domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La “bisbetica domata” Nancy Brilly al teatro Quirino di Roma
Pubblicato il 02-12-2015


bisbetica domata“La bisbetica domata” è una commedia scritta da William Shakespeare alla fine del XVI secolo. La vicenda ha per protagonisti una serie di personaggi che si districano in un frizzante crogiuolo di equivoci e travestimenti. Ben nota ne è la trama: Caterina, per il suo carattere intrattabile, fatica a trovare pretendenti e quindi marito, a differenza della sorella minore Bianca, apparentemente dolce e mansueta, bramata da Gremio e Ortensio. Il padre delle ragazze, il nobile e avido Battista, decide dunque che nessun uomo avrà la più giovane finché la primogenita non si sarà accasata. Così gli zelanti corteggiatori fanno combutta e convincono il veronese Petruccio a chiedere in moglie Caterina, incoraggiandolo con la prospettiva della dote. “E’ la musica dei soldi a far ballare uno come me” dice Petruccio, che non si fa problemi a sposare la bisbetica Caterina. Ma il matrimonio sarà solo l’inizio dell’ammaestramento…

Se questa è la trama per così dire classica, al Teatro Quirino di Roma la regista Cristina Pezzoli, grazie ad una sottile chiave femminile, mette in scena un allestimento in due atti davvero originale che, col sorriso, punta a mettere alla prova l’opera di Shakespeare, attualizzandola e rendendola così più fruibile, senza per questo rinunciare a riflettere sui rapporti tra uomo e donna.

Attraverso un gioco meta-teatrale, la chiave registica sostituisce allo Sly di Shakespeare la compagnia teatrale, facendola diventare il gruppo di attori che metterà in scena “La bisbetica domata”. Lo spettacolo, ricco di momenti comici, guida in modo parallelo sia i destini degli attori sia quelli dei personaggi della commedia. Un doppio spettacolo, dunque, in cui ognuno è sia attore che personaggio di Shakespeare: una commedia nella commedia, divertente e ricca di colpi di scena.

Straordinaria la protagonista Nancy Brilli che veste i panni di Caterina, prima bisbetica e poi dolce; molto convincente anche l’interpretazione di Valerio Santoro che veste i panni del dott. Jolly che si divide tra Battista e tanti altri personaggi della commedia. Numeroso il cast con dieci attori sulla scena, tra cui spicca per la bellezza la giovane Brenda Lodigiani nel ruolo di una moderna Bianca.

Nello spettacolo allestito al Quirino, oltre alla prosa che è scandita da una recitazione dai giusti ritmi ed a divertenti colloqui in rima, si fa largo uso di un linguaggio musicale che va dal rap al melodico. Questo si sposa perfettamente con i gusti di un pubblico più giovanile. Le musiche originali sono firmate da Alessandro Nidi, che ha lavorato anche sull’arrangiamento di alcune canzoni cantate dal vivo dagli attori: alcune estrapolate da Kiss me Kate – il musical di Cole Porter tratto dalla Bisbetica – altre dal repertorio pop contemporaneo. A tale proposito sono da segnalare le belle interpretazioni canore di Matteo Cremon alias Petruccio e quelle di Anna Vinci che veste i panni della Vedova.

La scenografia è piuttosto statica essendo costituita da enormi parallelepipedi che assomigliano a bauli ma che, all’occorrenza si trasformano in case o in terrazzi; tuttavia essa viene volta per volta arricchita da elementi di arredo che contribuiscono a definirla. Le luci, sempre dai toni caldi, contribuiscono a dare dinamicità alla scena. Con i costumi, vanno a comporre una pittura fatta di frammenti eterogenei che sviluppano un nuovo ordine creativo che, mescolando lo stile medievale a quello dei nostri giorni, propone un ulteriore spunto comico.

Confrontarsi con un’opera classica quale “La bisbetica domata” pone sempre la questione sulla sua contemporaneità. In questo caso è stata affrontata una sfida in più, proponendo una versione originale di una commedia che ha insito nel testo una visione maschilista della società, in cui la donna trova realizzazione, assoluzione ai suoi traviamenti uterini unicamente nel matrimonio e nell’auspicabile rettitudine di una devozione all’autorità del marito: “una donna arrabbiata è come acqua di sorgente inquinata” riconoscerà alla fine Caterina, trasformata da tigre a gattina.

Tuttavia, il messaggio shakespeariano resta intatto: il contrasto finale tra Caterina, donna diretta ma sincera, e Bianca, fanciulla educata ma prepotente, mette in guardia il pubblico sulle false apparenze ed insegna che non sempre la sposa che si piega remissiva ai doveri è capace di amare veramente. Molto buono il successo di pubblico alla prima dello spettacolo che sarà replicato al Teatro Quirino di Roma fino al 20 dicembre.

Al. Sia.

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