domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Lavoro e banche,
ingiustizia di massa
Pubblicato il 11-12-2015


I contadini del Mugello hanno sempre dimostrato, anche in tempi ormai lontani, una fervida fantasia, della quale Matteo Renzi non dovrebbe fare fatica a riscoprire le tracce. Basterebbe infatti trovare qualcuno di coloro che ebbero l’avventura di partecipare alla guerra del ‘14-‘18 o di essere familiari, magari giovanissimi di genitori, zii, o vicini di casa che a quella guerra furono costretti.

I meccanismi di coercizione e di controllo che i comandanti dei vari reparti usavano e intensificavano via via che l’esigenza di rimpiazzare i caduti o i feriti, incrementava il ricorso a sempre più giovani soldati veniva accompagnata da una censura feroce delle lettere in partenza o in arrivo al fronte, dove anche la sola affermazione “qui le cose vanno male” poteva far correre guai seri. In quel epoca, tra la truppa mal vestita e mal nutrita ma non priva di ironia esistevano tanti contadini.

Tra i contadini, quelli “dalle scarpe grosse e dal cervello fino” prese corpo l’esigenza di usare un linguaggio che permettesse intanto di capirsi tra loro e con il loro mondo oltre che di sfuggire ai controlli. Prese progressivamente forza la necessità di dire la verità facendo finta di negarla. Il Governo e lo Stato Maggiore parlavano di grandi successi e di forti avanzate. Dire o scrivere che ciò non era vero, che si stava invece arretrando sarebbe stato davvero troppo rischioso.

L’esperienza contadina arrivò in soccorso soprattutto perché in una fase nella quale non si conosceva ancora la meccanizzazione delle campagna, l’unico modo per dissodare la terra era l’uso della vanga. Come tutti dovrebbero sapere, la vanga si può usare soltanto camminando a ritroso, e quindi dissodando il terreno andando indietro anziché in avanti. È ovvio quindi che se uno si rivolge ad altri dicendo “sto avanzando vangando”, è comprensibile solo da chi ha ben chiaro che vangando, lo si fa andando indietro anziché in avanti. Non è dato sapere quanti sono invece coloro, che scaldati dal sacro fuoco dell’ottimismo governativo ritengono che la parola “avanzando” sia di per se esaustiva di ogni altra esigenza per dimostrare fedeltà al governo.

In questi giorni, abbiamo continuamente dimostrazioni lampanti di come sia ormai radicata la convinzione che sia sufficiente affermare che tutto va bene e che si avanza. Anche se i dati dell’ISTAT dimostrano che le promesse di miracoli per quanto riguarda l’occupazione giovanile, e dell’occupazione tout-court, non si sono realizzate. Poletti continua a insistere che le cose vanno bene, e anziché incominciare a fornirci i primi dati relativi ai risultati ottenuti con le misure di sostegno alle imprese per il passaggio ai contratti a tempo indeterminato e spiegarci, se come si sente dire in giro è vero che spuntano già i soliti furbetti del “prendi i soldi e fuggi”, coloro cioè che prendono i contributi governativi senza rispettare gli impegni formalmente assunti quando hanno chiesto di ottenerli.

E mentre Renzi continua a sostenere con grande forza che la cultura e quindi anche la scuola e l’insegnamento sono la parte principale del suo impegno, quindi che l’imperativo è quello di studiare di più e sempre meglio, il buon Poletti nella vesti di parroco di campagna è venuto a spiegarci che un 110 e lode è pressoché inutile. Sempre a proposito di previdenza e di pensioni, continuiamo a domandarci che cosa pensano Poletti e Boeri di una altra ondata di prepensionamenti che sembra ormai pronta. Un silenzio, quello sui futuri possibili prepensionamenti molto sospetto. In quanto riguarda misure che se dovessero essere adottate, riguarderebbero soltanto i grandi gruppi industriali e finanziari.

I danni che si producono ignorando la realtà sono di tre ordini:

  • si rischia di discriminare nel mondo del lavoro proprio coloro che hanno rapporti di lavoro meno garantiti e meno remunerati;
  • si chiudono gli occhi su una realtà che ci ammonisce a prendere finalmente atto che il lavoro attualmente disponibile non è sufficiente per tutti e che quindi va ripartito diversamente;
  • il silenzio di Poletti e Boeri sulla questione della tenuta del bilancio previdenziale la dice lunga sui loro orientamenti politici e sociali, ma fa anche venire il sospetto che ciò non avvenga a caso. Diventa sempre meno arbitrario sospettare che stia crescendo, e questa volta con coperture anche governative, la schiera di coloro che ritengono che ormai il sistema previdenziale pubblico sia da ridimensionare drasticamente per dare così finalmente via libera al mercato. Quando si parla di mercato, sembra addirittura inutile aggiungere l’aggettivo ‘selvaggio’, poiché il mercato di oggi ha dimostrato ampiamente di non poter rispettare quel ruolo sociale che la Costituzione invece richiama.

In queste ore appare pleonastico e quasi sicuramente inutile rivolgersi al ministro Padoan, Impegnato com’è in una missione umanitaria di grande rilevanza. Per missione umanitaria, Padoan intende ovviamente l’aiuto ai risparmiatori vittime degli imbrogli delle quattro banche che il governo dice di avere salvato. A proposito, non ci è sfuggito il fatto che è iniziato il fuggi-fuggi, soprattutto dopo il tragico annuncio del suicidio di Civitavecchia.

Il rispetto per i famigliari di chi si è tolto la vita per protestare contro l’ignobile trattamento subito dalla banca nella quale riponeva tutta la sua fiducia, non può ovviamente impedire a nessuno di chiedersi e di chiedere come mai, se come dice il direttore di Banca Italia, la vigilanza di quel istituto non ha nessuna responsabilità, se i padri che hanno avuto una qualche responsabilità sono persone per bene a prescindere, se la comunità europea se la cava affermando che ci aveva ammoniti e avvertiti, se Renzi afferma che ha salvato quattro banche dal fallimento, tantissimi posti di lavoro e i disastri inenarrabili che sarebbero piovuti sulle imprese che hanno rapporti con quelle banche, il cerino dovrebbe rimanere soltanto in mano a cittadini del tutto incolpevoli.

Si guardi bene che per cittadini incolpevoli ci riferiamo in particolare a coloro che come tante formichine hanno investito i risparmi di una vita con l’obiettivo di disporre domani di un gruzzoletto sicuro per poter far fronte ad una pensione insufficiente o per poter aiutare figli e nipoti. È duro dirlo, e a qualche ben pensante suonerà anche un tantino sguaiato, ma tra gli anziani colpiti da questa vicenda, ne esistono alcuni che segnalano come se ne sono andati in fumo anche i soldi dedicati al proprio funerale e all’acquisto di un posto al cimitero.

Il rispetto che dovremmo avere per tutte le persone colpite dovrebbe anche indurci a porre una domanda: chi parla di aiuti umanitari o di misure di sostegno non per tutti ma sottoposte al giudizio di un arbitro, a cosa si riferisce, a quanti soldi, e a quali criteri, e soprattutto chi dovrà decidere? È davvero singolare per non dire scandaloso che nessuno parli di compartecipazione alla abolizione o riduzione del danno di tutti coloro che ne sono responsabili, e non sarebbe male in quest’ambito incominciare a riflettere anche sulle responsabilità politiche e psicologiche di quel “povero diavolo” di impiegato che non è in grado di opporsi a una dirigenza che lo obbliga ad assumere certi comportamenti, mettendoci la faccia e che spesso viene usata dai veri responsabili per gabbare la gente che si reca allo sportello.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

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