domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Non esiste un progetto
di sviluppo per i giovani
Pubblicato il 22-12-2015


Giovani-impresariFelix Vannucci è un giovane imprenditore Fiorentino, amministratore unico del brend Mauna kea. Con lui parliamo del mondo imprenditoriale visto da vicino per cercare di capire quali sono le scelte che oggi un imprenditore deve prendere per rimanere sul mercato, un mercato mondiale e fortemente concorrenziale, dove ogni scelta è fatta da necessità razionali, ma che può essere portata avanti da valori e principi.

Lei è un giovane imprenditore italiano che ha creato una start up 18 mesi fa. Quali sono state e sono le maggiori difficoltà?
La maggiore difficoltà è quella di creare un ingranaggio che funzioni partendo da zero. A differenza delle sempre più numerose digital start up che si occupano di beni e servizi intangibili, applicazioni, connessioni ecc…, la nostra start up opera nel manifatturiero da una parte e nella comunicazione dall’altra. La nostra mission è quella di affermare e sviluppare il nostro brand e allo stesso tempo quella di vendere il nostro prodotto. Fare un prodotto da zero, industrializzarlo e metterlo a punto senza avere alle spalle un’azienda di proprietà o di famiglia, è di fatto la cosa più complessa della nostra esperienza. In questo caso infatti non si parla di creare una app che può avere più o meno successo, bensì di acquisire un know how industriale e di imparare a dialogare con il distretto produttivo moda. Questi due punti sono molto complessi da interiorizzare ma fanno anche parte del nostro meraviglioso patrimonio come paese e faranno parte del nostro patrimonio aziendale.

Il suo brand è Mauna kea. Come mai questo nome?
Mauna Kea è un marchio che nasce nel 1988 in Italia. Prende il nome da un vulcano inattivo delle Isole Hawaii che si chiama appunto Mauna Kea che nella lingua indigena significa montagna bianca. Infatti la montagna, la più alta del pacifico, ha la neve sulla vetta a forma di  cratere tutto l’anno e il mare a valle. In un’ora della propria vita è possibile fare snow board, scendere in moto, fare surf e poi godersi il tramonto con un happening sulla spiaggia. Questo spirito no Seasons anima le nostre collezioni e a mio modo di vedere è alla base del futuro della proposta moda, senza stagioni.

Com’è strutturata un’azienda in fase di start up e quali sono le opportunità in Italia?
In fase di start up un’azienda non è strutturata, il problema sta proprio nel creare una struttura. L’unico modo è farlo in corsa a meno che non si disponga di budget enormi per partire. In Italia non c’è un’onda da cavalcare, bisogna spingere e guardare avanti, ma è proprio durante i momenti di crisi come questo che si creano grandi occasioni, che si rimescolano le carte.

Qual è il mercato dei sui prodotti?
Il mercato dei nostri prodotti è un mercato di fascia alta o medio alta nella proposta moda con contenuto fashion. E’ un mercato internazionale, di ricerca o di nicchia internazionale. Il nostro prodotto è dedicato a un fashion addicted trai  20 ai 40 anni o a un fun dello storico marchio Mauna Kea.

Dove produce e perché?
Produciamo in Italia. Viviamo in simbiosi e in stretto contatto con il distretto e volendo sviluppare molto bene il mercato internazionale il Made in Italy è la via migliore. Il mercato asiatico ad esempio, a partire proprio da quello cinese, da un brand che ha le proprie radici in Italia non vuole un made in China o un made in Bangladesh, vuole un made in Italy Puro. Senza made in Italy inoltre non riusciremmo a fare il prodotto che esprimiamo

Quali sono i mezzi di comunicazione che lei utilizza?
I social media sono diventati importanti nella comunicazione di un giovane marchio del fashion, inoltre usiamo il web e anche i media tradizionali durante gli appuntanti moda più importanti come Pitti Uomo e le fashon week di Milano e Parigi.

La politica italiana oggi ha un progetto economico di sviluppo per i giovani che desiderano fare impresa?
Non esiste di fatto un vero e proprio progetto di sviluppo creato ad hoc per i giovani, tuttavia alcune delle ultima riforme hanno facilitato enormemente alcuni importanti ambiti. Mi riferisco all’accesso al credito, facilitato per le start up dalla banca d’Italia e dalla possibilità di richiedere garanzie. Mi riferisco al jobs act che permette assunzioni a lungo termine sostenibili e modulabili. Mi riferisco ai Bandi regionali che rimborsano i tirocini e anche alcune voci di spesa importanti, come ad esempio le spese sostenute per la commercializzazione e la promozione all’estero.

Niccolò Musmeci

 

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