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Opinioni e commenti
 

LA LIBIA RINASCE
Pubblicato il 17-12-2015


Accordo pace Libia a Skhirat, Marocco 1

Festa a Tobruk per l’accordo

L’accordo politico per formare il governo di unità nazionale in Libia è stato firmato oggi dai rappresentanti dei due governi di Tripoli e Tobruk a Skhirat, in Marocco. Una data simbolo perché cinque anni fa a Tunisi, un giovane ambulante, Mohammed Bouazizi, si dava fuoco davanti al municipio di Sid Bouzid, per protestare contro le prepotenze della polizia e cominciava la prima ‘primavera’ araba che in poco tempo si sarebbe estesa all’Egitto, alla Siria, al Marocco e alla Libia, il Paese che forse più di tutti ha subito l’incapacità della comunità internazionale di assistere le convulsioni di un regime che governava dal settembre del 1969. Convulsioni che furono incoscientemente accelerate dallo scandaloso interventismo di un Sarkozy in caduta libera nei sondaggi in vista delle presidenziali e forse anche nel quadro di un tentativo di recupero di spazi nel mercato del greggio di cui la Libia ha strepitose riserve.

La conferenza stampa a Skhirat, Marocco

La conferenza stampa a Skhirat, Marocco

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, presente alla cerimonia di Skhirat, ha sottolineato come “la nuova leadership libica, alla conferenza sulla Libia svoltasi questa settimana” a Roma, ha firmato un accordo che non è solo un pezzo di carta”. “È un impegno solenne per aiutare il popolo” libico, ha detto il ministro e “l’Italia è pronta a fornire il suo contributo alla Libia e lo stesso vale anche per gli altri Paesi, Ue compresa”. Gentiloni ha poi ringraziato il tedesco Martin Kobler, mediatore dell’Onu succeduto allo spagnolo Bernardino Leon, per i suoi sforzi.

La tornata finale dei colloqui si era avuta la scorsa settimana sotto la supervisione di Kobler dopo un blocco di quasi due mesi, fermi al progetto del predecessore. Il passaggio delle consegne con Leon, giunto a fine mandato, era stato contrassegnato dall’imbarazzo generale quando si era scoperto che mentre lavorava per la trovare un accordo di pace per la Libia firmava il contratto del suo nuovo lavoro, da 50 mila dollari al mese all’accademia per diplomatici, negli Emirati Arabi Uniti, un Paese non neutrale, ma sponsor del Governo di Tobruk, l’unico peraltro riconosciuto dalla comunità internazionale.

Accordo pace Libia a Skhirat, MaroccoLa Libia rappresenta l’esempio più eclatante, e forse più pericoloso – certamente lo è per l’Italia – del fallimento delle primavere arabe. La destabilizzazione del Paese, favorita dall’insipienza, forse non disinteressata della Francia, e sostenuta dalla Gran Bretagna, inutilmente contrastata dall’allora debolissimo Governo Berlusconi, non solo ha interrotto importanti legami con l’Italia, ma ha creato l’humus ideale per l’espandersi del terrorismo islamico così come avvenne con la disastrosa ‘esportazione della democrazia’ in Iraq voluta dalla presidenza americana di Bush e sostenuta anche in quel caso dalla Gran Bretagna di Tony Blair. Un processo di destabilizzazione della regione che in questi anni ha provocato un disastro dopo l’altro, che non accenna ancora a interrompersi, e che in Libia è reso ancora più esplosivo dalla storica divisione e conflittualità interna di clan e micro gruppi locali. Oggi Daesh, il califfato autoproclamato di al-Baghdadi, si è insediato in diverse aree del Paese e da poco anche a Sirte e all’antica città di Sabratha che rischia di fare la fine di Palmira in Siria. Anzi, sospinti dalla pressione dei raid sulle enclave siriane, importanti gruppi di miliziani dell’Isis e lo stesso califfo, si sarebbero trasferiti armi e bagagli a Sirte che così potrebbe divenire la ‘capitale’ di Daesh.

Kobler senza giri di parole ha ammesso che “l’Isis rappresenta una sfida per il futuro governo di intesa nazionale. C’è bisogno di un dialogo nazionale globale per trovare un modo per lottare contro i terroristi”. “La firma dell’accordo segna l’inizio di una tappa difficile ed è il primo passo per la creazione di uno Stato democratico in Libia” col nuovo governo che dovrà “assicurare i bisogni alimentari del popolo libico, iniziare un dialogo sulla sicurezza globale, contribuire alla guerra contro l’Isis, oltre a porre un accento particolare sulla situazione a Bengasi e nel sud del Paese”. L’ultima mediazione si basa su un esecutivo allargato a 9 figure per dare la maggior rappresentatività possibile a partiti, gruppi, fazioni e tribù che si specchiano solo in parte nel GNC (General National Congress) di Tripoli e nell’Assemblea di Tobruk. I due parlamenti non sono arrivati a concludere l’accordo vitale per il futuro del Paese con un voto, ma con la semplice firma di un impegno piuttosto generico, l’equivalente di una nostra mozione parlamentare. Il documento che dovrà dare vita tra poco più di un mese al governo di unità nazionale, col sostegno di una nuova risoluzione ONU alla quale sia Russia che Cina hanno già dato l’assenso di massima, non è stato firmato dai presidenti dell’assemblea di Tobruk e di Tripoli, Saleh e Sahmain che avrebbero voluto discutere ancora il piano, ma i loro vice Shoeib e Makzoum. Secondo alcune fonti, i due presidenti avrebbero anzi di fatto impedito che le rispettive Assemblee parlamentari votassero il testo dell’accordo con ciò forse, preparando il campo a una ripresa delle violenze.

In Libia due milioni e mezzo di persone, su un totale di 6, vivono oggi in condizioni di assoluta povertà, nonostante il sottosuolo custodisca riserve energetiche, valutate in 130 miliardi di dollari tra gas e petrolio, il 38 per cento delle riserve dell’intero continente africano mentre il Paese non ha nessun accesso ‘ufficiale’ ai mercati stranieri con le riserve della banca centrale e del fondo sovrano libico, bloccate.

Mentre si firmava l’accordo di Skhirat, la Gran Bretagna faceva partire un contingente di mille uomini alla volta della Libia per arginare l’espansione dell’Isis nel Paese. I militari britannici combatteranno nella missione di 6mila uomini a guida italiana che ha il compito di addestrare e supportare le forze di sicurezza del nascente governo nazionale libico.

Il mediatore Kobler, ringraziando le delegazioni presenti, ha detto che l’accordo “non fa tutti felici, è la parte più difficile di situazioni come questa, abbiamo un 75% che appoggia questa intesa, penso che come percentuale sia un buon inizio”. Oggi, ha scritto su Twitter, “le porte rimangono aperte anche per quelli che oggi non erano presenti” a Skhirat.

E comunque a questo punto, nonostante le prevedibili difficoltà, sembra divenire più credibile la previsione del Segretario di Stato Usa, John Kerry, espressa a Roma quattro giorni fa secondo cui la Libia avrebbe avuto un governo di unità nazionale entro quaranta giorni.

Armando Marchio

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