lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Spagna e l’Italia
Pubblicato il 21-12-2015


Ho conosciuto Felipe Gonzalez quando era esule era a Roma, durante l’ultima fase del franchismo, spesso ospite del PSI. Era il leader del socialismo iberico. Divenne premier spagnolo nel 1982 e tale si confermò fino al 1996, quando fu sconfitto dal Partito popolare di Aznar. La Spagna è un paese fantastico, denso di poesia, di pittura e di musica. Di passioni e di fenomeni sconvolgenti. Dopo una fase di profonda crisi, adesso è la nazione europea con un tasso di crescita più elevato, anche se con la disoccupazione più alta, assieme all’Italia, esclusa la Grecia.

In Spagna era sempre stato in vigore un bipartitismo storico, tra socialisti e popolari. Quasi perfetto, perché non imposto da una legge elettorale. Non che il sistema elettorale, proporzionale con sbarramento, non fornisse altre soluzioni, tanto che dopo il 1975 c’erano altri partiti storici come quello eurocomunista di Santiago Carillo (pensiamo che durante la Guerra di Spagna i comunisti divennero più forti dei socialisti anche per gli aiuti provenienti dall’Unione sovietica), ma politicamente il popolo spagnolo finì progressivamente per escludere altre soluzioni al di fuori dell’alternanza tra socialisti e popolari, che si sono contesi a suon di voti il governo del paese.

Improvvisamente in Spagna non è più così. Il bipolarismo ha ceduto il passo a un tetrapolarismo, con l’affermazione, certificata dal voto di domenica, di un partito di sinistra, Podemos, del giovane Pablo Iglesias, che si attesta al 20% e di un partito di centro anti casta, di un altro giovane leader, Rivera, che sfiora il 14%. Al Partito popolare di Rajoy il 28% e ai socialisti di Sanchez il 22. Adesso si dovrà tentare di combinare un’alleanza di governo che raggiunga la maggioranza dei voti parlamentari. Il leader storico del socialismo iberico Felipe Gonzalez rilancia la sua vecchia idea di un’alleanza tra popolari e socialisti, che del resto è in vigore anche in Germania. La stessa alleanza che dagli anni sessanta i socialisti contrassero in Italia, più o meno analoga a quella sperimentata recentemente in Francia per sbarrare la strada alla destra alle elezioni regionali.

Proprio ciò che l’Italicum italiano impedisce. La nostra legge elettorale, e qualcuno come la ministra Boschi ne ha sottolineato la valenza alla luce delle elezioni spagnole, impedisce le alleanze sia dopo sia prima del voto, sia al primo che al secondo turno. L’Italicum, unica legge al mondo, pretende che ci sia un vincitore. Come si trattasse dell’elezione di un presidente e non di un Parlamento, confondendo presidenzialismo e parlamentarismo. Questa l’obiezione di fondo che sull’Avanti ho sempre avanzato al testo. Poi ce n’è una più concreta. Il premio alla lista, che elimina l’apparentamento tra liste alleate, impone un futuro governo di partito. E questo è oltremodo anti democratico. Bene ha fatto Nencini a proporne la modifica. In Spagna per governare serve un’alleanza con la maggioranza assoluta, in Italia basterebbe una lista di partito che col trenta per cento al primo turno vinca al ballottaggio. È più fedele interprete della volontà popolare la Spagna o l’Italia?

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Mauro
    Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.
    Nella passata primavera alla Legge elettorale hai dedicato diversi Editoriali e i giudizi critici che hai espresso hanno trovato il consenso del 98% di noi lettori spingendoci fino ad invitare i nostri parlamentari a votare contro l’attuale definizione.
    A queste critiche si erano aggiunti i giudizi contrari dei compagni delle altre due Mozioni congressuali e di tanti altri socialisti che avevo ricavato dalla lettura su altre sopravvissute riviste socialiste.
    A supporto delle tue giustissime critiche, moltissimi altri erano stati i giudizi critici che avevo ricavato dai vari dibattiti televisivi che invitavano a non giudicare la Legge elettorale a se stante, ma in collegamento con il quadro istituzionale che ne deriverà dopo la Riforma del Senato e del Titolo quinto.
    Infatti i commenti di alcuni esperti esprimevano il rischio di consegnare nelle mani di un solo Partito le leve di potere e di tutte le componenti elettive delle nostre istituzioni.
    In pieno patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi, alla trentina di senatori del PD orientati a non dare un voto favorevole a questa legge, si sostituirono i voti dei berlusconiani. Il voto dei nostri parlamentari si allineò nel voto di fiducia a quelli dei berlusconiani e dei renziani e non a quelli della minoranza del PD, venendo così meno al patto di lealtà con Bersani in quanto la loro elezione era stata possibile solo grazie al patto concordato in Europa tra Bersani, il PSI e il PSE.
    Ora, con un probabile 40% di elettori che non andrà al voto, la lista che andasse al ballottaggio con il 25% o il 35% del 60% degli elettori andati alle urne, avremmo che la Lista che, in caso di vittoria dopo il ballottaggio otterrebbe la maggioranza dei seggi in Parlamento, avrebbe in mano tutte le leve del Potere con il solo consenso del 15% o del 21% di tutti gli italiani. Come tu giustamente affermi si tratterebbe dell’elezione di un Presidente e non di un Parlamento confondendo presidenzialismo con parlamentarismo. A cui possiamo aggiungere che saremmo l’unico Paese al mondo che con l’Italicum ha gettato le basi per un Regime.
    COMPLIMENTI a chi ha votato questa legge!!!!
    Io sono convinto che l’attuale quadro politico è destinato a scomporsi e a ricomporsi. Il pericolo che vedo per il Centrosinistra è che nella futura ricomposizione esso possa ripetere gli errori storici di rimanere diviso mentre il centrodestra ricompattandosi potrebbe tornare a riassumere la maggioranza dell’elettorato. Il guaio sarà che il Centrodestra gestirà il Potere con gli strumenti derivanti da queste Riforme istituzionali di Renzi che, se non saranno modificate, renderanno in futuro più difficile un ritorno del centrosinistra al Potere. Anche se in ritardo Bersani questo l’ha capito. E noi??
    Ai cinque stelle malgrado una finta opposizione questa versione della legge elettorale va bene in quanto avendo come comandamento di non fare alleanze, in un ballottaggio tra loro e Renzi sanno che potrebbero aggiudicarsi la vittoria in quanto fiduciosi di raccogliere la maggioranza del voto antirenziano.
    Che fine farà il PSI se la legge non verrà modificata?? E con essa, gl’impercettibili segnali della nostra autonomia come potranno ancora esprimersi???
    Per ironia della sorte, la residua speranza che questa legge possa essere modificata è affidata ad Alfano e alle sparpagliate pattuglie del centro destra minacciando il ritiro del loro supporto al Governo.
    Questo di tanta speme oggi ci resta!!!
    Je suis socialiste

  2. Il tema come al solito è un altro, non di metodo elettorale ma di merito politico.
    Tutte le dimostrazioni militano a favore dell’unica indicazione: nell’epoca attuale, quando il socialismo europeo si assesta su posizioni “liberalcentriste”, cresce alla sua sinistra una forza, anche non comunista, che lo richiama al suo “ordine naturale”.

  3. Le elezioni in Spagna inducono ulteriori riflessioni oltre quelle sulle leggi elettorali. Come mai i Partiti Socialisti perdono elettori in Francia in Spagna, in Italia vogliono far sparire anche la parola Socialista, non sarà per caso che in questi anni si sono accettate politiche di destra liberale e gli elettori giustamente stanno votando l’originale?

  4. Aggiungo che certamente, come ha sottolineato ieri sera Cacciari, si tratta di uno smottamento che tocca i partiti tradizionali, eppure resto convinto della profonda connessione tra modello elettorale ed espressione di voto. In Italia né il Pd, né il centro destra unito, né i Cinque stelle smotteranno, perché i tre poli concorreranno ad aggiudicarsi col premio di lista (se rimarrà tale) il governo del paese. E invece le liste minori, compresa quella della Sinistra italiana rischiano, come nel 2008, di sbattere la testa contro il muro del voto utile. Vedrete. Solo il proporzionale esalta le scelte ideali, il premio di maggioranza le sopprime in funzione del voto per il governo. Che diventa voto per e contro.

  5. Il commento di Renzi sul risultato elettorale in Spagna ha esaltato il fatto che con l’Italicum si sarebbe già risolto il problema , è come dire che in una legge sulle autostrade è meglio prediligere la velocità che la sicurezza stradale.

  6. Mi sembra abbastanza azzeccato il paragone con l’autostrada che troviamo in uno dei commenti, ma oggigiorno la velocità, e non mi riferisco a quella sulle strade, sembra diventato ovunque un imperativo, e occorre pertanto decidere se assecondarla appieno, o se, invece, non possa esser meglio il cercare di non correre sempre e comunque con passo frenetico, pur se vi sono accelerazioni cui non possiamo più sottrarci, visto come va il mondo.

    Stante ciò, forse sarebbe per noi il caso di coniugare il presente col passato, quello in cui i ritmi erano meno convulsi degli attuali, ma si riusciva comunque a fare molte cose, anche con buoni risultati per i singoli, le famiglie, e le comunità, secondo una “formula” che mi sentirei di accostare, in campo politico, al sistema proporzionale, probabilmente più lento ma purtuttavia più rassicurante, e capace altresì di dare frutti di ottima qualità.

    Il maggioritario – specie con premio alla lista, che per sua natura “impone un futuro governo di partito” – può a prima vista sedurre, perché evoca un Esecutivo forte, dando così l’idea della governabilità, ma può appunto succedere che una sola forza politica abbia “in mano tutte le leve del Potere con il solo consenso del 15% o del 21% di tutti gli italiani”, si imponga cioè un soggetto politico “pigliatutto”, anche con percentuali di voto non ragguardevoli

    E può altresì capitare che detto soggetto vada mano a mano ad occupare tutti gli spazi, eliminando di fatto ogni contrappeso e fattore di riequilibrio, e indebolendo di riflesso oppositori e concorrenti, e a quel punto il ricambio verrebbe reso abbastanza arduo, nel senso che l’alternanza, ossia l’emblema stesso del maggioritario e del bipolarismo, rischierebbe di restare al palo, ovvero un principio molto teorico.

    Guardando poi alle elezioni francesi, ma il discorso varrebbe per ogni altra analoga situazione, viene da chiedersi se sia giusto che una forza che rappresenta un terzo dell’elettorato, qualunque essa sia, venga tenuta fuori da tutti i livelli decisionali, e che questo avvenga per accordi di desistenza, e con la stessa logica non credo che il problema sia quello di scongiurare “Il pericolo che vedo per il Centrosinistra”, bensì trovare le soluzioni più idonee e confacenti per il Paese.

    Secondo il mio modo di pensare, le intese politiche si stipulano per governare, cioè per realizzare un progetto, ossia “pro” e non “contro” qualcosa, come accadeva nel proporzionale, il cui lato debole, se non ricordo male, era semmai la durata dei Governi, non tanto la loro formazione, ma per rimediarvi sarebbe forse bastato introdurre l’istituto della “sfiducia costruttiva”, almeno per quanto posso capirne.

    Paolo B. 23.12.2015

  7. Direttore, credo che abbiano ragione quei compagni, che mettono in evidenza, che non è questione di legge elettorale, anche se le sue riflessioni sulla legge approvata in Italia hanno un fondamento ma per il dopo elezioni. I partiti Socialisti in Europa ottengono questi risultati negativi perché rincorrano le politiche liberal-centriste, provocando crescenti disuguaglianze nelle popolazioni.Ecco che arriva Podemos col 20% e il successo di un partito anti casta.

  8. Caro Mauro, ti rispondo un po’ in ritardo, ma mi preme dire la mia sull’unico punto dei tuoi interventi in cui non sono d’accordo con te (per il resto sono sempre d’accordo e, come ti ho già detto , invecchiando migliori.
    Parlo della legge elettorale, cioé dell’Italicum .
    Le critiche che in sostanza tu muovi sono di due ordini :
    1- un partito con solo il 30-40 % ( cioé la minoranza) può avere la maggioranza assoluta dei seggi : e questo lo trovi inaccettabile ;
    2- i parlamentari non sono scelti dagli elettori ma imposti dai partiti.
    Sono d’accordo con te che l’Italicum sia una legge pasticciata , ma io che sono da molto tempo favorevole al sistema maggioritario all’inglese ( che nessuno può tacciare di essere antidemocratico ) mi e ti chiedo:
    1- quando mai in Inghilterra il vincitore delle elezioni ha mai preso la maggioranza assoluta dei voti, sia esso laburista o conservatore? comunque prendeva la maggioranza assoluta dei seggi e nessuno ha mai protestato : é il maggioritario, bellezza !! Per cui penso che semplicemente l’Italicum contenga una logica maggioritaria che non mi fa schifo.
    2- sempre nel sistema maggioritario se nel collegio di Reggio Emilia il partito laburista candida Mauro Del Bue e il Partito conservatore Fulvio Camellini, il candidato del partito vincente diventa deputato , senza che sia scelto dagli elettori ma indicato dal partito di appartenenza : anche qui é la logica del maggioritario bellezza !! O no ?
    Cari saluti.

  9. Ma neppure in Gran Bretagna, patria del maggioritario secco, si decide che ci debba essere un vincitore, come accade con l’Italicum. Come se fossimo al Giro d’Italia o in una repubblica presidenziale. Facciamola, la repubblica presidenziale, allora ed eleggiamo il vincitore. Un presidente, non una lista.

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