venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Gli attentati a Parigi sono una guerra? No
Pubblicato il 01-12-2015


L’ articolo di Carlo Correr, pubblicato in data 17 novembre 2015, titolato “13 novembre. Per favore, non parliamo di guerra” che ho condiviso e commentato favorevolmente, poneva una domanda significativa: “Ma davvero gli attentati a Parigi del 13 novembre sono una guerra ? No, sono episodi efferati di terrorismo e a definirli guerra si rischia solo di dare partita vinta a tavolino a chi li ha progettati e condotti a termine”. Alcune testate si sono schierate, altre un po’ meno, alla ricerca di capire quale intervento militare andava fatto, dal momento che , a volte, i rimedi possono essere peggiori dei mali. “Assecondare l’odio razzista -prosegue Correr- di chi stabilisce un nesso di “civiltà” tra islam e terrorismo, equivale a preparare un conflitto civile aperto che l’Europa avrebbe già perso in partenza”. La comunità musulmana a Roma con 25 moschee è la più grande d’ Italia e la penetrazione dell’Islam si concentra nell’estrema periferia est e non ha nulla a che fare con le banlieue parigine né con i quartieri satelliti di Bruxelles in Belgio. Il Giubileo ormai è alle porte e si teme che le celebrazioni dell’Anno Santo possano diventare un palcoscenico per il terrorismo. Tutto ciò premesso, sarebbe opportuno interrogarci “contro chi siamo in guerra”? Volente o nolente, a me pare normale affermare che “siamo in guerra contro noi stessi”. Perché? Per la semplice ragione che i terroristi che si sono suicidati ed hanno commesso barbarie, uccidendo senza senso esseri umani innocenti, erano cittadini europei, francesi o belgi. In una parola, sono quelli generati dalle periferie, figli di quei luoghi eccentrici rispetto ad altri il cui vuoto viene colmato dal fanatismo omicida-suicida sotto forma di un distorto credo religioso. Tuttavia, è un grave errore affermare che il terrorismo è di matrice islamica” poiché la “matrice è la nostra civiltà. Una semplice riflessione storica ci rende evidente che la pace tra gli uomini è difficile da raggiungere. L’egoismo umano l’ha fatta, di norma, da padrone e la contrapposizione tra gli uomini, esemplificabile nel famoso detto “homo homini lupus” ne è stata l’inevitabile conseguenza. A questa prima osservazione se ne deve aggiungere un’altra. Famosi uomini, legittimi detentori del potere, hanno spinto i governanti a sopraffare quelli di un popolo diverso, solamente per incrementare il loro potere. Accanto a queste ipotesi bisogna aggiungere quella di popoli che, rivendicando la loro identità nazionale e volendo essere liberi in casa propria hanno dovuto ricorrere ad azione di forza per raggiungere i loro obiettivi. Occorre tenere presente, infine, le contrapposizioni religiose, che fanno sì che una persona che pratica una religione non sopporta che se ne possono professare altre. La guerra all’Isis è combattuta dalla Francia e dalla Russia con le dolorose conseguenze delle persone innocenti, gli indifesi, gli umili e bambini in testa. Chi scrive, non crede che le cosi dette civiltà, di qualsiasi collocazione spaziale, siano le conseguenze di tutte le contrapposizioni sopra indicate. L’umanità si divide, fin dal nascere, in due categorie di soggetti: quelli che, anche in modo legittimo riescono a prevalere sugli altri e quelli che vanno a costituire la grande categoria dei cosi detti diseredati. Il mondo è pieno di quest’ultimi. Allora, se proprio dobbiamo cercare dei colpevoli, non li si può indicare, tout-court nelle civiltà, che, partendo dalle caverne sono arrivate a un grado di socialità che tutela la dignità delle singole persone e attribuisce, a ciascuno i suoi diritti. Il fondamento vero va ricercato in coloro che,diversamente giustificando le loro azioni, spingono i più bisognosi a seguirli affinché possano raggiungere le loro ingiustificabili ambizioni.

Ernesto Calluori

 

 

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