domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ieri in Francia, oggi in Spagna. Domani in Italia?
Pubblicato il 21-12-2015


Oggi si vota in Spagna. Una settimana fa i ballottaggi francesi avevano fatto tirare un sospiro sollievo, ma con una giusta prudenza gravida di preoccupazione, rispetto agli scenari drammatici aperti dal primo turno del 6 dicembre 2016.
Con un Italikum in salsa francese (Franzellum o Frankellum?) o una legge elettorale regionale alla fiorentina il FN si sarebbe aggiudicato 2 regioni al primo turno con una maggioranza in seggi tra il 54 e il 60 per cento e senza spirito repubblicano altre 2 o 3 regioni in ballottaggi con la Destra unita o i socialisti. A questi ultimi, con il divieto di nuove coalizioni tra primo e secondo turno, sarebbero andate al massimo 2 Regioni, più probabilmente la sola Bretagna: tutti gli altri governi regionali alla Destra unita. La Francia è un sistema politico tripolare con un sistema elettorale bipolare aperto, la Spagna è ora politicamente quadripolare (PP, PSOE, Ciudadanos e Podemos) con un sistema elettorale proporzionale con alte soglie di accesso implicite. L’Italia è un sistema politico tripolare in fase di transizione(PD, M5s, Polo di Destra) senza una Sinistra competitiva e un sistema elettorale bipolare chiuso non ancora operativo. Le elezioni italiane non saranno imminenti: non si voterà se non dopo l’entrata in vigore delle deformazioni costituzionali.

In Spagna, le previsioni di voto concordano nel designare il PP come partito di maggioranza relativa con una percentuale di voto del 25,8/27,8%, cioè 107/120 seggi, cioè con una forte perdita rispetto ai 186 seggi , la maggioranza assoluta, su 350 del 2011. Tenendo conto del margine di errore statistico (3%), già l’ordine dei partiti dal secondo al quarto posto varia molto, tenendo buone queste percentuali: PSOE 21,1%, Ciudadanos 19,4%, Podemos 16,5%. Infatti il secondo posto del PSOE è minacciato secondo altre previsioni da Ciudadanos, a sua volta insidiato da Podemos per il terzo posto. In ogni caso il sistema politico bipolare spagnolo, che ha retto il Paese dalla prime elezioni libere in seguito alla morte di Franco al 15 maggio 2011 e finito, ma anche il ruolo giocato dai partiti regional-nazionalisti di Catalogna e dei Paesi Baschi. Considerando le ultime 4 elezioni generali dopo il PSOE (primo partito 2004 e 2008) e il PP (2002 e 2011) si collocava come terzo gruppo parlamentare la catalanista CiU.

La dialettica destra-sinistra in Spagna si è sempre accompagnata con quella tra centralismo e autonomia regional-nazionalista rappresentata da partiti come CiU in Catalogna e dal PNV nei Paesi Baschi, affiliati a livello europeo al PPE. Dopo le ultime elezioni catalane un nuovo asse divisorio è comparso quello tra unitari e indipendentisti, che attraversa tutta le famiglie politiche senza distinzione tra vecchi e nuovi soggetti politici. Per esempio Ciudadanos è fortemente anti-indipendentista, mentre Podemos è per un referendum, rappresentando l’opzione federalista, già del PSOE, quando lasciava giocare un ruolo importante ai socialisti del PSC, che non per caso erano il primo partito in Catalogna nella Generalitat, il Parlamento della Comunità autonoma. Quale scenario per la sinistra? Un’intesa PSOE- Podemos, che come nella comunità valenciana ponga fine allo strapotere del PP, ha bisogno che la somma dei loro voti superi quella di PP-Ciudadanos. Per fortuna nessuno in Spagna, a differenza dell’Italia, teorizza o persegue grandi intese, che pure godrebbero della maggioranza assoluta, sfiorata anche da PP-Ciudadanos. PSOE-Podemos, invece non sarebbero autosufficienti, neppure con il 4% di Sinistra Unita.
In Spagna, come in Francia e in Italia, la sinistra non è potenzialmente maggioritaria, a differenza del Portogallo e della Grecia e dei Paesi scandinavi, nonché paradossalmente, allargandosi ai Verdi, della stessa Germania. Quale che sia il risultato spagnolo dovremmo aver tratto una lezione dagli avvenimenti politici dell’ultimo decennio in Europa, che la crisi elettorale del socialismo democratico non facilita alcun spostamento a sinistra dell’asse politico, almeno nei più grandi Paesi europei.

Nelle ultime regionali francesi la dura sconfitta si è accompagnata al peggior risultato di Verdi, sinistra alternativa e comunisti.
In Germania la Linke non raccoglie i voti persi dalla SPD.
A fronte dell’offensiva generalizzata verso le conquiste democratiche e sociali, per evitare di ripetere l’errore commesso tra le due guerre del secolo scorso di fronte al fascismo e al nazismo, occorre innestare nuove dinamiche a sinistra, che superino le divisioni del passato o quantomeno che innestino una concorrenza virtuosa per la conquista degli elettori perduti.
In Spagna c’era un 25% di elettori indecisi alla vigilia delle elezioni, quello dovrebbe essere l’obiettivo principale del PSOE e di Podemos, non di rubarsi i voti. I filoni ideali storici della sinistra socialista, comunista e libertaria, arricchiti dalla coscienza ambientalista, dovrebbero essere capaci di elaborare un’alternativa di sistema economico e sociale, per non lasciare le masse popolari alla mercè del populismo e del nazionalismo xenofobo.
L’internazionalismo va riscoperto: non possiamo lasciare al loro destino le popolazioni stremate dal sottosviluppo, dalle guerre e dai disastri ambientali per rinchiudersi nei confini nazionali nell’illusione che basta avere una nostra moneta e un nostro orticello democratico nazionale per mettersi al riparo dalle sfide della globalizzazione e dalle manovre di dominio della finanza internazionale.

21 dicembre: un dia después

La nota che precede era stata scritta prima del conteggio dei voti. La conferma è il passaggio ad un sistema politico quadripolare, ma con ruoli invertiti tra Podemos e Ciudadanos rispetto alle previsioni. La sinistra sinistra è scomparsa: UP-IU passa da 11 seggi a 2, tutti eletti a Madrid, vampirizzata percentualmente molto più del PSOE da Podemos che ha rifiutato ogni accordo pre-elettorale, ai quali peraltro non è stato alieno in particolare in Catalogna e in altre province con forze regionaliste. La vittoria in Catalogna è la rivincita sulla sconfitta alle ultime elezioni elezioni autonomiche, avendo assorbito la tradizione del PSUC e della EUiA e dei Verds. I 69 seggi di Podemos nel Congresso dei Deputati sono il risultato della somma di PODEMOS, PODEMOS-COMPROMÍS, PODEMOS-En Marea-ANOVA-EU y EN COMÚ. Questa è la grande differenza tra Podemos e il M5S finora alieno da qualsivoglia tipo di alleanze. Una flessibilità che gli ha consentito di conquistare le due più grandi metropoli del Regno, Madrid e Barcellona: un suggerimento per le prossime elezioni municipali italiane? Podemos rifiuta di essere inquadrato nella dialettica sinistra-destra, ma l’esistenza in Spagna di Ciudadanos ha costretto Podemos a specializzarsi sul versante sinistro, civico ed autonomista. Un altro risultato di queste elezioni è la perdita di potere contrattuale dei nazionalisti catalani e baschi, in altri tempi decisivi per formare maggioranze parlamentari, mai di governo, quando il PP o il PSOE, da soli, non avevano la maggioranza assoluta. Democràcia y Libertad ha 9 seggi, quando CiU ne aveva 16. La rappresentanza catalanista sommando ERC passa comunque da 19 a 18. Il PNV ha 6 seggi, ma i nazionalisti baschi passano da 12 a 7. Il voto utile per il PP ha colpito Ciudadanos, sventando così una maggioranza assoluta PP-C’s, teoricamente possibile in base alle previsioni pre-elettorali.
La vittoria del PP è una mezza vittoria, e parafrasando il Talmud sulle mezze verità, che sono una bugia intera, quindi una sconfitta: 62 seggi in meno rispetto al 2011.
Se Sparta piange Atene non ride: i socialisti del PSOE hanno avuto il peggior risultato elettorale della loro storia postfranchista, ma sempre meglio di quanto poteva succedere con il sorpasso di Podemos ed anche di Ciudadanos, come si è verificato in alcune circoscrizioni provinciali. Il segno positivo è che il recupero socialista e di Podemos rispetto alle previsioni non è avvenuto a spese dell’altro, ma aumentando i suffragi e il margine di recupero a sinistra è potenzialmente superiore che a destra. In percentuale PP+ C’s e PSOE+P’s sono equivalenti 42,65% v. 42,67%, ma in seggi grazie al metodo elettorale d’Hondt e alla mancanza di recupero nazionale dei resti, vincono i conservatori con 163 seggi v. 159, che salgono a 161 con i 2 di UP-IU. Se non ci fosse la questione indipendentista catalana a dividere la sinistra (PSOE-P’s-ERC) questa potrebbe raccogliere 170 seggi, sempre meno degli avversari se la stessa questione non dividesse anche i moderati/conservatori spagnoli membri del PPE (PP-DiL-PNV).

L’unica maggioranza stabile possibile in voti e seggi è quella di una Grosse Koalition PP-PSOE, verso la quale preme il pensiero unico renziano veicolato dai mezzi di comunicazione di massa, che imputano alla mancanza di un sistema elettorale tipo Italicum l’ingovernabilità spagnola: con l’italikum la governabilità spagnola sarebbe stata assicurata da un ballottaggio tra PP e PSOE, un bel ritorno all’antico! Il PD è il più grande partito del PSE, ma sia in Francia che in Spagna dà buoni consigli per far vincere la destra.
Se i socialisti e Podemos fossero in grado di far rivivere le scelte della Repubblica di Largo Caballero, che concesse a baschi e catalani una forte autonomia, la soluzione sarebbe un federalismo, che rafforzi tutte le comunità autonome. Una maggioranza progressista federalista potrebbe contare su 184 seggi, ma dovrebbe essere capace di realizzare le revisioni della legge elettorale e la riforma costituzionale, che in Spagna sarebbe comunque soggetta a referendum confermativo. Tuttavia questa scelta contiene un paradosso, che richiede ai partiti di fare una scommessa, che prescinda dal loro interesse tattico di conservare il loro gruppo dirigente, questo vale per il PSOE, ovvero di aumentare i consensi a spese dei possibili alleati, la tentazione di Podemos.

La crisi economica, che non è solo finanziaria e produttiva, ma anche politica, sociale e morale richiede un nuovo modello di società che aumenti le libertà e diminuisca la diseguaglianza: questa è la sfida alla sinistra, che non può essere superata senza una nuova dinamica unitaria. Ai partiti socialisti deve essere richiesto di ritrovare le ragioni della loro diversità dal capitalismo e alle altre componenti della sinistra di superare il settarismo e l’egemonismo. L’anno prossimo cade il centenario della conferenza di Kienthal (24-30 aprile); sarebbe il caso di far rivivere quello spirito, se non vogliamo rinunciare alla speranza di una società più giusta e libera e senza l’incubo di devastanti cambiamenti ambientali, minaccia alla stessa sopravvivenza dell’umanità.

Felice Besostri

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