sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Iraq. Isis in ritirata da Ramadi
Pubblicato il 28-12-2015


Continuano a rincorrersi in queste ore le notizie sulla città di Ramadi, espugnata dalle truppe irachene al Sedicente Stato Islamico. Tuttavia poche ore fa l’Alto comando iracheno nega che Ramadi sia stata completamente liberata, gli jihadisti dell’Isis infatti controllano ancora il 30% della città.


 

ramadiLe truppe dell’esercito regolare iracheno hanno ripreso il controllo di varie zone della città di Ramadi. Sulle sponde del fiume Eufrate è tornata libera l’ex sede del locale governo e fortino, fino a pochi giorni fa, dello Stato Islamico nel settore occidentale del centro abitato. Un portavoce dell’esercito ha annunciato: “Tutti i combattenti dell’Isis hanno abbandonato il quartier generale”.

Martedì 22 dicembre i soldati iracheni hanno lanciato l’offensiva decisiva dietro le decisioni delle forze governative. L’informazione dell’offensiva però deve essere arrivata anche ai miliziani terroristi, i quali hanno abbandonato parte della città. I combattenti di Daesh hanno preferito la fuga. Nonostante questo, il sedicente califfo e leader dell’Isis al-Baghdadi ha diffuso un messaggio audio rivolgendo pesanti minacce e ripercussioni alla Russia e agli Stati Uniti. “I raid non ci indeboliscono” ha detto e, rivolgendosi a Israele, ha sentenziato “la Palestina sarà il vostro cimitero”.

Ramadi è il capoluogo della provincia di Anbar e a maggioranza sunnita. Nel maggio scorso fu conquistata dalle bandiere nere del fondamentalismo islamico. Così, a inizio 2016, due città sono state liberate a caro prezzo: Ramadi e Tikrit. Il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, ha indicato il prossimo obiettivo: Mosul. Ora Ramadi sarà protetta dal cielo dalla coalizione internazionale anti Isis (guidate dagli Usa) e dalle forze di polizia locale, insieme a tribù sunnite, per terra. Inoltre, i poteri forti di Baghdad hanno optato per tenere lontano dai campi di battaglia di Ramadi le milizie iraniane a maggioranza sciita per evitare tensioni, nonostante esse abbiano avuto in passato un ruolo determinante in altre offensive.

La riconquista di Ramadi e Tikrit sono certamente delle vittorie e uno schiaffo morale all’Isis. Tuttavia è preoccupante come al-Baghdadi abbia minacciato la Russia, giacché in passato si era rifornita di armi e altro materiale bellico proprio dal colosso euroasiatico. Senza contare poi che la Russia continua a bombardare la parte orientale della Siria, causando centinaia di morti innocenti tra la popolazione civile. E l’Europa continua a guardare.
Intanto, a nord dell’Iraq, i curdi perseguitati da Erdogan continuano ad arginare l’avanzata dell’Isis senza nessun supporto di uomini e mezzi da parte della coalizione internazionale. Il coraggio delle soldatesse curde, intanto, sta oltrepassando i confini dell’omertà da parte dei mezzi di comunicazione di massa. A novembre fu sbaragliato l’esercito dell’Isis a Sinjar, città nordoccidentale dell’Iraq, a non molti chilometri da Mosul, roccaforte dei terroristi. Altro obiettivo nevralgico sarà la presa di Raqqa, città nel nord della Siria. La strategia per la vittoria militare contro l’Isis passa per queste due città.

Manuele Franzoso

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