mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il capitalismo compassionevole
e i bonus da 80 euro
Pubblicato il 21-12-2015


Il Natale 2015 tra Dickens E Orwell

Nonostante il solito scintillio di vie e di negozi in questo Natale 2015 si avverte un’aria diversa, di mestizia, senza quella gioia che di solito pervade l’atmosfera delle nostre città, in occasione di quella che si definisce la “festa più bella dell’anno”. E d’altronde, cosa c’è da essere felici?

La guerra in Medio Oriente, il terrorismo islamico, la crisi economica e la drammatica insicurezza sociale in Europa, con i drammi in Italia di chi ha perso i propri risparmi nella “oscura” vicenda delle banche salvate dal Governo, degli esodati ancora senza pensione, dei disoccupati e delle famiglie che soffrono l’insufficienza del reddito: tutti elementi che conferiscono al questo Natale un’atmosfera greve, di tristezza.

Natale ci rimanda con la mente a Charles Dickens, non fosse altro perché Dickens è uno dei pochi scrittori inglesi ad aver scritto sul Natale, la festa più amata dagli inglesi e nel mondo anglosassone, ma che ha ispirato poche opere letterarie. Ci sono i canti, i Christmas Carols, quasi tutti di origine medievali; ci sono le poesie di Eliot e qualche altro autore e c’è Dickens.
Dickens ha parlato del Natale due volte, in un capitolo del “Circolo Pickwick” e nel “Canto di Natale”, in quest’ultima opera con la descrizione del Natale della famiglia Cratchit, con una felicità purtroppo provvisoria.

E a proposito di Dickens, il socialista libertario, George Orwell in “Inside the Whale” del 1940, rivendicava con fierezza che “l’obiettivo dei socialisti non è una società dove alla fine tutto si risolve perché vecchi signori gentili regalano tacchini. Il nostro obiettivo non è forse una società in cui la «carità» non sia necessaria? Vogliamo un mondo in cui Scrooge, con i suoi dividendi, e Tiny Tim, con la sua gamba storpia, siano entrambi impensabili. Significa che aspiriamo a un’Utopia senza dolore? A rischio di dire una cosa che i redattori del Tribune potrebbero non approvare, affermo che il vero scopo del socialismo non è la felicità. La felicità finora è stata una conseguenza occasionale e, per quel che ne sappiamo, potrebbe rimanere tale. Il vero scopo del socialismo è la fratellanza umana”.

Nelle parole di Orwell la critica alle ineguaglianze sociali e all’idea che esse debbano rimanere immutate, con una sorta di risarcimento per i più deboli costituita da interventi caritatevoli, di istituzioni religiose o statali. Insomma, la deleteria idea del capitalismo compassionevole.

Già, gli 80 euro per i cittadini sino ad una soglia di reddito e i 500 euro per i diciottenni di Renzi. Ma i socialisti non possono sopportare l’elargizione verso il basso, che non modifichi le gerarchie sociali, devono pretendere la redistribuzione della ricchezza attraverso la leva fiscale e un moderno sistema di social security, che ha segnato le esperienze delle socialdemocrazie europee e che in Italia, pur da posizioni politiche sovente differenti, Sandro Pertini e Giuseppe Saragat nel dopoguerra compendiarono in libertà politica e giustizia sociale.

Maurizio Ballistreri

 

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