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Opinioni e commenti
 

Ilva. Un decreto per la cessione, ma restano i dubbi
Pubblicato il 04-12-2015


++ Messina senz'acqua:De Vincenti, fondi e anche esercito ++Il governo tenta ancora di trovare una soluzione al “caso Ilva”, ancora in sospeso tra il problema ambientale, il rilancio industriale e la famosa “cessione”.
Il Cdm infatti ha disposto “uno stanziamento di 300 milioni che facilita il percorso di transizione” nella cessione di complessi aziendali del gruppo Ilva. Lo ha annunciato il sottosegretario Claudio De Vincenti in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. “Abbiamo varato un decreto legge che accelera la cessione a terzi dei complessi aziendali del gruppo Ilva. Il dl fissa al 30 giugno 2016 il termine per il completamento dell’operazione di trasferimento a una nuova compagine societaria per un futuro stabile di Ilva”, dice De Vincenti.

Guidi ha detto che l’esecutivo ha scelto di “accelerare rispetto alla soluzione di rilancio del gruppo Ilva” e che il “soggetto aggiudicatario sarà valutato anche in base alla bontà del piano industriale che presenterà”. Resta quindi in primo piano il problema dell’impatto ambientale, tanto che Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, subito dopo la conferenza stampa ha tenuto a precisare: “La parte ambientale resta un elemento determinante del salvataggio dell’Ilva“. Da questo punto di vista “la posticipazione del termine di realizzazione del piano ambientale dal 4 agosto al 31 dicembre è dovuta dal fatto che il piano che presenterà l’aggiudicatario potrà portare modifiche al piano ambientale” esistente. Le modifiche che però avverranno “con le stesse procedure della formazione del piano ambientale”, rassicura Galletti.

Ad ogni modo già “oggi l’Ilva rispetta tutte le Best available technics e i limiti di emissione europei”, conclude il ministro dell’Ambiente. Il Governo cerca di rilanciare il colosso dell’acciaio e nello stesso tempo rispettare le indicazioni date sull’ambiente. Il nuovo piano industriale che verrà valutato “potrà presentare un nuovo piano Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che verrà valutato con la stessa procedura adottata nella valutazione dell’Aia oggi esistente”. Afferma il Ministro Federica Guidi, Aia che oggi “rimane in vigore e che viene omogeneizzata nei termini al 31 dicembre 2016, nel senso che una serie di scadenze oggi previste, anche proprio in virtù di questa scelta di accelerazione della procedura di evidenza pubblica”, si è “deciso di procrastinare di pochi mesi, al 31 dicembre 2016 per consentire, nelle more della procedura di aggiudicazione, la presentazione di un nuovo piano industriale che dovrà essere raccordato per quel che riguarda le necessità dell’Aia a quello vigente rispetto a eventuali modifiche”. Insomma rispettare le regole prima di tutto.

Ma resta comunque l’incognita di riuscire a recuperare il credito per via del contenzioso ancora aperto con gli ex proprietari Riva. Dopo le inchieste dei magistrati di Milano che aveva disposto il sequestro dei beni dei Riva il tribunale federale di Bellinzona, in Svizzera, ha detto no al rientro in Italia di circa 1,2 miliardi di euro. Secondo i giudici del tribunale di Bellinzona, la restituzione dei fondi, in questa fase del procedimento, “costituirebbe un’espropriazione senza un giudizio penale” perché i beni patrimoniali sarebbero trasformati in titoli a favore di Ilva che potrebbero non avere un valore corrispondente. In pratica quei fondi risultano essere solo “presumibilmente, e non manifestamente, di origine criminale”, quindi si potrebbe arrivare a una assoluzione degli indagati cui sono stati sequestrati e “non esiste una dichiarazione di garanzia delle autorità” italiane. Un bel problema per l’Italia e per l’Esecutivo che, nonostante abbia deciso il rilancio del complesso siderurgico, aveva calcolato che il colosso di Taranto, già prima della decisione del tribunale svizzero, gravava sulle casse statali, perdite di circa 50 milioni ogni mese.

Non possiamo inoltre non dimenticare la questione degli aiuti di Stato. Il governo Renzi ancora una volta teme di scontrarsi con Bruxelles, già a marzo, la Commissione si era messa in contatto con le autorità italiane riguardo a possibili misure di aiuto di Stato per sostenere Ilva. “Stiamo seguendo la situazione e gli sviluppi”, aveva affermato Ricardo Cardoso, portavoce della commissaria Ue per la concorrenza, Margrethe Vestager. Inoltre già allora la Commissione aveva chiesto informazioni proprio sul trasferimento a Ilva di 1,2 miliardi sequestrati dalla magistratura ai proprietari Riva, che oggi restano bloccati oltreconfine.

Liberato Ricciardi

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