mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le cause della fine
del centrosinistra
Pubblicato il 07-12-2015


4SARAGAT11grAlla biblioteca storica di Via Caetani, presentato l’ultimo libro di Franco Ferrarotti: corsivi del 1960 che davvero sembrano scritti oggi

Case, scuole, ospedali sempre carenti, lavori pubblici sfociati assai spesso in costose “Cattedrali nel deserto” (costruite a colpi di faroniche tangenti), classe dirigente a dir poco inadatta, corruzione dilagante, malavita, mafia, camorra pericolosamente colluse con la politica, intrighi di stato incredibili. Questo il “quadro italico” delineato, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea in Via Caetani a Roma, dai relatori alla presentazione del volume “Il primo centrosinistra. Le ragioni di una sconfitta”, di Franco Ferrarotti (introduzione di Fabrizio Federici, Solfanelli, Chieti, 2015).

Un quadro che purtroppo, resta costante nei decenni: i corsivi di Ferrarotti, “decano” dei sociologi italiani, pubblicati sul quotidiano di area socialdemocratica «La Giustizia» (diretto da Michele Pellicani) oltre mezzo secolo fa, da febbraio a luglio 1960, e ora ripubblicati appunto nel volume di Solfanelli, conservano infatti un’attualità inquietante. La sfida, su più terreni, che indicano è a tutt’oggi di fronte alla classe dirigente italiana. Mentre la sinistra in Italia ha tradizionalmente oscillato fra un massimalismo parolaio e inconcludente, quando non inutilmente barricadiero, e un riformismo rinunciatario. “Occorre inventare, allora, una sinistra autenticamente riformista e democratica, capace d’ una politica dei piccoli passi che, però, non dimentichi i grandi ideali, per rinnovare davvero la società”: ha evidenziato Giuseppe Averardi, senatore emerito, giornalista, direttore responsabile della rivista “Ragionamenti Storia”.

Roberto Cipriani, docente di Sociologia generale all’Università Roma Tre, ha analizzato quei corsivi che potrebbero tranquillamente esser stati scritti oggi (vedi anzitutto quelli in cui l’Autore evidenzia il disgusto dell’opinione pubblica per la politica nazionale, ridotta a “mercato delle vacche”). Mentre Luigi Fenizi, saggista, consigliere parlamentare emerito, tuttora collaboratore alle attività del Senato, ha focalizzato il dibattito politico-culturale dei primi anni ’60, quelli appunto del primo Centrosinistra. Fabrizio Federici, collaboratore di questa testata, ha ricordato le più importanti conquiste del Primo centrosinistra (1960 circa – 1972) dallo Statuto dei Lavoratori al divorzio, dalle regioni ordinarie (pur malissimo realizzate, com’è noto) alla legge istitutiva del referendum popolare abrogativo. “Se non vogliamo – ha concluso Franco Ferrarotti – che anche questo Centrosinistra di Renzi (peraltro, pallidissima imitazione di quello di Nenni, La Malfa, Saragat, Moro), e qualsiasi futura soluzione politica analoga falliscano anch’essi, dobbiamo davvero iniziare a lavorare a fondo, anzitutto sul rapporto tra Paese e classe politica, nazionale e degli enti locali”

Fabrizio Federici

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