lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La comunità socialista deve fare
un salto di qualità
Pubblicato il 03-12-2015


A fronte di molte polemiche spesso motivate da rancori personali il PSI entra ufficialmente nella fase precongressuale.

Le polemiche personali ci interessano come il sesso degli angeli.
Quello che è chiaro è invece la necessità di avere un progetto di rilancio del PSI che partendo dal molto lavoro fatto fino ad oggi riesca a proiettare il PSI nelle sfere dei players nazionali.

Per raggiungere questo progetto abbiamo bisogno di due politiche, una di recupero delle anime socialiste appartenenti alla comunità socialista, ovunque esse siano e l’altra tesa ad attrarre nuovi socialisti riformisti.
Semplice, no?
Non proprio, però stiamo sperimentado questo metodo nel Collegio europeo con discreto successo.
Il recupero dei compagni socialisti passa attraverso una politica di identità e di organigramma. L’identità è il collante dei socialisti. Aprire l’organigramma serve ad immettere i compagni socialisti nel nostro organismo partitico. A tal fine dovremmo al più presto lanciare un processo di unificazione con Stefano Caldoro e con i Riformisti di Stefania Craxi. Un processo di unificazione visibile su scala nazionale. Questo ci darà visibilità nei media, anche per contrastare l’abbandono di alcuni nostri parlamentari.
Questa è l’operazione più facile, il recupero, perché i socialisti sono già parte della stessa nostra comunità storico ideale, basta rimotivarli.

Il difficile sta nell’attrarre nuovi militanti.
A tal fine dobbiamo puntare su temi grandi e moderni, tipicamente riformisti, quali:
La creazione degli Stati Uniti d’Europa in tutti i settori ed in modo federalista. Unificare le politiche di difesa interne ed esterne, la politica estera, la spesa militare, l’intelligence, le forze armate, I sistemi educativi, le lingue, il fisco, creare un parlamento che nomina un governo. Questo il progetto, ogni «piccolo passo» è una mezza sconfitta. Puntiamo al massimo.

Il secondo tema è la Cogestione a livello europeo, introdurre sistemi di partecipazione democratica nella gestione delle imprese. Le imprese sono il motore dell’economia, rendiamole democratiche con la partecipazione di lavoratori, di rappresentanti del territorio, dei consumatori, di tutti gli stakeholders, per legge in tutta Europa.

Avremo dalla nostra parte tutti i giovani europei, erasmus, ricercatori, professionisti expat, energie moderne ed europee. Avremo dalla nostra parte tutto il mondo del lavoro, i sindacati riformisti, il mondo green, l’associazionismo di settore.

Lanciamo la sfida al Paese, la sfida della modernità, senza accontentarsi. Il PSI negli ultimi anni è riuscito ad arrivare in Parlamento e poi al Governo dimostrando vitalità ed organizzazione. Su queste ottime basi dobbiamo fare un salto di qualità, lanciare il cuore oltre l’ostacolo, come si diceva, e puntare tutto sul nostro futuro socialista riformista ed europeo.

Leonardo Scimmi

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Commenti all'articolo
  1. Caro Leonardo condivido la tua analisi e le tue proposte su l’azione futura del nostro partito in modo particolare l’azione di recupero dei compagni che per varie ragioni in passato hanno intrapreso percorsi dissimili al nostro.
    Per far questo occorre un partito coeso che sappia far politica nel rispetto della pluralità ma sopratutto nel rispetto delle regole di un organismo democratico: chi ha la maggioranza ha il diritto dovere di governare il Partito.

  2. Caro Leonardo, molto del tuo articolo è condivisibile, specialmente quando traguarda la politica nazionale e la inserisce nel più largo ambito europeo e mondiale; una caratteristica ed una visione che soprattutto i socialisti posseggono da sempre. Altrettanto vera è l’esigenza di dare risposte ai giovani, ma non intesi soltanto in senso anagrafico, visto che secondo le convenienze e le continue mutazioni della società l’età giovanile viene sempre spostata più avanti, bensì sapendo governare le mutazioni che appunto si verificano sempre più repentinamente, senza per quello agire in maniera impulsiva, ma consapevoli dei reali bisogni e delle aspettative degli Italiani nel contesto di quell’Europa federale che tu stesso richiami. Diverso invece il discorso dei “rimpatrii”. Non è accettabile, proprio per la serietà a cui ti richiami, credere che coloro i quali hanno sfruttato la forza propulsiva della destra quando era in auge, loro sì per spirito di vendetta, rancori ed obbiettivi personali (di cui tu stesso fai riferimento all’inizio del tuo articolo, così bollando un progetto alternativo all’attuale linea del Partito), possano impunemente rientrare nell’area di una sinistra riformista, lontana dalle loro idee e dai comportamenti tenuti da chi, convintamente aveva aderito alla destra europea ed al PPE. Le occasioni per ripensare ai loro errori ci sono state in passato e non le hanno volutamente colte; adesso, come allora, quando la barca affonda, da autentici sorci sono i primi a fuggire ricercando asilo ed approdo altrove, magari genuflettendosi sdolcinatamente davanti alla nostra casa tradita ed abbandonata in fretta e furia quando bruciava.. No Leonardo, sarebbe un errore, grave, riaffidare loro responsabilità e rappresentanza. Se voglion tornare, porte aperte, ma ricominciando dall’appendere i manifesti del resto anche i numeri servono per far crescere un partito! Vedi, chi scrive, ha un percorso lungo e lontano, quasi tutto nel PSI, lasciato nel 94 e ripreso nel 2010, senza per quello aver sentito il bisogno di arruolarmi nella parte avversa, bensì di tentare attraverso un percorso nuovo che poteva essere propedeutico alla riunione dei socialisti dopo la fine del PCI, di ridare valore aggiunto al socialismo italiano, attraverso la nascita di un nuovo più ampio soggetto di sinistra, riformista e liberale. Progetto tradito che mi ha ricondotto alla casa di origine, da socialista quale sempre sono rimasto. Il PSI si sostanzia con chi è fermo nei valori, ancorché dinamico nelle idee e pronto a ridiscuterne i contenuti. Dei voltagabbana, possiamo e dobbiamo fare a meno. La prossima stagione congressuale, sarà foriera, ne sono sicuro, di nuove e più alte aspettative che potranno realizzarsi se il confronto, tra le anime diverse che albergano sotto il tetto della casa socialista, sarà sì, pure acceso, ma finalizzato esclusivamente al nostro rilancio, alla nostra autonomia, all’affermazione dei nostri valori, di cui il Paese, e non altri, hanno quanto mai bisogno.

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