giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Guido Marone e Mauro Del Bue:
I Socialisti oltre la diaspora
Pubblicato il 10-12-2015


Pubblichiamo l’intervento di Guido Marone del Coordinamento nazionale del Nuovo PSI che abbiamo sollecitato a scrivere dopo le dichiarazioni di Stefano Caldoro e dopo un mio intervento pubblicato sul loro giornale ‘È ora’ e che ripubblichiamo in sintesi.


Il dibattito riacceso in questi giorni sull’assenza nel panorama politico italiano di una forza politica socialista riformista unitaria, rende indispensabili alcune riflessioni di prospettiva.

Quello della presenza del ‘Muro di Berlino’ in Italia che ha impedito la formazione di un partito riformista liberale, ispirato ad i valori di Turati e dei fratelli Rosselli, è, finalmente, una constatazione non più limitata ai nostalgici del PSI di craxiana memoria, ma la Storia ha confermato che questa anomalia, creata in modo forzoso con il golpe giudiziario di Tangentopoli, ha condizionato e condiziona l’evoluzione politica e sociale del nostro Paese. È evidente, quindi, che il dibattito scaturito dalle dichiarazioni di Stefano Caldoro, e ripreso da altri leader riformisti, non può essere relegato nella bacheca dei nostalgici, bensì riporta l’attenzione su un’anomalia tutta italiana, che tanto danno procura alle generazioni future, e che neanche i roboanti annunci del PD renziano sono riusciti a sanare, considerato che, al di là dei proclami, il Partito Democratico, rispetto al PDS e seguenti, non ha fatto altro che spostare i propri valori da quelli ‘comunisti’ a quelli ‘democristiani’ saltando a piè pari qualsiasi riflessione laica sul socialismo europeo liberale e riformista. E, come sempre in politica, questi errori di valutazione, si pagano. Non è un caso, infatti, che la ‘rottamazione’ di Renzi nel PD non trovi riscontro nelle scelte sui territori, dove continuano ad imperversare vecchi nomi della politica (sarebbe sufficiente vedere la vicenda Campania dove si contendono Bassolino e De Luca…) di estrazione massimalista comunista o democristiana.

Ed è proprio dal fallimento nella politica e nelle istituzioni territoriali, le cui conseguenze sono maggiormente avvertite dai cittadini, che deve essere rilanciata la politica socialista riformista che, al di là degli slogan, si è sempre caratterizzata per l’applicazione di un ‘metodo di amministrazione pubblica’ che non avesse solo obiettivi a breve termine, ma che lavorasse sul medio e lungo termine, per migliorare la vita dei cittadini e porre le basi per migliorarla anche alle future generazioni.

D’altronde, è proprio la politica per molti aspetti miope che ha caratterizzato la Secondo Repubblica, composta, in special modo negli ultimi anni, da soggetti impreparati alle grandi sfide economiche ed internazionali (la Politica si può fare solo studiando…e tanto!), che lascia un vuoto su alcuni temi per i quali i socialisti italiani hanno caratterizzato la loro storia politica. E mi riferisco al grande ‘convitato di pietra’ del futuro dell’Europa quale è il Mediterraneo, quale unico luogo geopolitico nel quale poter immaginare di risolvere la minaccia terroristica che attanaglia l’intero Occidente. Così come l’irrisolto tema del futuro generazionale e di un welfare che si trasformi in workfare, per garantire un’esistenza dignitosa anche ai nostri figli e nipoti. Per non parlare poi della questione Mezzogiorno d’Italia, completamente sparita dall’agenda politica reale, la cui mancata risoluzione rappresenta il principale motivo della stagnazione in cui versa il Belpaese.

Su questi temi, in altre parole sulla Politica, deve quindi incentrarsi il percorso che le forze politiche organizzate che in questi anni hanno mantenuto una posizione politica socialista, vogliono intraprendere per colmare il grande vuoto di cui gli italiani soffrono.

Al contempo, altresì, appare evidente che un progetto politico socialista e riformista, pur prendendo le mosse dalla generosità degli esponenti storici del socialismo italiano, inevitabilmente deve fondarsi su una nuova classe dirigente socialista, che contempli al suo interno anche esperienze amministrative importanti, e che superi gli steccati tattici che sino ad oggi hanno visto due forze in campo, come il PS ed il Nuovo PSI. L’intento deve essere quello di uscire da qualsiasi logica nostalgica, coinvolgendo sulle idee e sulle proposte quella generazione che negli anni ’90 non era nemmeno maggiorenne, e che oggi è chiamata a governare il Paese. Per farlo è indispensabile, però, che l’attuale dirigenza socialista, quella che vuole veramente sanare l’anomalia italiana, assuma la leadership del processo politico e inizi a lavorare in un’ottica inclusiva, e non esclusiva, per ridare un futuro alle generazioni che verranno.

Guido Marone
Coordinamento nazionale del Nuovo PSI


Riunire i socialisti riformisti del futuro

Ha ragione Stefano Caldoro. Se di unità socialista dobbiamo e possiamo ancora parlare lo dobbiamo fare al di fuori delle nostalgie e per costruire un progetto di futuro. Troppe volte in questo ventennio abbiamo pensato che bastasse ricongiungere pezzi del vecchio Psi per fare centro. E abbiamo sbagliato il tiro. Anzi, siamo andati incontro a pesanti delusioni. Il ragionamento di Stefano non va dunque lasciato cadere e bene hanno fatto i socialisti napoletani del Nuovo Psi e del PSI a trovare momenti di convergenza che mi auguro possano sfociare, so che non sarà facile perdurando diversità di collocazioni, anche nella composizione di un’unica lista alle elezioni comunali. Sul tema delle alleanze tornerò perché c’è tempo, almeno per le elezioni politiche. Resto al ragionamento generale. A mio avviso ci sono due grandi questioni che dovrebbero favorire la nascita di un soggetto nuovo di ispirazione socialista liberale in Italia. Il primo riguarda la storia e il secondo la politica. Veniamo al primo.
Il Pd è oggi un partito del socialismo europeo con una storia italiana tutta comunista e democristiana. Dovendo piegarsi alle sue origini rischia di apparire un partito centauro. Socialista in Europa ma non in Italia, ove i suoi punti di riferimento ideali restano Berlinguer e Moro, ai quali, soprattutto al primo, vengono intestate sezioni, dedicate vie e piazze, promosse cerimonie di ricordo. Il suo giornale è L’Unità, fondato da Gramsci come quotidiano comunista nel 1924 in aperta polemica con quello socialista, l’Avanti!. Renzi pare avere deciso una netta divisione dei compiti. Agli ex comunisti qualche soddisfazione per la storia, ai suoi molte soddisfazioni in più per la politica. Ma qualche infiltrazione di eccessivo cinismo, anche se comprensibile, finisce per avvelenare la verità.

E siamo al tema politico. Di fronte al progressivo, incessante oscuramento, noi in questi anni, attraverso il Nuovo Psi e il Psi, abbiamo tenuto accesa una luce. Era doveroso, necessario, giusto. Ma per far questo basterebbe una Fondazione. Noi siamo partiti che non possono vivere di solo passato anche se siamo gli unici partiti del passato ancora vivi. Faticosamente vivi. Forse anche impercettibilmente vivi. Ma gli unici. È bene chiarire che noi non possiamo resuscitare il vecchio Psi. Non ci sono più il Pci, la Dc, l’Msi. Perché, mai dopo tanti decessi ultraventennali, debba risorgere il solo Psi pare un mistero che alberga solo nel comprensibile rimpianto di qualche nostro vecchio compagno. Abbiamo molte virtù ma non tante quante ne possedeva l’unico che dicono sia stato capace di risorgere da morto. Ma mentre esistono uno o più soggetti in questo sistema politico che hanno ereditato storia e caratteri di fondo, punti di riferimento tradizionali e perfino parte cospicua del personale politico nazionale e periferico del Pci, della Dc e perfino del Msi, non esiste tuttora un soggetto che ha ereditato la nostra identità di socialisti italiani. Per questo abbiamo mantenuto, con enormi difficoltà politiche ed economiche, con mass media che ci hanno spesso ridotti al silenzio, una organizzazione di socialisti, l’unico soggetto storico presente, sia pure in dimensioni ridotte, nelle istituzioni nazionali e locali.

Cosa significa oggi parlare di un nuovo soggetto del socialismo liberale? Stefano ha usato la parola riformista e io l’allargherei a un’area più vasta, che può comprendere anche soggetti del mondo laico e cattolico. Non penso solo ai socialisti dispersi in tanti soggetti che dovrebbero avvertire una sorta di richiamo della foresta. E che potrebbero certo uscire dai loro gusci dove si sono rifugiati dopo le ingiustizie di Tanngentopoli e l’omicidio politico avvenuto anche col consenso di una sinistra illiberale. E mi chiedo se quelle ragioni e quei rifugi non siano oggi, dopo oltre vent’anni, superati, anche per l’avvento di un nuovo Pd che ha fatto giustizia di un’intera classe dirigente che quel ruolo aveva interpretato. Ma penso anche ai tanti che non si sentono appagati dai partiti di oggi, che non votano, o che votano turandosi il naso. Vedremo che ne sarà della legge elettorale, se vi sarà solo premio alla lista o se ci sarà la reintroduzione delle coalizioni. Di tutto questo avremo il tempo per parlare. Chiaro che il dialogo deve partire dal presupposto che non si sono colpevoli da processare o innocenti da assolvere. Il dialogo parte dal presupposto che non ci sono figli e figliastri. Anche perché esiste una colpa che in fondo tutti ci accomuna. E cioè di non essere riusciti né nel centro-sinistra né nella coalizione opposta, né in autonomia, a costruire un soggetto che si ponesse in continuità con il nostro patrimonio di idee. E parlo di un’area più vasta di quella del solo Psi. Su questo abbiamo fallito tutti. Da separati. Tentare da uniti forse per l’ultima volta e a fronte di un centro-destra ormai sempre più leghista e di un centro-sinistra senz’anima sarebbe più che onorevole. Forse anche necessario.

Mauro Del Bue

 

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Commenti all'articolo
  1. Carissimi Mauro e Guido
    È un bellissimo giorno per chi come me e tanti altri Socialisti osserva sull’Avanti e su “E ora” questo abbraccio simbolico fra due compagni che, avendo intrapreso due percorsi diversi per aspirazioni comuni, si ritrovano ad un bivio e cominciano a dialogare per decidere se continuare a percorrere strade diverse o se ricominciare a camminare insieme sulla via che un cartello indica come “Via dell’Unità Socialista”.
    Ora questi due compagni, si accorgono di non essere più soli: dietro loro ci sono altri compagni di viaggio che anch’essi con aspirazioni comuni li hanno raggiunti a quel bivio. Cominciano a riconoscersi anche se dopo oltre vent’anni quasi tutti hanno i capelli grigi o bianchi. Sono tutti stanchi e sfiduciati. L’unica fiammella che brilla ancora in comune nei loro occhi è quella che brillava ancora quando erano più giovani e condividevano un’unica dimora. Prima di decidere che strada riprendere hanno deciso di fare una sosta, di parlare un pò del loro passato per poi decidere che fare del loro futuro……
    Cari lettori dell’Avanti e dell’”È ora”.
    É una Storia Socialista che vorrei raccontarvi anche se non conosco come va a finire. Spero che si concluda con un lieto fine!!
    Carissimi Mauro e Guido
    Sono d’accordo come avete detto, che deve essere una cosa nuova e non condizionata dalla nostalgia, anche se ispirata agli antichi e originari valori che, unici oggi nel panorama politico, possono consentirci di esprimere la nostra identità di Socialisti.
    Sulla Diaspora socialista mi sono già espresso sull’Avanti per accelerarne al massimo la sua ricomposizione.
    Ritengo che oggi la necessità di una ricomposizione della Diaspora socialista diventa indispensabile per la sopravvivenza di una forza socialista in Italia. L’invito di Caldoro, accolto da Nencini, a lavorare per l’unità dei Socialisti trova oggi delle condizioni più favorevoli rispetto al naufragio della precedente Costituente.
    Questo nuovo tentativo per avere successo richiede però l’impegno di uomini e donne che siano effettivamente intenzionati a rimuovere dal nuovo percorso vecchie ruggini ed ambizioni personali.
    L’impegno comune dovrà essere di non offrire all’opinione pubblica, come in passato, lo spettacolo impietoso dei soliti socialisti che litigano sempre fra loro.
    In un appello a Nencini per la nuova Costituente avevo proposto questo percorso:
    Formazione di un Gruppo di Lavoro aperto alle Aree laica, socialista, di sinistra riformista e cattolica liberale, i cui componenti provenienti da quelle Aree siano degli economisti, sociologi, filosofi e politici. Il coordinamento potrebbe essere affidato ad un Presidente “super partes” identificato in una figura storica del vecchio PSI come ad esempio Intini o Martelli;
    Al Gruppo di Lavoro verrebbe affidato il compito di :
    • formulare le Regole per la nuova Costituente socialista
    • la redazione di uno Statuto per la futura formazione politica liberal socialista
    • l’elaborazione della Bozza di un Programma rivolto ad un nuovo Modello di sviluppo in grado di affrontare il superamento della Società Postindustriale con dei contenuti che siano in grado di venire incontro ai meriti ed ai vecchi e nuovi bisogni dell’attuale Società globalizzata della Conoscenza.
    Potrebbe essere la vera novità per la Politica italiana.
    A Voi due che guidate due Giornali socialisti propongo di predisporre una Rubrica su cui convogliare temi sul dibattito che si apre sulla Diaspora, interventi, cronache e appuntamenti su reciproche manifestazioni o lavori, etc. Una specie di gemellaggio.
    E’ un percorso impegnativo, difficile e non breve per vederne la meta, ma è l’unico che può permetterci non di sopravvivere ma di resuscitare. Di fronte ad una simile impresa sarebbero prima di tutto i Giovani ad essere interessati e a seguirci per l’edificazione di questa Società liberal socialista. Noi che ormai in maggioranza abbiamo troppe primavere, diamoci concretamente da fare per avviare i lavori invece di continuare a farci del male!!!
    Vi abbraccia fraternamente Nicola Olanda

  2. Come immaginavo, i compagni del Nuovo PSI hanno ben chiaro che il PD non può essere un interlocutore per noi socialisti. I comunisti, sconfitti dalla storia, hanno preso il potere grazie a Tangentopoli e noi siamo qui ad elemosinare alleanze con loro. Il PD è una riedizione del compromesso storico, la rottamazione di Renzi è una farsa gattopardesca. L’unità dei socialisti deve farsi all’ombra del garofano, con l’orgoglio e la consapevolezza di chi sa di aver avuto ragione dalla storia e torto da certa Magistratura. Si promuova al più presto un incontro con Caldoro e col Nuovo PSI per svincolarci definitivamente da questo abbraccio mortale col PD. Contemporaneamente, si inizi a ragionare per un’alleanza con Forza Italia.

  3. E’ sicuramente più importante che si confrontino coloro che hanno la rappresentanza del proprio partito, rispetto al dialogo che può intercorrere individualmente, cioè fra chi, pur appassionato all’argomento, non può che esprimere una posizione del tutto personale.

    Continuo tuttavia a ritenere che la separazione avvenuta tra i pezzi della “diaspora” non avesse come principale causa le “vecchie ruggini ed ambizioni personali”, ma dipendesse piuttosto da ragioni politiche, questo almeno a livello della “base”, i cui componenti hanno per solito mantenuto, in tutti questi anni, buoni se non ottimi rapporti, indipendentemente dalle rispettive scelte di schieramento.

    Tra i socialisti di un tempo c’è indubbiamente una voglia abbastanza diffusa di ricomporre le fila, pur se non ci aiuta l’anagrafe, ma credo anche che vadano risolti in qualche modo i nodi politici che ci hanno fin qui mantenuti divisi, e che ancora, almeno mi sembra, ci fanno avere opinioni un po’ diverse sul come fronteggiare le criticità ed “emergenze” sociali, economiche, ecc…, di questo tribolato momento storico.

    Il rinviare o l’eludere tale passaggio, in nome della ritrovata unità, potrebbe renderci piuttosto incerti e titubanti, o farci apparire come tali agli occhi di quei ceti sociali che potrebbero simpatizzare per una formazione socialista ma se ne allontanerebbero per non scorgervi la necessaria chiarezza e risolutezza verso le tante questioni che stanno ipotecando il loro futuro, insieme al timore di destinare il voto ad un partito che semmai non supererà la soglia di sbarramento.

    Quanto detto vale soprattutto sul piano nazionale, mentre a livello locale il discorso si sfuma abbastanza, perché le problematiche sono altre, e le prossime elezioni amministrative possono essere dunque un “banco di prova” importante per presentare liste comuni tra le componenti della “diaspora”, e da lì potrebbe nascere una nuova classe dirigente socialista, e se dalle urne dovessero altresì uscire numeri incoraggianti potrebbe essere il giusto “viatico” per dare l’avvio ad nuova fase (oltre la diaspora).

    Paolo B. 11.12.2015

    • Caro Paolo
      Prioritariamente rispetto alla Base, devono e saranno i gruppi dirigenti del PSI e del Nuovo PSI a doversi confrontare per avviare il processo di ricomposizione della Diaspora. Ma nel momento che questa iniziativa fra Caldoro e Nencini viene diffusa e che i due Direttori di due giornali socialisti ci trasmettono l’esito del loro avvio di dialogo, mi sembra necessario e utile che ogni socialista possa intervenire per esprimersi in merito e dare un contributo su questo obiettivo dell’unità, a cui penso tutti aspiriamo.
      Conosco le motivazioni politiche della diaspora, e il riferimento all’auspicio che non riaffiorino “vecchie ruggini e ambizioni personali” l’ho citato avendo presente, come testimone, alcune manifestazioni tra compagni quando in passato abbiamo sviluppato i lavori per la Costituente.
      Un fraterno saluto da Nicola

  4. Mi viene da dire: finalmente qualcosa si muove nel senso che ho sempre auspicato.
    E’ l’unico modo che può far risorgere un Partito legato al suo passato ma proiettato nel futuro attraverso strumenti moderni con giovani protagonisti vogliosi di contribuire a realizzare una Società più giusta, mantenendo quei principi che sono sempre attuali
    (giustizia sociale,libertà, tolleranza, rispetto).
    Il nuovo soggetto politico, di questo si sta parlando, non deve escludere nessuno, non solamente i compagni del nuovo P.S.I. ma anche coloro che negli anni hanno scelto altre strade e quei soggetti che rappresentano gli ideali liberali e repubblicani, un tempo qualcuno chiamava Lib-Lab. Un occhio di riguardo al mondo cattolico.
    Non sarà facile, l’importante è iniziare un percorso che abbia come meta finale un nuovo soggetto politico, in grado di attirare a se tutto quel mondo Socialista Liberale Riformista,Umanitario.
    Per fare tutto questo bisogna rinunciare a qualcosa di noi stessi, non avere la presunzione, come purtroppo molti compagni socialisti hanno, come emerge giornalmente nel dibattito su questo giornale, presunzione di essere sempre dalla parte giusta e di avere sempre la ricetta per risolvere qualsiasi problema.
    Occorre il coraggio di essere umili, vuol dire sapere ascoltare e poi decidere.
    Il percorso non sarà breve, anche se gli appuntamenti elettorali ci suggeriscono il contrario,si dovrà iniziare creando organismi paritetici, deputati al confronto, non escludendo alleanze immediate, dove ci sono già le condizioni per farlo.
    Ci sarà tanto lavoro da fare ma vale la pena provare.
    Forza Compagni, diamo una mano ai nostri giovani per essere protagonisti del loro futuro.

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