domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Inps. Nuove regole
sulle integrazioni
salariali ordinarie
Pubblicato il 21-12-2015


Inps
NUOVA DISCIPLINA DELLE INTEGRAZIONI SALARIALI ORDINARIE

È stata recentemente pubblicata la circolare n.197 che attua le disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, come prefigurato dal decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015. Di seguito si riportano le novità più salienti introdotte dal predetto documento dell’Inps:
• La durata massima complessiva dei trattamenti di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo) non può superare i 24 mesi nel quinquennio mobile considerati anche eventuali periodi di integrazione salariale straordinaria. Nel caso del settore edile la durata massima è di 30 mesi.
• A partire dal 1° gennaio 2016 vengono abolite le commissioni provinciali per l’autorizzazione delle ore di Cigo; l’autorizzazione dei trattamenti ordinari viene disposta direttamente dalla Sede Inps territorialmente competente.
• Nella platea dei beneficiari della Cigo vengono inclusi anche gli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante.
• Per beneficiare della Cigo i lavoratori devono avere un’anzianità presso l’unità produttiva aziendale di almeno 90 giorni di effettivo lavoro. Sono inclusi nei 90 giorni anche i giorni di ferie, festività, infortunio e maternità obbligatoria.
• Il conguaglio, da parte delle Aziende, delle integrazioni anticipate ai lavoratori, viene sottoposto ad un termine di decadenza di 6 mesi e viene rivista la contribuzione a carico delle imprese con la rimodulazione delle aliquote contributive.
• La domanda può essere presentata entro 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Per le richieste riguardanti eventi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa intervenuti dal 24 settembre (giorno di entrata in vigore del decreto attuativo) al 2 dicembre (data di pubblicazione della circolare Inps in materia), il requisito di 15 giorni decorre dalla data di pubblicazione della circolare.
• La nuova disciplina si applica a tutte le istanze di Cigo trasmesse a decorrere dal 24 settembre 2015 anche se hanno ad oggetto eventi di sospensione o riduzione del lavoro antecedenti o iniziati prima dell’entrata in vigore del decreto. In tale ultima ipotesi, tuttavia, non è richiesto il requisito dell’anzianità di effettivo lavoro dei 90 giorni e rimangono immutate le modalità di inoltro della domanda, ai sensi della precedente disciplina. Per ogni eventuale approfondimento e per avere un quadro completo delle novità intercorse si rimanda opportunamente al testo di riferimento contenuto nella citata circolare n.197.

Pensionati esteri
RICHIESTA DETRAZIONI D’IMPOSTA
I pensionati residenti in uno dei paesi membri dell’Unione Europea (UE) o in uno stato aderente all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE), che producono almeno il 75 per cento del reddito complessivo imponibile in Italia, possono continuare a fruire delle detrazioni d’imposta previste dalla legislazione fiscale italiana attestando all’Inps, in qualità di sostituto d’imposta, i requisiti previsti dal decreto del Ministero dell’Economia e Finanze del 21/09/15.
Il percorso di accesso alla nuova procedura di richiesta, disponibile sul sito istituzionale per i pensionati muniti di Pin, è il seguente:
Servizi Online>Accedi ai servizi>Servizi per il cittadino>Fascicolo previdenziale cittadino>Decreto 21/09/2015.

In futuro complessivamente inferiori del 25%
PENSIONI: ALLARME DI BOERI
Chi oggi ha 35 anni prenderà nell’intera vita pensionistica in media un importo complessivo di circa il 25% inferiore a quella della generazione precedente (i nati intorno al 1945) pur lavorando fino a circa 70 anni. La simulazione arriva dall’Inps sulla base di un campione di circa 5.000 lavoratori nati nel 1980. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri. Il dato tiene conto anche degli anni di percezione dell’assegno, quindi considera il fatto che i giovani di oggi avranno la pensione per meno anni rispetto ai genitori. Ci saranno probabilmente problemi di “adeguatezza” dell’importo. Quando si analizzano gli importi di pensione – ha spiegato Boeri nel corso della presentazione del Rapporto Ocse ‘Pensions at a Glance 2015’ – ”bisogna tenere conto anche da quando questi assegni sono stati percepiti”. Se si guarda alla distribuzione per età alla decorrenza dei trattamenti pensionistici diretti del Fondo lavoratori dipendenti tre quarti sono state percepiti prima dei 60 anni. Secondo le proiezioni Inps per i lavoratori classe 1980 solo il 38,67% la prenderà prima dell’età di vecchiaia, che per gli attuali 35enni significa nel 2050 a 70 anni di età. Sarà più basso quindi il trasferimento pensionistico complessivo (perché ricevuto per meno anni), ma anche il tasso di sostituzione medio in confronto alla retribuzione che sarà intorno al 62%. ”Si lavorerà più a lungo – ha affermato Boeri – anche in rapporto alla speranza di vita. Le prestazioni pensionistiche saranno del 25% più basse di quelle di oggi tenendo conto degli anni di percezione” e ci saranno, a fronte di una crescita del pil all’1% e di possibili interruzioni di carriera, ”problemi di adeguatezza” dell’importo. Con il sistema contributivo inoltre, se non si metterà in campo uno strumento di sostegno contro la povertà come il reddito minimo, ci saranno ”problemi per chi perderà il lavoro sotto i 70 anni”.
Previdenza
MENO PENSIONATI, NUOVI PIÙ POVERI
Il popolo dei pensionati si riduce, a causa della stretta imposta dalla riforma Fornero, ma la spesa dedicata continua a salire, più di quattro miliardi in un anno, superando nel 2014 il 17% del Pil. Tutto si spiega con l’aumento dell’importo medio degli assegni, dovuto agli adeguamenti e al maggior peso delle uscite per vecchiaia, anche se c’è ancora una grossa fetta, il 40,3%, pari a 6,5 milioni di persone, che non riceve più di mille euro al mese.
Inoltre le ‘new entry’, ovvero coloro che hanno riscosso per la prima volta nel 2014, risultano in svantaggio rispetto a quanti sono arrivati prima, con una penalizzazione che supera i 3 mila euro. Fa da contraltare la cerchia di 13 mila ‘fortunati’ con assegni sopra i 10 mila euro. A fare di recente il punto su pensioni e pensionati è stato l’Istat, sulla scorta dell’indagine condotta con l’Inps. Un’analisi che conferma le tendenze già osservate, tra cui l’incremento dell’età media dei ritirati per vecchiaia, in rialzo di più di un anno dal 2012 (da 61,6 a 62,8).
Un altro effetto della riforma Fornero è la riduzione dei pensionati, la barriera all’uscita ha determinato un calo di 400 mila unità in tre anni. C’è poi una spinta demografica, tanto che uno su quattro risulta over80. Colpisce soprattutto il rapporto tra pensionati e occupati: ogni 100 persone a lavoro ce ne sono 71 a riposo. E tra le donne è un testa a testa. I divari tra pensionati rimangono quindi aperti, con il ‘gap’ più evidente che si ritrova tra la classe più povera, sotto i 500 euro, che conta 2 milioni di persone, e il gruppo dei 230 mila più ricchi, i cui importi oltrepassano i 5 mila euro mensili, la soglia indicata anche dalla proposta ‘redistributiva’ del presidente dell’Inps, Tito Boeri. Lo scarto suscita le reazioni dei sindacati, con Cgil, Cisl e Uil che chiedono con un intervento a sostegno dei redditi bassi. Non solo i pensionati non sono tutti uguali, ma anche le prestazioni pensionistiche variano: oltre a quelle di vecchiaia, che fanno la parte da leone, ci sono anche quelle ai supersiti, la reversibilità, che spesso rappresentano un doppio trattamento: è così per il 25%, circa 4 milioni di italiani. Il sopraggiungere della reversibilità spiega anche tanto, fanno presente dall’Istat, della distanza tra i nuovi e i vecchi.
Quanto alle divergenze tra Nord e Sud, se è vero che oltre la metà della spesa per pensioni va all’Italia settentrionale non si può trascurare che è proprio lì che si concentra l’occupazione e quindi gli ex lavoratori, mentre nel Mezzogiorno si registrano tassi più elevati di assegni assistenziali, tra pensioni sociali e di invalidità civile.

Carlo Pareto

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