lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La frenata
Pubblicato il 02-12-2015


Gli ultimi dati economici italiani non sono per nulla buoni. È vero, resta un segno più nell’andamento dell’economia, sia pur con una revisione al ribasso. La previsione era dello 0,9 e il presidente del Consiglio aveva arrotondato all’1, ma adesso siamo scesi allo 0,8, la metà dello sviluppo dei paesi dell’Unione, che è pari all’1,6. Nell’eurozona ci sono poi paesi che volano. La Gran Bretagna raggiunge un più 2,5 e la stessa Germania, che si pensava avesse frenato la sua crescita, è stimata all’1,7, mentre la Francia, ancora in preda al dopo 13 novembre, è all’1,2.

Secondo i dati Istat l’occupazione italiana, dopo il 13 novembre, ha avuto un leggerissimo decremento, meno 0,2, mentre l’aumento della occupazione stabile, ottenuto grazie agli sgravi fiscali e al Jobs act, si deve agli over 50, saliti dal gennaio 2013 di circa 900mila unità, dovuti in gran parte all’aumento dell’età pensionabile, mentre gli occupati under 50 sono diminuiti di quasi 800mila. È evidente che gli sgravi fiscali, piuttosto consistenti e pari a circa 15 miliardi e l’abolizione dell’articolo 18 hanno contribuito a stabilizzare l’occupazione e a diminuire quella precaria, ma un vero aumento dell’occupazione avviene solo attraverso un forte incremento della domanda. Per adesso siamo lontani da un obiettivo accettabile.

Alesina e Giavazzi, nel loro solito fondo sul Corriere, paragonano gli sforzi fatti dai governi britannici in materia di diminuzione della spesa pubblica a quelli intrapresi in Italia. E qui il paragone diventa amaro per noi. La nostra spending review è purtroppo sotto i nostri occhi, con quattro commissari ritirati o dimessi (Enrico Bondi, Pietro Giarda, Carlo Cottarelli e Roberto Perotti) e con tagli rivisti e poi decimati. Il progetto Osborne, cancelliere dello Scacchiere, che si estende fino al 2020, punta a diminuire ancora (di ben nove punti) la spesa pubblica (dal 45 al 36 per cento), ma aumentando, oltre all’occupazione, anche le pensioni e la spesa sanitaria. Si possono obiettare molte cose sulle scelte del governo conservatore britannico (ad esempio che non si pensi all’incremento degli investimenti sulla scuola, come aveva fatto il governo laburista di Blair), ma il risultato si comincia a vedere.

Renzi assuma l’atteggiamento di chi sta affrontando una sfida difficile. Sia sul piano internazionale sia sul versante economico l’Italia sta attraversando un momento assai complicato. L’insoddisfazione è assai facile si riversi sull’orientamento elettorale e lo verificheremo alle consultazionicomunali di Primavera. Renzi guidi coi toni adeguati un paese in una fase di crisi e di guerra. I suoi oppositori sappiano, però, che in questa fase l’unico comportamento accettabile è quello di chi sa assumersi la responsabilità di non giocare al “tanto peggio tanto meglio”, con la stessa logica che tutti i partiti politici dimostrarono a fronte della crisi e del terrorismo degli anni settanta, quello spirito di unità nazionale che ci consentì di battere terrorismo e inflazione e di riprendere la crescita.

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Commenti all'articolo
  1. Occhio, Direttore: Renzi non ha la minima idea dei problemi del governo dell’economia; finora ha seguito le indicazioni di Gutgeld, onorevole bravo figliolo, ma adatto solo al piccolo cabotaggio (80 euro, jobs act, limatura di province, prefetture e forze dell’ordine,500 euro ai ragazzini) e lontano anni luce da una visione dei problemi veri della nostra economia. Amen.

  2. La vera frenata, che emerge dai martellanti fondi sulla politica estera ed oggi sull’economia, è quella della linea dell’Avanti rispetto alla vicinanza al Presidente del Consiglio. PERCHE’? PERCHE’?

  3. Ho difeso il governo su Jobs act e buona scuola, condivido la riforma costituzionle, sia pur con qualche distinguo. Ho scritto un pezzo a favore delle dichiarazioni del ministro Poletti che ha scatenato un putiferio. Adesso non ho capito se vengo rimproverato o apprezzato per la presa di distanze dal governo su un fondo che peraltro non contiene altro che sollecitazioni e un invito all’unità nazionale. Meglio così….

  4. Tutti i miei fondi e gli articoli che scrivo riflettono il mio pensiero, come è ovvio che sia. Se non sono in linea verrò richiamato, come qualcuno ha già sollecitato a fare. Ma devo dire che l’autonomia dell’Avanti è sempre stata rispettata. E l’Avanti non è in Parlamemto, ma se lo fosse il suo direttore continuerebbe, malgrado tutti i suoi distinguo, a dare la fiducia al governo.

  5. Carissimo Carlo, parlane con Nencini, so che l’ha già fatto. Io resto a dirigere l’Avanti fino a quando si rispetterà il mio pensiero. D’altronde non sarei proprio capace di scrivere cose che non penso. Ci mancherebbe solo che in questo momento di scontri e scissioni ci mettessimo a litigare anche io e Riccardo…

  6. il Direttore dell’AvantiOnline non ha fatto altro che rilanciare con termini preoccupati i dati resi pubblici dall’ISTAT e sulla politica estera sottolineato quello che la stragrande maggioranza dei commentatori italiani e stranieri ha già espresso ovvero che la condotta prudente del Governo Italiano é anche il frutto della mancanza di una linea politica autorevole.
    Ora questo sarà pure il suo parere che condividono i socialisti che non si sono ancora iscritti alla corte del Presidente del Consiglio, che vogliono sostenere questo quadro politico ma lo vogliono migliorarev

  7. Sarò banale, ma pur con i suoi difetti questo governo merita di essere sostenuto e così il suo capo. Non dimentichiamoci che l’altrenativa sono le elezioni, e con l’aria che tira meglio nel 2018 che fra sei mesi, altrimenti il rischio di ritrovarsi ( tremo al solo pensarci ) nelle mani di Salvini e Grillo diventa concreto.
    Criticare, ma con proposte. Pungolare Renzi. Ma sfasciare, no. Meglio di no. Meglio per tutti.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  8. Vorrei inoltre precisare da dirigente di questo partito che la linea che Carlo chiama ufficiale non solo la conosco bene, ma ho contribuito in misura credo non marginale a definirla attraverso l’elaborazione di documenti congressuali e di relazioni, ultima delle quali quella di apertura alla conferenza programmatica. Non penso dunque di andare in contrasto anche con me stesso.

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