martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le banche e l’escalation dell’”immoralità”
Pubblicato il 11-12-2015


l43-euro-crisi-banche-120411131706_bigMarco Pannella diceva: “la buttiamo sempre in caciara”; la caciara è l’arte della confusione dove chi ci rimette è sempre il più fragile, il più educato che nel caos perde il filo del discorso. Mi riferisco alla pressione che viene esercitata su milioni di pensionati perché comincino anche loro ad usare una carta di credito. Il fine ultimo, però, non è proprio questo, bensì che gli anziani chiudano i loro libretti “postali” e aprano un conto corrente, così da essere successivamente “guidati” ad investire in azioni e obbligazioni bancarie. Altro che quel libretto sgualcito, nascosto gelosamente nel cassetto della biancheria!
Per le vecchie generazioni andare alle poste significava molto di più che ritirare lo stipendio o la modesta pensione. La liquidità della busta paga simboleggiava per loro la materialità e la tangibilità del compenso per il faticoso lavoro svolto. Significava, in altre parole, la possibilità di spendere ogni centesimo dei loro averi senza condizionamenti, senza l’obbligo di possedere un conto corrente. Vi è altra ragione per stravolgere le abitudini di vita degli anziani se non quella di favorire le banche e l’economia finanziaria? Gli istituti di credito non sono altro che delle “imprese” che devono realizzare un profitto e come tali agiscono. Il fatto però che si debba obbligare un anziano ad avere un bancomat non per dare un contributo alla trasparenza, ma perché le banche possano fare profitti, rende evidente la totale assenza di scrupoli e di etica da parte dei banchieri nostrani ed europei.
Vi ricordate la gioia del nonno che metteva le mani in tasca per regalare qualche spicciolo al nipotino? Era padrone della situazione, esercitava il suo ruolo: quello di regalare un momento di felicità non solo al bambino, ma anche a se stesso. Avevamo forse paura che venissero rapinati da qualche malfattore? Le banche con pochi scrupoli stanno vanificando i principi di modernità, sicurezza e tracciabilità attuati dal legislatore! E ancora, perché obbligare un vecchietto a pagare qualche decina di euro di spese per mantenere questi famelici conti correnti ed un bancomat che non useranno mai? Si potrebbe obiettare che questo costo sia irrisorio, ma per chi? Non certo per chi prende 700 euro di euro di pensione! Le persone che “la buttano in caciara” sono le stesse che, in malafede, insistono sulla opportunità di un conto in banca per tutelare – così dicono – l’anziano anche da ipotetiche truffe e rapine. Mi chiedo cosa facciano questi “caciaroni” per evitare che qualche funzionario bancario riesca a convincere il pensionato ad investire i pochi risparmi nelle azioni e nelle obbligazioni della stessa banca, con i risultati che in questo periodo sono sotto gli occhi di tutti: decine di migliaia di azionisti e obbligazionisti di più banche italiane ridotti a “stracci”! Più fortunati sono stati tutti gli ottantenni che si sono fatti convincere a sottoscrivere l’acquisto di buoni ventennali: almeno si possono portare il tesoretto nell’altra vita! Peccato che, in termini strettamente legali, situazioni come queste non siano ascrivibili al plagio psicologico. Già, perché mentre i più giovani sono ormai avvezzi ad avere a che fare con l’immaterialità dello scambio finanziario, quello che si realizza attraverso una carta di credito quando la transazione avviene senza la mediazione di moneta sonante, gli anziani difficilmente riescono a comprendere cosa significhi effettuare un pagamento senza un passaggio soldi. E se gli effetti di questa immaterialità finanziaria – il capitale che reifica se stesso e da “sostanza” diviene “soggetto”, direbbe Marx – sono dannosi per i giovani, perché indotti a credere che disporre di una carta di credito sia come possedere un pozzo infinito di denaro, figuriamoci lo scombussolamento che tutto ciò rappresenta per un anziano! Soprattutto per quell’anziano abituato a contare centesimo per centesimo per sapere di quanto dispone. Vi immaginate la scena di un nonno attempato che, anziché decidere di uscire con soli venti euro per fare la spesa, cominci a spendere e spandere la pensione, giocando alla lotteria oppure abbandonandosi al consumismo più sfrenato?! E’ probabile infatti che, a livello subconscio, sia indotto a pensare che quella “carta magica” sia una fonte inesauribile di felicità.
Non si può certo parlare di “raggiri” è vero, però sicuramente si ha a che fare con alcuni spregiudicati ed immorali funzionari di istituti di credito che praticano l’arte del “magliaro” nei confronti di persone fragili e indifese; immolate come “feticci” ai loro capi che li premiano per la loro immoralità.

Angelo Santoro

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Commenti all'articolo
  1. Egregio dottor Santoro
    Oggi Lei ha dedicato tutto il suo articolo agli anziani.
    Lei lo fa nei confronti della loro mancanza di difesa o di abilitazione nell’uso degli strumenti finanziari, ma più in generale ciò rappresenta una pagina simbolica nel rappresentare chi si prende cura come Lei dei problemi dei più deboli esprimendo in tal modo uno dei valori della Cultura socialista che si affianca a quella più universale di lottare per ridurre le disuguaglianze.
    Fa bene a ricordare il tradizionale libretto postale. Oltre che una tranquillità, perché l’anziano psicologicamente si sente garantito, egli percepisce almeno uno 0,6% d’interesse che seppur modesto è pur sempre più equo rispetto al meno 0,3% d’interesse più le spese, che gli graverebbero da una gestione del suo denaro con un conto corrente. Pensi dottor Santoro a quale tipo di rapina siamo arrivati oggi: un cittadino che destina la sua pensione in un conto corrente anziché essere ringraziato deve pagare un interesse passivo!!
    Ma lo Stato, sotto il profilo legislativo, non dovrebbe garantire comunque un pareggio??
    Nel Fondo del Direttore “Quel pensionato suicida” ho già espresso il mio contributo. Tra le azioni che suggerivo chiedevo se fosse possibile rivolgersi all’Associazione “Interessi Comuni” per mettersi a disposizione, a nome dei Socialisti, per dare assistenza professionale a tutti coloro che sono stati danneggiati da quelle quattro Banche offendo loro anche il supporto per una tutela giudiziaria.
    Inoltre chiedevo di valutare se come Associazione esistano le possibilità e l’opportunità per promuovere una Class Action da parte dei risparmiatori nei confronti di Bankitalia, Consob ed ABI per mancato o inadeguato controllo e carenza di pubblica informativa nei confronti dei risparmiatori.
    Abbiamo trovato in Lei e nell’Associazione dei paladini che non temono di confrontarsi con una delle più subdole e agguerrite componenti dei poteri forti quali appunto è quella del potere Finanziario.
    RingraziarLa è il minimo che possiamo fare.
    Mi conceda di salutarla fraternamente come faccio con i miei compagni. Je suis socialiste

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