domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Handicap dello zero virgola
Pubblicato il 09-12-2015


Più 0,9%, 0,8%, 0,7%. No, più 0,8%. Le previsioni dell’Istat e del governo sull’aumento del reddito nazionale (Pil) nel 2015 sono incerte, ma sempre in discesa. Alla fine, quella che è arrivata quest’anno non è la tanto attesa ripresa economica, ma una ripresina. Matteo Renzi ne ha preso atto: «Alcune previsioni segnalano un potenziale rallentamento della ripresa». Le cause sono soprattutto due per il presidente del Consiglio e segretario del Pd: i tragici attentati del terrorismo islamico a Parigi e la crisi dei Paesi emergenti, che pesano sui mercati e «non sono due buone notizie».
Tuttavia Renzi è fiducioso: «Dopo tre anni di recessione siamo ripartiti» e «l’Italia ha tutto per tornare ad essere una locomotiva. Abbiamo stabilità, stiamo facendo le riforme, abbiamo margini di miglioramento notevoli».
La recessione internazionale ha colpito duro sull’Italia. Dal 2007 il nostro Paese ha perso il 10% del reddito nazionale e il 25% della produzione industriale. La Grande crisi ha chiuso fabbriche, ha aumentato la disoccupazione fino a quasi il 13% e solo nell’ultimo anno i senza lavoro si sono ridotti al di sopra dell’11%. Il merito è, secondo il presidente del Consiglio, delle riforme strutturali realizzate dal governo e, in particolare, di quelle del mercato del lavoro, fiscali e costituzionali.
Ma non basta. Occorre una ripresa economica più forte, almeno dell’1-2% nel 2016, in modo da far ripartire l’occupazione, far salire salari e pensioni congelati da anni, ridurre le tasse sul lavoro, ridare fiato allo Stato sociale, restituire un futuro ai giovani (la disoccupazione dei ragazzi è quasi al 40%), abbassare l’enorme debito pubblico. Poi c’è il “buco nero” del Sud. Il Mezzogiorno d’Italia va sempre peggio e si sente abbandonato. La crescita “dello zero virgola”, dunque, non basta. Giuseppe De Rita, il fondatore del Censis (Centro studi e investimenti sociali), ha puntato il dito contro il pantano dell’immobilismo, contro “il letargo esistenziale e collettivo”, contro “l’Italia dello zero virgola”.
Renzi ha usato e usa tre parole per cercare d’invertire la rotta: “Coraggio”, “fiducia”, “speranza”. Sono la premessa per far “decollare l’Italia”. Ha ripetuto: se c’è la fiducia i consumatori italiani spenderanno una parte dei loro grandi risparmi, ci saranno nuovi investimenti «e allora altro che Grecia: faremo meglio della Germania».
Gli ostacoli sulla sua strada sono tanti. Il Parlamento deve votare la riforma costituzionale e della Rai, il disegno di legge di Stabilità 2016 che cancella le tasse sulla prima casa, il provvedimento sul riconoscimento dei diritti delle unioni civili. C’è il problema dei rimborsi ai tanti piccoli risparmiatori finiti quasi sul lastrico per la crisi di Banca Etruria, Cassa Marche, CariFerrara e CariChieti, un problema che potrebbe contagiare anche altre banche.
Le Camere, inoltre, devono eleggere tre nuovi giudici costituzionali, un impegno ostico che si trascina senza esiti da circa un anno. Il 14 dicembre è fissata la trentesima votazione; è necessario superare almeno la soglia molto alta di 571 voti, il quorum di 3/5 di deputati e senatori. Si cerca un difficile accordo tra la maggioranza e le opposizioni (finora i “franchi tiratori” nei voti segreti hanno affondato l’intesa tra la maggioranza e Forza Italia).
È un percorso ad ostacoli per il presidente del Consiglio. Una pioggia di critiche arriva dalle opposizioni, dai sindacati, dalle stesse minoranze del Pd (alcuni esponenti della sinistra, come Fassina, Civati e Cofferati hanno lasciato il partito). A giugno ci sarà la sfida delle amministrative: si dovrà eleggere il nuovo sindaco a Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Cagliari. Renzi ha tenuto a levare ogni valore politico alle prossime elezioni argomentando: si vota per eleggere i sindaci e non per il Parlamento. Se la ripresina muterà in ripresa tutto diventerà meno arduo. L’ex sindaco di Firenze deve superare l’handicap dello “zero virgola”.

Rodolfo Ruocco

www.rainews.it

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