martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Je m’en fous”,
l’omaggio a Edith Piaf
al Teatro Torrino
Pubblicato il 21-12-2015


je m'en fousIl 19 dicembre di cent’anni fa, nasceva Edith Giovanna Gassion, conosciuta dal mondo come Piaf “il passerotto”. Figlia di una cantante di strada e di un saltimbanco, Edith vive, la prima parte della sua vita, in miseria e solitudine, tra i marciapiedi del quartiere parigino Belleville. Il debutto avviene nel 1935, quando “il passerotto”, si esibisce per la prima volta in un piccolo cabaret in città: un abito nero incompleto e una voce che fa sognare, un attimo prima aggressiva e sofferente,un attimo dopo dolce e fragile.
Proprio questa grande icona della musica internazionale, Luca Pizzurro e la compagnia del Teatro del Torrino hanno voluto omaggiare con una rappresentazione teatrale: “ Je m’en fous” è il titolo dell’opera, in scena dal 17 al 20 dicembre.
Lo spettacolo ripercorre la sfortunata e poliedrica vita di Edith Piaf, da bambina cieca abbandonata dalla madre che trova una sua piccola dimensione nel bordello della nonna Marie, a grande star acclamata in tutto il mondo. Una vita segnata da grandi successi, ma anche da grandi tragedie come la morte del suo grande amore Marcel Cedran in un incidente aereo, oppure la scomparsa prematura di sua figlia.
Scenografie quasi cinematografiche, che riportano al fascino agrodolce della Parigi anni 30, scene intense e mai banali e successi come La vie en rose come sottofondo musicale: questa è stata la ricetta per la perfetta commemorazione di un’artista del calibro di Edith. “Je m’en fous è innanzi tutto la storia di una donna che non ha niente ma ha tutto: la passione – asserisce il regista Luca Pizzurro – Una donna senza radici, la proiezione adulta di una bambina senza amore, una donna che non si accontenta, una donna che non rimpiange nulla, ma che chiede solo di essere ascoltata, attraverso le canzoni, le grida di rabbia, le parole d’amore sussurrate al telefono, i respiri trattenuti, le smorfie di dolore e i sorrisi”.
Luca Pizzuto ha osato e l’ha fatto molto bene. Grazie al delicato tocco del regista, il pubblico era in grado di provare, in prima persona, i sentimenti e le inquietudini della protagonista: la speranza, la solitudine, la durezza, frutto di un percorso difficile, ma anche la sua misteriosa e bellissima fragilità, la sensibilità di una donna che chiedeva solo di essere amata. L’universo cantato nei testi di Edith è spesso quello degli umili, di storie meste e sconsolate volte ad infrangere sogni troppo facili, raccontate da una voce che trasmette il mondo quotidiano, con il suo sconfinato e straziante dolore.

Gioia Cherubini

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