sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Fed alza i tassi,
ma in maniera graduale
Pubblicato il 16-12-2015


YellenI mercati sono in attesa da settimane, da quando è stata annunciata l’agognata manovra della Federal Reserve (Banca Centrale americana), di alzare i tassi di interesse. La manovra “costituirà una dimostrazione del punto a cui la nostra economia è giunta nella ripresa dagli effetti della crisi finanziaria e della Grande Recessione”, ha dichiarato all’inizio del mese il presidente Janet Yellen, la numero uno della Fed.

I mercati si attendono un aumento dello 0,25%. Le borse statunitensi salgono di oltre mezzo punto in apertura. In Europa, Londra, Parigi e Francoforte salgono intorno all’1%. Milano fatica a tenere il passo delle migliori con l’indice Ftse Mib a +0,24%.

Questa sera a mercati chiusi, alle 20 ora italiana, arriva l’attesissimo pronunciamento della Fed che, secondo le stime, dovrebbe alzare i tassi per la prima volta nel giro di circa dieci anni. Una particolare attenzione verrà posta alle parole della presidente Janet Yellen, che dovrebbe fornire un’indicazione sul ritmo, si presume graduale, delle successive strette. Nonostante l’attesa intrepida da parte dei mercati molti banchieri centrali, Yellen inclusa, hanno ripetutamente impiegato il termine “graduale” per descrivere il ritmo atteso per il processo di incremento dei tassi, ma comunque sono diffidenti dall’impegnarsi in un andamento dell’inasprimento sul genere di quanto realizzato nel periodo 2004-06. Tra questi non poteva mancare l’ex numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke, presidente della banca Centrale americana durante gli anni della bufera finanziaria (2006-2014): “È quello che ci hanno detto molte volte. Cercheranno prove che l’economia è stata capace di adeguarsi a incrementi dei tassi e dunque di continuare a crescere”.

Il problema del rialzo dei tassi è innanzitutto legato al dollaro, un problema che tocca l’economia globale: un rialzo troppo veloce potrebbe creare problemi ai Paesi emergenti più legati al dollaro, frenarne la domanda di importazioni e colpire di ritorno gli stessi Stati Uniti. “Tassi Usa in rialzo e un dollaro più forte potrebbero far emergere disequilibri temporali sui prestiti e debiti in valuta, creando fallimenti aziendali e un circolo vizioso tra imprese, banche e debito pubblico”, ha detto il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde. Ma il rischio potrebbe essere anche quello di una svalutazione della moneta verde: il percorso al ralenti di rialzi dei tassi che tutti si aspettano potrebbe frenare la crescita del dollaro e addirittura invertirne la tendenza. Nel giugno del 2004 il dollaro andò in ribasso in cinque delle sei settimane successive alla mossa Fed.

Anche le analisi sull’economia americana in crescita, riportano alla memoria brutti ricordi: il tasso di disoccupazione ad esempio è attualmente pari al 5%, e anche se è un buon livello è lo stesso del mese in cui iniziò il crac e la crisi peggiore del dopoguerra, il dicembre 2007.

Ma su tutti resta il timore che la mossa del Presidente della Fed sia in realtà solo una strategia già adottata da diversi banchieri centrali prima di lei: ovvero, alzare i tassi in modo lento per conquistarsi credibilità. Tutto questo però crea delle aspettative con effetti boomerang.

Maria Teresa Olivieri

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