sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francia, l’FN non passa. Il PS: “Successo senza gioia”
Pubblicato il 13-12-2015


Marine Le Pen

Marine Le Pen

Alla fine ha vinto ancora una volta il ‘patto repubblicano’ e con l’aiuto dei socialisti che si sono ritirati a favore dei candidati di Sarkozy, la destra di Marine Le Pen non è riuscita a vincere nessuna delle 13 regioni in palio. Il confronto è finito 7 a 6 per i Repubblicani (LR) di Sarkozy contro il Partito Socialista (PS) di Hollande. Una partita senza sorprese perché già dai primi exit-poll diffusi alla chiusura dei seggi era arrivata la conferma che il Front National non aveva vinto in nessuna regione e che non era riuscito a conquistare nemmeno una delle sei regioni in cui era in testa dopo il primo turno del 6 dicembre scorso.

Les Republicains di centrodestra si sono affermati nell’Ile-de-France, in Normandia, nel Nord-Pas-de-Calais-Picardia, Provenza-Alpi Costa azzurra, Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena, Alvernia-Rodano-Alpi e Paese della Loira. I socialisti, che controllavano tutte le regioni meno una, mantengono Bretagna, Aquitania-Limousin Poitou-Charentes, Linguadoca-Rossiglione-Midi-Pirenei, Borgogna Francia-Contea, Centro

Valle della Loira e, in alleanza con i nazionalisti, la Corsica. Dopo la grande illusione del primo turno, il Front National esce ridimensionato di fronte alla mobilitazione per sbarrargli il passo che ha portato a un’affluenza di quasi il 59% contro il 43% di una settimana fa. Marion Marechal Le Pen
Marine Le Pen ha ottenuto il 42% contro il 58% del rivale di Lr, Xavier Bertrand, nel nord; nella Provenza-Alpi-Costa Azzurra sua nipote Marion ha fatto poco meglio con il 45% contro il 53,5% del conservatore Christian Estrosi, sindaco di Nizza.

Marine Le Pen comunque ha conquistato una buona base di consensi per lanciare la sua candidatura alle presidenziali del 2017, anche se davvero sembra impazzibile, che anche nel caso di un ballottaggio, non si ripeta il ‘patto repubblicano’ per lasciare fuori dal governo del Paese un partito che viene considerato ‘pericoloso’ per la Francia e l’Europa dalla maggior parte degli etettori.

Marine Le Pen governa già in 11 città e ha assicurato che i risultati non fermeranno “l’inesorabile ascesa, elezione dopo elezione, di un movimento nazionale” che sostiene il suo partito. La leader del Fronte Nazionale ha salutato “il totale sradicamento” della rappresentanza del Partito socialista nelle regioni sud-orientali e settentrionali mentgre per quanto riguarda la sua sconfitta contro il candidato del partito repubblicano, Xavier Bertrand, se ha dato ogni responsabilità alla “diffamazione ordinata da palazzi dorati”. “Quanti hanno votato per me”, ha affermato, “hanno resistito alle intimidazioni, agli infantilismi e alle manipolazioni”.


In casa PS, un “successo senza gioia”
di Giuseppe Guarino

La Francia non ha ceduto il passo al populismo fascista del Front National e, nonostante le celebrazioni pruriginose e un po’ masochiste di Marine, Marion e fiammelle varie, i partiti democratici restano in sella.

Soddisfazione dal governo di Valls e dalla segreteria di Jean-Christophe Cambadélis, che però parla di «successo senza gioia», anche per via della forte astensione. Non era facile, per i sostenitori del Parti Socialiste o comunque dell’Union de la gauche, turarsi il naso e votare per Les Républicains di Sarkozy. Non a caso, infatti, da rue de Solférino si celebra ora «l’immenso senso del dovere» degli elettori di sinistra.

Ora, però, bisogna lavorare per il futuro. E non a caso Cambadélis esorta il governo a cambiare passo, a battersi contro la precarietà e a ricostruire il paese. L’obiettivo sono le elezioni presidenziali del 2017.

Ed è proprio in quest’ottica che si è mosso François Hollande. Durante la campagna elettorale, il presidente francese ha mantenuto un rispettoso silenzio e un altro senso delle istituzioni, senza mettere bocca sull’avanzata del Front National. Alla prova del secondo turno delle regionali, inoltre, Hollande ha ben capito che lo stesso schema potrebbe ripetersi in vista del ballottaggio per le presidenziali 2017. Anche in quell’occasione, l’appello all’unità repubblicana e democratica potrebbe essere la chiave per battere il pericoloso estremismo di Marine Le Pen.

Ed è per questo che non mancano gli appelli ad agire immediatamente in tal senso. A partire dalle proposte pre-voto di Manuel Valls fino alla nuova provocazione del solito Julien Dray, che chiede un nuovo nome per il Partito Socialista. In entrambi i casi, le reazioni di base e segreteria non si sono fatte attendere, con Cambadélis che ha risposto stizzito che non si andrà né verso un cambio di nome del PS, né verso un suo superamento.

Giuseppe Guarino

 

 

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