lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Europa, debole politicamente ma liberale e garantista
Pubblicato il 10-12-2015


Oltre ai temi di geopolitica e militari, oltre a quello di politica interna vedi Le Pen, oltre a quello di sicurezza interna legato alle minacce ed ai rischi di ulteriori attentati da parte di frange estreme  del fondamentalismo religioso, al tema sociale e di integrazione dei giovani nei luoghi di emigrazione o di periferia, a quello delle frontiere esterne e dell’urgenza umanitaria, vi è un tema importante ma a volte trascurato, il tema dello stato di diritto. La rivoluzione americana e quella francese con i loro valori di separazione dei poteri dello stato e laicità – oltre al Bill of Rights e l’Habeas Corpus inglese – hanno determinato la nascita dello stato di diritto, vale a dire di uno stato che è vincolato e sottoposto esso stesso alle leggi, cioè alla Costituzione.

Le Costituzioni del 1848 derivate dai moti rivoluzionari risorgimentali hanno consentito ai cittadini europei di non essere più sudditi e cioè soggetti all’arbitrio di un monarca padrone, ma gli hanno permesso di avere diritti da far valere anche contro lo stato stesso, di fronte ad un giudice “terzo”, cioè estraneo, indipendente, garanzia di imparzialità. Questo è il cosiddetto liberalismo e costituzionalismo, cui dobbiamo anche il riconoscimento di un altro principio fondamentale, cioè la laicità dello Stato, la parità delle fedi religiose di fronte allo stato. Lo stato sin dallo Statuto Albertino in vero non si occupa di religione, proprio come suggeriva Cavour.

l pluralismo religioso ne è conseguenza e ne è ancor più conseguenza il fatto che le leggi di uno stato non sono affatto ispirate a precetti religiosi od a testi sacri, quali potrebbe essere la Bibbia per esempio. Per questo motivo – per esempio – ciò che è comunemente ritenuto “peccato” non è necessariamente ritenuto “reato” dal codice penale. Alla tradizione liberale e costituzionale si aggiunga l’eccezionale contributo di Cesare Beccaria in materia penale, primo illuminista che individuò principi fondamentali del diritto penale odierno quali, fra gli altri, il rifiuto della pena di morte e della tortura.

La tradizione di diritto europea, millenaria perché derivata in ambito civile dal diritto romano e nel diritto pubblico dagli eventi storici sopra ricordati, di cui furono ispiratori fra gli altri i nostri Mazzini e Garibaldi, è una tradizione fondamentalmente garantista, che protegge l’individuo ed i suoi diritti di uomo/donna e di cittadino nei confronti degli altri ma soprattutto nei confronti dello Stato. Garanzie di rango costituzionale quali il diritto di esprimersi, di criticare, di professare la propria religione, di associarsi, di fare politica, di essere giudicato da un giudice indipendente se necessario e via dicendo, come ben riporta la prima parte della nostra costituzione e come prevedono le tante costituzioni degli stati europei nonché i trattati istitutivi della Unione Europea, sono le garanzie di cui godiamo ogni giorno anche scrivendo su facebook e che derivano dalla nostra Costituzione.

Questo blocco di storia e tradizioni giuridiche liberali e di costituzioni formalmente approvate ci rendono uno Stato fondato sulla libertà – l’Unione Europea – forse debole politicamente, non coordinato, senza difese vere, ma profondamente liberale, aperto, garantista e, con la previsione dei diritti sociali, anche giusto. Ora, allorché si dibatte sulle vicende più disparate, dalla geopolitica alle esagerazioni di leader furbi o fuori controllo, dobbiamo anzitutto ricordarci chi siamo e da dove veniamo, quale storia, anche tragica, ci ha condotto ad essere un posto dove si può vivere in libertà e con rispetto degli altri, cosa che non è affatto scontata e che dobbiamo preservare, difendere, con ogni mezzo possibile, affidando – anche e soprattutto da sinistra, alla sicurezza il giusto peso, ed aspirando ad un ruolo più attivo nell’ordine mondiale.

Leonardo Scimmi

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