sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Abi e il “botto”
di Capodanno
Pubblicato il 28-12-2015


abi_2In un momento in cui i lumi della “formazione” nel nostro Paese sono fievoli e l’Arbitro Bancario Prefettizio non riesce nemmeno ad accendere i motori, le speranze di salvare gli avamposti dove risiedono nostri formatori allo stremo si assottigliano ogni giorno. Ma niente paura. Ecco arrivare, preceduti da rulli di tamburi e squilli di tromba, la cavalleria dell’Educazione Finanziaria raccontata prima di Natale  negli studi di La7 in un manuale scritto dal Vice Presidente di ABI, Giuseppe Ghisolfi.

Bravi a sciacallare e a speculare sulle disgrazie altrui – emblematico il caso del terremoto dell’Aquila -, ancora una volta ci ritroviamo, nostro malgrado, in terreni vischiosi dove si arranca e non si ha la lucidità necessaria per capire che il peggio deve ancora arrivare.

Il Vice Direttore di Bankitalia, Luigi Signorini, si è immedesimato nella figura dello “starter” ed ha sparato il colpo di via sabato 19 a Omnibus di La7: “E’ importante – ha precisato in quella occasione – che le persone si documentino prima di acquistare nei supermarket dei prodotti bancari”. Neanche si trattasse de li mejo bocconi di Gioacchino Belli, Signorini ha immancabilmente dispensato consigli al pubblico, fornendo tre indicazioni che suonavano più o meno così: se una cosa appare troppo bella ed invitante state attenti perché potrebbe essere non vera; in seconda istanza, diversificate il rischio (ma Mike Buongiorno non invitava i concorrenti a giocare a Rischiatutto?). La terza francamente era così scivolosa che non la rammento… probabilmente ci sarò scivolato sopra!

Quello di Signorini è stato indubbiamente un intervento “di alto livello istituzionale”, quasi a voler superare il suo “capo” che dalla Lucia Annunziata aveva finanche ammonito – udite, udite! – sull’opportunità di vietare la vendita dei prodotti a rischio negli sportelli bancari. Allora lo sapevate già che non si sarebbero dovute vendere quelle azioni, birbantelli!

Torniamo ai famigerati corsi di educazione finanziaria. Sorgono alcune plausibili interrogativi: chi li fa? Quanto ci costano? Chi li paga? Ma, soprattutto, qual è lo scopo?! Davvero pensiamo che impartendo corsi del genere si possano evitare investimenti sbagliati, errori da parte dei “consumatori” azionisti e ingenti perdite materiali (quando non “umane”, come il caso del pensionato di Civitavecchia suicidatosi). La faccenda “puzza” assai di ipocrisia. Ne abbiamo già abbastanza dei tanti “Ponzio Pilato”, tra politici e banchieri, disposti a lavarsi le mani, con escamotage degni dell’ultima trovata, mentre nel frattempo si continua a “truffare” indisturbatamente i risparmiatori! Basterebbe semplicemente che funzionari e direttori di banca preposti non truffassero le persone, punto! Inoltre, cosa più importante, finché contratti, carte e cartelle non siano comprensibili a tutti, bambini e anziani compresi, di quale trasparenza parliamo?! Solo a me sembra del tutto irragionevole e alquanto ipocrita che un banchiere da una parte abbia l’arbitrio di adescare il risparmiatore ignorante, mostrandogli contratti la cui scrittura appare deliberatamente criptica e sibillina – situazione degna del peggior “azzeccacarbugli” di manzoniana memoria – mentre dall’altra, per ripulirsi la coscienza, istituisca dei corsi di educazione finanziaria?

In seconda istanza, per quale motivo i nuovi “direttori-fattorino” delle banche dovrebbero vendere prodotti da master universitari a persone semplici? Sarebbe molto più ragionevole se esistessero due tipologie di prodotti differenti: le azioni vendibili dalla banca sotto casa e quelle vendibili solo nelle banche d’affari. Non mi sembra complicato!

La verità – diciamocelo – è che dietro quest’ipocrita trovata vi è la solita, tutta “italica”, strategia sottesa a favorire l’amico dell’amico: “mi manda Picone!”, ovvero “se posso farti sedere a tavola con me e mangiare assieme, t’aiuto”. Come? Magari impiegando finanziamenti pubblici e privati per istituire dei corsi di educazione finanziaria che servono solo a incrementare le tasche di qualche barone accademico, di qualche presidente di fondazione o preside di un corso di master universitario, nuovo di zecca e pronto a essere istituito per l’occasione. Così il banchiere potrà, con la coscienza pulita, continuare a lucrare sui “malcapitati”, il politico mostrerà al Paese intero la bontà della sua “politica del fare” e gli splendidi risultati della rottomazione suggeriti dal Principe di Lampedusa, mentre un nuovo amico con la “patente” da Professore, ora può finalmente sedersi al banchetto. Fino a quando non saremmo obbligati, una volta terminata la predazione delle risorse, a inventarci l’ennesima trovata, spacciandola, magari, come azione di buon senso a tutela dei correntisti. Alla prossima “sparata” di Capodanno!

Angelo Santoro

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