domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Gianmario Scaramuzza:
occasioni da non perdere per il Psi
Pubblicato il 04-12-2015


Ci sono diversi nodi che mi opprimono la gola e che vorrei sciogliere. Da una parte c’è il fatto generale della continua discesa dei votanti dovuta a diversi fattori e credo che generalizzando il motivo più importante sia la sfiducia della gente nella politica o meglio nei politici considerati classe privilegiata, autoreferenziale che non risolve i tantissimi problemi con una giusta distribuzione del reddito, ma accentua le differenze. Risultato conseguente è il non voto. C’è poi una gran parte di elettorato che per protesta crede a un falso indottrinamento perché toccato sui nervi giornalmente dalla becera  propaganda o perché portatore di vecchie ideologie, per cui sceglie i vari movimenti pensando che questi in poco tempo possano risolvere tutti i loro problemi. Da anni stiamo assistendo ad un degrado nazionale e locale riguardante questioni sociali, culturali, ambientali, infrastrutturali, del lavoro soprattutto giovanile. Aggiungo le difficoltà nei rapporti internazionali con l’Europa stessa il tutto non solo dovuto alla crisi economica. Come uscirne? Il concetto di base per la soluzione di quanto detto, non può essere solo la crescita economica o quanto dicono i falsi profeti tuttologi, ma la soluzione è la vera “Politica” quella tramandata dai nostri padri. La Politica dovrebbe essere pensiero e progetto, quindi Azione, Organizzazione e Partecipazione. Il contesto ed i riferimenti valoriali dovrebbero essere in grado di originare una società istituzionalmente democratica ed economicamente aperta fondata sui principi liberali di uguaglianza, di pari opportunità e di pari dignità. Tali riferimenti dovrebbero essere garantiti da una prassi metodologica che riesca a bandire gli ambigui formalismi, gli asfittici moralismi ed i deteriori contrattualismi. Dovrebbe trovare concretezza inoltre in comportamenti garantiti da una costante e corale verifica di coerenza organizzativa con una visione del futuro che sia strategica, con progetti e idee ad ampio respiro. Una visione che deve occuparsi anche dell’ambiente in cui viviamo, che guardi alla salvaguardia del nostro territorio e con più decisione all’ecologia. In questo ultimo punto va dato merito al nostro Parlamentare socialista che si dedica con tutta l’anima nel settore, ma resta solo.

L’impegno dovrebbe essere rivolto a dare sicurezza nel futuro dei nostri giovani, troppi dei quali costretti a cercar fortuna altrove e spesso con ottimi risultati. Non voglio parlare dei populismi giornalieri e certe (caciare) per accalappiare voti di certi pseudo imbonitori, ma parlare di cose che possono dare un senso al nostro impegno giornaliero e al nostro domani. In Italia, in generale, contrariamente che in Europa non c’è particolare attenzione al socialismo, nonostante l’adesione del PD al PSE che è la famiglia di riferimento per la sinistra. C’è comunque una certezza cioè che in Italia purtroppo è più grande la forza socialista latente e invisibile in attesa di palesarsi, che quella effettiva.

Nel prossimo Congresso dovremo, a mio avviso, lanciare l’idea di costruire un rinnovamento del partito che si richiami concretamente e sempre più alle grandi socialdemocrazie europee, incrementando l’attività con azioni comuni di sostegno al partito socialista nei singoli Stati. Non si può certo pensare ad una grande forza socialista ripercorrendo strade già conosciute di correnti e divisioni pensando solo al proprio ego. Il continuo calo dei votanti è sintomatico non solo per noi, ma anche per gli altri partiti e non fa certo bene alla democrazia, anzi la pregiudica. Ancora oggi stiamo vivendo nel nostro partito fughe in altri partiti contestazioni all’interno che non fanno certo il bene alla nostra causa.

Sicuramente, almeno in questo momento, gioverebbe a tutti accarezzare l’idea di tentare ancora una volta ad unire tutti i socialisti, ovunque si trovino e lanciare la proposta dello stare insieme, pur con i dovuti distinguo di posizione e confronto di idee diverse che sicuramente ci sono. Questo modo di fare offrirebbe al partito un salutare dialogo, naturalmente fondato sul rispetto reciproco. Utopia qualcuno direbbe, ma io non la riterrei tale. Forse molti dei protagonisti che remano contro sono illusi di vivere in un altro tempo e di pensare che riempiendo qualche sala per la discussione, questa possa trasformarsi in un consenso ampio che potrebbe dare spazio politico ai loro promotori o meglio ai loro egoismi personalistici. Questa sì è utopia.

Gianmario Scaramuzza

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Commenti all'articolo
  1. Non si può di certo escludere che vi siano anche “egoismi personalistici” a frenare in qualche modo i tentativi di “unire tutti i socialisti”, ma mi sento comunque di poter dire che vi è chi non nutre alcun sentimento del genere, e guarda inoltre con attenzione ed interesse ad un eventuale recupero della “diaspora”, ma continua nondimeno a domandarsi se siano realmente superabili i motivi, tutti politici e nient’affatto personali, che portarono a dividerci una ventina d’anni fa.

    E questo interrogarsi non dipende tanto, almeno a mio avviso, dal voler insistere sulle ragioni “ideologiche” delle proprie scelte di allora, ma perché ho l’impressione che le criticità dei giorni nostri, nell’uno e nell’altro settore, ci portino sempre più spesso a dover assumere posizioni abbastanza nette, cioè a schierarsi con pochi margini di mediazione, come si usa dire quando ci si trova davanti a valori e principi cosiddetti “non negoziabili”, e non so francamente se una riconquistata “unità” potrà reggere di fronte a tali “prove”, perché i “distinguo di posizione”, pur con tutto il rispetto reciproco, possono diventare troppo forti e ancora una volta inconciliabili (pur con ogni buona intenzione unitaria che possa animare le parti).

    Paolo B. 05.12.2015

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