domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’autonomia dei socialisti
per una nuova sinistra
Pubblicato il 03-12-2015


Il segretario del nostro Psi, Riccardo Nencini, ha lanciato dalle colonne dell’Avanti! un appello a stringersi “attorno al partito in una fase così delicata”. Appello certamente condivisibile se sarà seguito, da parte di tutti, da atteggiamenti e pratiche conseguenti, per sostenere le ragioni del socialismo in Italia e di una forza organizzata attorno alla sua storia, ai suoi valori e ai suoi programmi.

Tre appaiono, a tal proposito, le questioni più rilevanti. L’autonomia del Psi in primo luogo, contro gli evidenti tentativi di cannibalizzazione del Pd, in cui l’ideologia del vecchio Pci permane in un solo tratto: l’antisocialismo. Come diceva giustamente Bettino Craxi “ai comunisti i socialisti piacciono come il salame, a fette”. Bisogna prendere le distanze da un partito democratico guidato da oligarchie che, grazie anche all’Italicum, pensano di appropriarsi dello Stato, come la vecchia Dc, e la cui azione politica, nonostante l’adesione ad un sempre più spento Partito socialista europeo, riecheggia quella del Partito socialdemocratico portoghese, il quale a dispetto del nome aderisce ai Popolari europei e geneticamente conservatore.
Le norme regressive sui diritti del lavoro, l’attacco sistematico ai sindacati (che, di loro, hanno compiuto molti errori, soprattutto a dividersi nel recente passato e a non contestare con l’adeguato conflitto sociale le politiche del governo-Monti), una politica economica sul lato dell’offerta, l’abbandono del Mezzogiorno, sono l’antitesi di una visione socialista riformista.
La conseguenza non può che essere l’uscita dalla maggioranza e dal governo.
La riorganizzazione socialista poi, che superi una visione novecentesca della strutturazione politica in partito, per costruire una rete di forze, circoli, associazioni e personalità di ispirazione socialista. Un network socialista che parta dal Psi e dal dialogo con i socialisti di Caldoro, con i Liberalsocialisti e con i compagni di Risorgimento socialista. Ciò può avvenire solo se si eliminano settarismi e scomuniche, anche perché essi sono fuori da una tradizione laica e antidogmatica qual è quella socialista, e, peggio, contumelie, sino al ricorso agli organi di giurisdizione interna e alla magistratura ordinaria. Ma perché non cercare il dialogo e il confronto, con cui fare prevalere, dialetticamente e con tolleranza verso le altrui posizioni, le proprie ragioni?
La linea politica quindi, che, considerata l’esigenza di autonomia e di riorganizzazione del socialismo italiano, non può che guardare al grande spazio vuoto della politica italiana: la sinistra.
Nel mentre la destra si ricostituisce lungo l’asse nazionalista e tendenzialmente xenofobo Salvini-Berlusconi e Renzi sta dando vita ad un nuova grande forza centrista, a cui concorreranno le piccole truppe di Verdini e di Area Popolare (Udc-Ncd-Scelta Civica), c’è bisogno anche in Italia di una forza di sinistra. Ma attenzione!, non di una sinistra radicale e protestataria, ma riformista e di governo, che si candidi a guidare il paese, sulla base delle idee tradizionali della socialdemocrazia europea: intervento pubblico in economia e regolazione del mercato, welfare riformato, redistribuzione fiscale dei redditi, democrazia economica, e dei nuovi fermenti di movimenti di base come Podemos in Spagna e quelli portoghesi, alleati dei socialisti di quei paesi, e, depurati dalle furbizie levantine, Syriza in Grecia, con la revisione delle norme-capestro per i cittadini europei di Maastricht.
Perché, quindi, non dialogare con Sinistra Italiana, ipotizzando forme di collaborazione parlamentare e nei territori, anche con liste comuni a simboli plurimi per le prossime amministrative? Perché la piccola comunità socialista, grande per la sua tradizione e per il suo ruolo nella storia d’Italia, non concorrere alla ricostruzione di una sinistra, che voglia svolgere la funzione naturale di rappresentante degli interessi popolari e democratici?
Insomma, ciò che appare ancora una volta chiaro per il socialismo italiano è quanto preconizzato da Pietro Nenni all’alba degli anni 80 del secolo trascorso, prima della sua scomparsa, allorquando sull’Almanacco socialista scrisse: “”Tutto è in questione, tutto è posto di fronte all’alternativa di rinnovarsi o perire”.

Maurizio Ballistreri

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