del socialismo europeo, a SEL ed elementi aggiunti, massimalisti oggi e da sempre lontani mille miglia da esso per programma, finalità e linguaggio?

Ad oggi tutto fa pensare a una strada da percorrere e per la quale sarà possibile al PSI sopravvivere conservando la propria identità: essa è, come nel 2013, quella della ospitalità nelle liste del PD (anche se, prevedibilmente, per la novità delle preferenze, con certezze molto più ridotte rispetto a quelle del 2013), per far sì che la voce dei socialisti possa levarsi ancora dagli scanni di Montecitorio. Comune appartenenza ai partiti del socialismo e comune volontà di attuare il graduale rinnovamento del paese ispirandosi al riformismo socialista ci orientano verso questa strada. Il tempo per ripercorrerla è però ancora lontano. Per intanto abbiamo un preciso dovere, che è quello di lavorare per colmare vuoti creati da elementi stanchi e sfiduciati, per irrobustire il partito dandogli una organizzazione forte ed efficiente e per rilanciarlo – come merita per storia e finalità – tra i partiti più vivi e attivi.
Se vogliamo che il partito viva non dobbiamo assolutamente dimenticate la necessità di rendere continuo il rapporto dei dirigenti con la base e i cittadini, utilizzando i modi e i mezzi che nella presente situazione politica possano dare i frutti sperati. Si dice – lo hanno scritto già altri compagni – che il rapporto tra vertice e base si tiene oggi tramite i media. E’ certamente impossibile non convenire sul fatto che essi sono assolutamente indispensabili alla vita comune e possono essere utili anche nella vita dei partiti. Confesso però di essere un nostalgico dei contatti diretti e frequenti che si avevano quando in ogni sezione si tenevano riunioni alle quali prendevano parte dirigenti e parlamentari e si ricercavano le soluzioni ai problemi del momento e si concorreva alla elaborazione di quella che poi diveniva la linea del partito. Riutilizzarli potrebbe giovarci molto. Nel partito c’è bisogno di partecipazione, e come ha scritto Nencini “ È tempo di aprirsi e di rimboccarsi le maniche. C’è spazio per tutti i volenterosi”.

Recuperiamo allora cose buone del passato per concorrere – ai vari livelli – alla costruzione del futuro.

Giuseppe Miccichè

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