giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ORO NERO
Pubblicato il 02-12-2015


Cartina vie del petrolio IsisSi vedrà domani, o dopodomani, se il previsto incontro tra il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu e quello russo Sergej Lavrov sarà servito o no a far calare la tensione tra Mosca e Ankara, dopo l’abbattimento del jet russo sui cieli della Siria a opera di un F-16 turco. Putin da Erdogan aspetta ancora scuse ufficiali e un risarcimento, ma Cavusoglu è ottimista: “Penso che nei prossimi giorni la tensione scenderà”. Però fino a oggi i segnali vanno in tutt’altra direzione.
Il vice ministro della Difesa russo, Anatoli Antonov, ha accusato infatti il presidente turco e la sua famiglia, con la complicità delle più alte autorità dello Stato, di essere coinvolti in un gigantesco a traffico di greggio di contrabbando, anzi in un “business criminale del traffico illecito di petrolio proveniente dai territori occupati dall’Isis in Siria e in Iraq”.

E non ci sarebbe  solo il petrolio siriano, ma anche quello iracheno che arriva dalla regione di Mosul, a portare denaro fresco nella casse del Califfato. Nel traffico sarebbe implicato lo stesso figlio di Erdogan, Bilal; questi lo venderebbe sottocosto rispetto alla concorrenza, trasportandolo e importandolo in Turchia assieme a quello ‘legale’. Bilal Erdogan è proprietario e gestore di diverse società marittime e ha firmato contratti con aziende europee che portano il greggio iracheno a diversi paesi asiatici e non solo la Turchia.

Bilal Erdogan con alcuni presunti esponenti dell'Isis

Bilal Erdogan con alcuni presunti esponenti dell’Isis

Gürsel Tekin, parlamentare e vice presidente del Partito Repubblicano della Gente (CHP), ha dichiarato che “facendo appello alle convenzioni internazionali sui trasporti, il presidente Erdogan sostiene che lui e suo figlio non commettono attività illecite trasportando petrolio con l’aiuto di società giapponesi in regola, ma la verità è che Bilal Erdogan è invischiato fino al collo con il terrorismo, ma ha l’immunità garantita finché suo padre è al potere”.
Inoltre l’impresa marittima di Bilal, la BMZ Ltd., secondo Tekin sarebbe finanziata con fondi pubblici e prestiti ricevuti illecitamente dalle banche del suo Paese.

Il vice ministro Antonov ha definito la Turchia “il consumatore principale di questo petrolio rubato ai proprietari legittimi della Siria e dell’Iraq”. I militari, foto satellitari alla mano, sostengono di avere le prove dei percorsi, tre differenti, attraverso i quali il petrolio dell’Isis giunge in Turchia. “Sono state individuate – ha detto il vice capo di Stato maggiore russo, Serghiei Rudskoi, durante un vertice delle autorità militari – tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq”.

Foto satellitari e cartine che secondo Mosca dimostrano il contrabbando del greggio dell'Isis

Foto satellitari e cartine che secondo Mosca dimostrano il contrabbando del greggio dell’Isis

L’Isis ricava dalla vendita di contrabbando del greggio due miliardi di dollari l’anno, denaro con cui finanzia anche il terrorismo all’estero. Secondo Antonov i jihadisti si servono di questo denaro “per arruolare militanti in tutto il mondo, equipaggiandoli con armi, attrezzature militari e armamenti”. Già al G20 di Antalya, Putin aveva denunciato che “l’Isis è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20” e aveva fatto distribuire un dossier preparato a Washington dalla Brookings Institution in cui sono stati analizzati i dati raccolti nel 2013 e pubblicati nel 2014 che spiegano come, attraverso donazioni private, vengono foraggiati i terroristi; una pista che porta anche a cittadini del Qatar e dell’Arabia Saudita attraverso banche compiacenti del Kuwait.

Sulla questione è intervenuto oggi ai Comuni nel dibattito sulla partecipazione di Londra alla coalizione anti-Isis, anche il leader laburista Jeremy Corbyn che senza mezzi termini ha detto che il petrolio dell’Isis va a finire anche in Turchia e ha chiesto di fare luce “su quali banche siano coinvolte nel finanziamento allo Stato islamico”.

Per ora Erdogan ha respinto le accuse: ‘“Nessuno può lanciare calunnie contro la Turchia sull’acquisto di petrolio dall’organizzazione terroristica Daesh”, cioè l’Isis. “Nel momento in cui potranno provarlo mi dimetterò, come dovrebbero fare quelli che non possono provare le loro accuse”.

Sul terreno di guerra intanto Mosca continua a bersagliare le autobotti che trasportano il greggio fuori dai confini siriani. Incursioni senza sosta che, a dar retta ai numeri dichiarati, dovrebbero ben presto portare alla scomparsa di questo mezzo di trasporto. Al 23 novembre dichiaravano di aver distrutto mille autobotti in cinque giorni e oggi, riferendosi forse a più di qualche giorno, altre 500.
Resta da chiedersi il motivo per cui più semplicemente i jet russi, ma anche quelli americani e francesi, non attaccano direttamente gli impianti petroliferi.

Infine, secondo il Finanacial Times, i tre quarti del petrolio che arriva in Israele, Paese in Prima linea contro il terrorismo islamico, arriva via Turchia dal Kurdistan iracheno e quindi, paradossalmente, finisce anche per finanziare i suoi nemici. Alla fine solo la caduta ininterrotta del prezzo del barile – oggi sotto i 40 dollari – sembra l’unico ostacolo serio al finanziamento dell’Isis da parte delle sue prime vittime.

"I Rockfeller di Raqqa: come l'IS contrabbanda il suo petrolio"

“I Rockfeller di Raqqa: come l’IS contrabbanda il suo petrolio”

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