domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La sindrome del Pd. A tutti una piazza, a Craxi no. Il caso Lissone
Pubblicato il 14-12-2015


Giuro che non sono stupito, ma arrabbiato sì. La giunta precedente aveva intitolato a Craxi una piazza nel comune lombardo di Lissone e la cosa era finita con ampio spazio sui giornali. Noi avevamo naturalmente apprezzato la scelta. Coraggiosa e coerente. Adesso che il centro-sinistra ha vinto le elezioni la nuova giunta intende invece cambiare il nome della piazza. L’assessore alla viabilità Renzo Beretta dichiara al Corriere che vuole farlo al più presto, nonostante il prefetto gli abbia manifestato dubbi sul cambio dopo la recente intitolazione che risale al 2011. E aggiunge che il suo gesto vuole assumere “un valore simbolico”. Cioè politico.

Come dire che il centro-sinistra, almeno nel suo comune, propone un evidente valore anti socialista, visto che si tratta di discriminare il leader ventennale del Psi. Pensierino. Mai il centro-sinistra ha proposto di cambiare il nome non solo di via o piazza Togliatti, ma nemmeno di via Lenin, al quale in un paese della mia provincia è ancora dedicato un busto. Ci sono vie e piazze intestate a re, generali assassini, gerarchi, presidenti del Consiglio liberticidi come Crispi, o a capi del governo condannati ed espatriati all’estero come Giolitti. Ci sono vie e piazze intestate a traditori dell’Italia, a pittori omicidi. Niente. Tutto si accetta. Craxi no. Per trovare una soluzione l’amabile assessore è pronto anche a sganciare soldi ai fini di una ristrutturazione della piazza fornendo così un motivo più accettabile al prefetto. Incredibile, ma vero. Spendono soldi pur di cambiare l’intestazione al leader socialista di una piazza del paese.

Ma davvero pensano che i socialisti possano nutrire simpatia per un partito che esalta Berlinguer e demonizza il vice presidente dell’Internazionale socialista? Che riscopre ed esalta De Gasperi, che organizza mostre per Togliatti, che di De Gasperi fu feroce avversario, e continua a criminalizzare e discriminare il delfino di Pietro Nenni? Che, da membro del Pse, rilancia L’Unità, organo dei comunisti a cui dedica ancora le sue feste, e non l’Avanti, quotidiano da sempre dei socialisti italiani ed europei? Ma quando gli italiani si accorgeranno dell’imbroglio? Che il PSI faccia presente tutto questo a Renzi, visto che Di Lello non riuscirà nemmeno a parlargli…

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Commenti all'articolo
  1. Quali benvenuti? BenCORNUTI.
    Da sempre ci odiano perché gli hanno fatto credere che noi abbiamo impedito il trionfo delle meravigliose sorti e progressive, dalla scissione dei S.Marco di Livorno in poi.
    Ma noi imperterriti continuiamo col complesso d’inferiorità e con la sindrome di Stoccolma, accantonando il fatto che l’Italia, complice lo stato pontificio (oggi vaticano), è un paese DOGMATICO, che non sopporta le libertà civili e individuali, preferendo solo quelle collettive, dove a sinistra domina ancora il bolscevismo, disposto a cedere tutto al dogma dell’infallibilità, ma non al pragmatismo laico che ha fatto grandi tutti i paesi europei tranne uno: l’Italia.
    Sappiamo tutti che perseverare è diabolico, ma noi testardamente speriamo nel loro impossibile ravvedimento (un po’ come quello falso di efferrati criminali).
    Quanta fede compagno Del Bue!

  2. Chiedersi fino a quando gli italiani si accorgeranno del grande imbroglio è perfettamente inutile se non ci chiediamo noi per prim,i perché sosteniamo questo imbroglio? Cosa è andato a fare
    , e a noMe di chi è andato alla Leopolda il segretario del Psi? Ma veramente ha senso chiedere ad altri quello che invece noi non vogliamo vedere? Il Pd è un Partito anti socialista

  3. Sentite un po’, intendiamoci. Noi oggi siamo alleati del Pd, non siamo nel Pd e come vedete alziamo la voce. Io non ho nessuna paura a farlo. Voi vorreste che stessimo altrove. Dove? Con Vendola e Fassina? Pensate che su Craxi la pensino diversamente? Con Salvini e la Lega? Pensateci a cosa dicevano di noi. Da soli come nel 2008 a fare solo opera di testimonianza? Sapete come è andata a finire o no? Il problema semmai è di fare gli alleati scomodi.

  4. La contraddizione sta tutta in questa ammissione di impotenza. So benissimo che Fassina o Ventola non sono da meno di Renzi e Cuperlo, non cito altri per problemi di stomaco; ma quello che dovrebbe ro capire i socialisti che se continuano a dividersi invece che unirsi, la condanna alla loro fine o irrilevanza la firmiamo noi. Se la tattica è quella di né aderire e né sabotare, al massimo guerreggiare, alla lunga senza una strategia di uscite da questa situazione, la condanna è inevitabile. Il realismo senza coraggio è appiattimento, omologazione. Perché la gente dovrebbe scegliere i socialisti invece del Pd?

  5. Caro Mauro. tre proposte e due inviti
    – la prima: invia, come giornalista, questo tuo “Fondo” a due colleghi giornalisti del Corriere della Sera come Luigi Battista e Galli della Loggia, che mi sembrano fra i pochi che conservano la schiena diritta, chiedendo loro se possono commentare almeno per noi dell’Avanti quest’ostracismo bolscevico verso i Socialisti.
    – la seconda fai lo stesso con il nostro senatore Buemi invitandolo a fare un’interpellanza al Senato sull’accaduto.
    – la terza: Invitiamo anche quelli del Centrodestra a intervenire al Senato come Buemi. Qualcuno di loro vicino al Nuovo PSI, ha nutrito vicinanza politica a Bettino Craxi.
    Se si arrivasse a una interpellanza comune fra due socialisti, attualmente su sponde diverse, sarebbe un primo segnale di disponibilità al superamento della nostra Diaspora.
    – invita Guido Marone a pubblicare questo tuo “Fondo” sul giornale del Nuovp PSI “E’ ora”. Anche con questo tipo di partecipazione contribuiamo alla ricomposizione della Diaspora socialista.
    – l’invito: riporta in prima pagina quel toccante pezzo “Nerone e il Professore” Un libro su Bettino Craxi (E’ nella Rubrica Cultura). Se l’editore ce lo concede invialo anche al Sindaco di Lissone.
    Je suis socialiste

  6. Io penso che il problema non sia l’alleanza. Siamo stati alleati della DC per tanti anni. Ma dovremmo marcare meglio le nostre diversità. Per questo occorre dividere la segreteria dal governo e prenderci maggiore autonomia. Il Congresso potrebbe essere utile se produce un cambiamento.

  7. Frugando nell’archivio giorni fa è spuntato un mio commento del 9.6.2006 ad “Aprileonline.info.Quotidiano della sinistra”, che volentieri riporto:
    “I DS affogheranno nel partito democratico poiché non hanno voluto fare i conti col superamento della scissione di Livorno. O si torna al socialismo o si va alla ventura con un partito senza passato e con un opaco futuro”.

  8. Non dobbiamo stupirci più di tanto che si voglia dimenticare anche da un punto di vista storiografico recente quello che è stato e quello che ha fatto il PSI nel secolo scorso.
    Per i giovani nati negli anni 90, Craxi, (se ne hanno sentito parlare, perché a scuola la storia contemporanea non s’insegna) lo conosceranno come un condannato illustre, che per evitare il carcere si rifugiò in Tunisia. Se veramente però vogliamo risalire la china ed essere interlocutori validi per i cittadini di oggi dobbiamo insistere su un programma credibile che vada bene per l’anno 2016, è vero che siamo alleati ( scomodi) del PD, ma noi dobbiamo avere una nostra identità precisa fisionomia ben riconoscibile, certe volte sui problemi importanti ho l’impressione che non vogliamo scontentare nessuno.

  9. In politica, l’essere “alleati scomodi” può avere senso se si hanno i numeri, o vi sono le condizioni, per poter incidere in qualche modo sull’alleanza, ma se in proposito si è di fatto ininfluenti, mi chiedo a cosa possa servire l’essere “scomodi” se poi decidono sempre i più forti, cioè gli altri, perché sono autosufficienti, e fanno valere questa loro “egemonia”

    Vi potrà anche essere l’orgoglio e la legittima soddisfazione di aver fatto sentire la propria voce, ma se poi si resta sempre al proprio posto, cioè all’interno di quella determinata alleanza, ancorché per l’appunto inascoltati, si corre a mio avviso il rischio che tutto ciò venga percepito, anche da parte del potenziale elettorato, come un segno di debolezza, piuttosto che una prova di autonomia e fermezza.

    Non a caso, e se non ricordo male, l’orientamento del PSI di un tempo era per solito quello, sul piano locale, di non entrare nelle Giunte e nelle maggioranze se la sua rappresentanza non fosse risultata fondamentale e numericamente determinante, forse proprio per evitare di venir eventualmente marginalizzato, e subire così anche un danno d’immagine.

    Paolo B. 18.12.2015

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