domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francia choc, il Front National è il primo partito
Pubblicato il 07-12-2015


Come previsto, secondo i primi exit poll diffusi dalla tv francese dopo la chiusura dei seggi, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen ha ottenuto un notevole successo nelle elezioni regionali piazzandosi al primo posto con il 29,5%. Al secondo posto i Repubblicani di Nicolas Sarkozy con il 27%; terzi i socialisti con il 23%.

Fronte Nazionalell Fronte Nationale è in testa in sei regioni su 13 mentre Marine Le Pen e sua nipote Marion Le Pen-Marechal avrebbero ottenuto circa il 40% dei voti nelle rispettive regioni in cui si sono candidate, il Nord Pas-de-Calais Picardie e la Provence-Alpes-Cote d’Azur.

L’FN ha ottenuto il 42,1% nella regione Nord-Pas-de-Calais-Picardie, dove Marine Le Pen è candidata alla presidenza.

Commenti entusiasti nell’entourage dei Le Pen mentre la stessa ledaer del FN ha dichiarato che “il popolo si è espresso e la Francia ha sollevato la testa. Il Front National è il primo partito di Francia. È un risultato magnifico”.

Buon risultato anche per il numero due del FN, Florian Philippot, che ha ottenuto circa il 35% dei voti in Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorraine, ed è in pole position per il secondo turno. Al secondo posto il il presidente uscente, il repubblicano Philippe Richert col 26%. Terzo anche qui il socialista Jean-Pierre Masseret col 16,7%.

Ora si apre la partita politica più importante, quella del secondo turno. Si vedrà infatti se scatterà o meno ancora una volta il ‘patto repubblicano’ quello che spinge destra e sinistra a coalizzarsi e a votare il candidato meglio piazzato pur di non consentire all’estrema destra di andare al governo.

I socialisti hanno già annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla competizione elettorale in Nord Pas-de-Calais Picardie e nella Provence-Alpes-Cote d’Azur a favore del candidato repubblicano mentre per ora l’ex presidente Francois Sarkozy esclude qualsiasi forma di desistenza per il secondo turno.

“Dal voto francese un monito e una conferma. La sinistra – ha scritto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, sul suo profilo Facebook, commentando i risultati  – deve difendere con più determinazione i valori di libertà occidentali senza cedere alle sirene di un multiculturalismo peloso. E deve guardare alle nuove povertà con misure strategiche non con il paternalismo. La conferma é il tripolarismo. Destra e sinistra non bastano più a orientare i sistemi politici”.


Le ragioni della sconfitta socialista

Un insieme di ragioni hanno condotto Marine le Pen e il Fronte Nazionale francese ad essere il partito più suffragato al primo turno delle Elezioni Regionali. Non è stato affatto un evento imprevedibile le cui conseguenze rischiano naturalmente di travalicare le Alpi e di generare crisi politiche e istituzionali anche in Europa.

Il cocktail generato dalla crisi economica prolungata, l’ondata immigratoria, l’esplosione degli atti terroristici e il conseguente impegno del paese nella guerra aperta al fondamentalismo islamico ha creato le basi per una risposta politica popolare che lanciasse alla destra più tradizionale ed estrema un messaggio chiaro di esplicito intendimento. A questo punto le ragioni della difesa della nazione e della critica a tutto campo verso il sistema repubblicano rappresentato dai partiti che si sono alternati alla guida del paese sono e potranno diventare l’orientamento di tutti i francesi per l’avvenire.

E’ vero, si dirà, che al secondo turno le forze repubblicane potranno creare un argine politico e tecnico alla poderosa avanzata di Marine Le Pen, ma sarebbe cieco non cogliere il messaggio francese in un’ottica meno scontata e ripiegata sulla generica interpretazione della riscossa populista e nazionalista. Essa sta entrando di prepotenza nel panorama politico europeo ed assume forme diverse a seconda delle tendenze e delle culture nazionali: ha già messo in crisi paesi fra i più importanti dell’Unione, insidia le istituzioni europee, mette in discussioni i capisaldi dell’intesa fra gli Stati, minaccia esplicitamente la presenza extra-comunitaria sul territorio, alimenta le condizioni per scontri di civiltà che sono l’anticamera di conflitti bellici. 

C’è indubbiamente una difficoltà che ha investito i Socialisti alla guida della nazione francese così come appare offuscata l’alternativa “repubblicana” della destra di Sarkozy che esce ridimensionata da questa tornata regionale.

La svolta interventista di Francois Hollande anziché contenere l’esodo elettorale della Gauche francese ha finito implicitamente per dare ragione a Marine Le Pen che invocava da tempo una durezza nella risposta al disordine generato dell’immigrazione clandestina incontrollata il cui paradigma è rappresentato dal caso di Calais dove il Fronte Nazionale ottiene un risultato senza precedenti. Il richiamo ad un’alleanza nazionale contro il terrorismo ha nei fatti fatto venir meno lo storico veto nei confronti della destra lepenista, seppure depurata dagli eccessi petainisti del padre Jean Marie, e ha reso la forza e la vocazione di un nazionalismo che si oppone allo strapotere finanziario dell’Unione Europea ed al cedimento relativista verso la presenza di una popolazione islamica in Francia che via via ha determinato le condizioni più favorevoli per una recrudescenza terroristica e, a loro volta, anti-sistema.

Il voto francese naturalmente investe una riflessione più larga e adeguata anche ai vicini italiani, in qualche misura la nostra posizione di neutralità solidale nel conflitto contro l’Isis ha reso più evidente la debolezza dell’Europa di fronte alle minacce comuni rafforzando quindi le convinzioni degli euro-scettici e dei contrari “tout-court” alla Le Pen.

Una risposta unitaria delle sinistre oggi appare tardiva avendo anche la sinistra al potere assunto una posizione tiepida di fronte allo strapotere finanziario di Bruxelles, e le timidezze hanno finito per accrescere il peso dei movimenti podemos in Spagna, Cinque Stelle in Italia, ed epigoni meno ideologici del Movimento Nazionalista Francese. Tuttavia il comportamento elettorale degli europei ha già sentenziato che nulla possa più essere impedito e che le forze irrazionali possono concorrere alla guida delle nostre nazioni.

Un’offensiva di persuasione culturale e politica è ancora possibile facendo riguadagnare terreno alle forze tradizionali purché esse non inseguano tristemente i cliché del populismo che ha dilagato negli ultimi anni. La forza delle istituzioni repubblicane di stampo europeo può mettersi a riparo dai rigurgiti dei nazionalismi che si riveleranno inconcludenti rilanciando su basi nuove il progetto unitario riuscendo a superare le ottusità che hanno contraddistinto gli ultimi mesi dell’Unione: sulle questioni economiche, sulle questioni dell’immigrazione, sulle questioni della sicurezza che sono e rimangono temi e problemi comuni. La scelta di non volerli risolvere in modo condiviso ha spalancato le porte a scissionismo, populismo e terrorismo, non si può che correre ai ripari.

Bobo Craxi

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