martedì, 6 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Luca Barbareschi
senza respiro all’Eliseo
Pubblicato il 23-12-2015


Barbareschi LucaLuca Barbareschi si racconta con autoironia, senza pudori e senza risparmiarsi. Grandi amori, avventure, smarrimenti esistenziali, solitudini e amicizie fittizie o autentiche. Questi i passaggi di uno spettacolo dal ritmo serrato che parte da lontano e approda ai ricordi più recenti. “Cercando segnali d’amore nell’universo”, in scena al Teatro Eliseo per la regia di Chiara Noschese, è un mosaico di episodi divertenti, intimi e commoventi che ripercorrono la vita di Luca Barbareschi.

Un autoritratto a tinte forti di un artista funambolico e coinvolgente che sfoglia il libro della sua esistenza declinando con generosità una vasta gamma di emozioni. “Si parte dalle origini” – spiega Barbareschi – “quando mio padre e mia madre in attesa di me, si imbarcarono per il Sud America su una nave che aveva a bordo la Compagnia dei Giovani con Giorgio Albertazzi e altri grandi attori in viaggio per una tournée. Quando sbarcarono in Uruguay, ci fu l’assalto dei giornalisti. Venne fotografata anche mia madre, che era bellissima. Il giorno dopo uscì un articolo con un suo primo piano, la didascalia diceva: Anna Proclemer. Insomma, un destino, quello mio di salire su un palcoscenico.”

Il risultato è un one man show che non lascia respiro, incalzante e disincantato, sempre sulla lama di un rasoio che sa tagliare ma sa anche accarezzare. La tenerezza della sua infanzia tra le vie di Montevideo, per poi passare all’adolescenza milanese con genitori problematici, alla gioventù vissuta spericolatamente a New York, alle prime esperienze teatrali che diventeranno una professione gridata, per giungere infine alla dimensione dell’uomo maturo, inserito nella propria dimensione familiare.

“È una festa, un appuntamento pieno di emozioni che partono dal cuore di chi sta in scena e arrivano a quello dello spettatore”, aggiunge il Direttore artistico dell’Eliseo. Di fatto è uno spettacolo molto ben riuscito. Si trova in scena un Luca Barbareschi davvero molto bravo, non autoreferenziale, e che non si risparmia dal primo all’ultimo minuto dello spettacolo. Si ride tanto, ci sono ironia, elettricità, musica dal vivo e soprattutto verità: Luca Barbareschi si mette a nudo, racconta anche episodi intimi, ma lo fa sempre con garbo, alla fine ridendoci su ed inquadrandoli nel suo percorso di vita. La casetta di Montevideo, in montagna sulle Ande con il papà ingegnere capo progetto della Edison, i libri della mamma, le disavventure in canonica, le zie affettuose, l’amico Cesare, la vita a New York ospite di Oliviero Toscani, i primi passi all’actors studio, i primi film, la prima moglie, la seconda moglie, la famiglia riunita, gli esordi italiani in teatro sono solo alcune delle storie che Luca Barbareschi espone. La sua grande capacità, il suo talento è proprio quello di raccontarle toccando timbri e mimiche diverse e, mentre le delinea, di farcele immaginare e ricostruire mentalmente, come se fossimo lì anche noi. Difficile poi non immedesimarsi in una o più di queste storie.

La band di Marco Zurzolo

La band di Marco Zurzolo

In scena il protagonista Luca Barbareschi è accompagnato dalla band di Marco Zurzolo – con uno strepitoso Marco Zurzolo al sax, Piero De Asmundis al piano, Antonio Murro alla chitarra, Diego Imparato al contrabasso ed il virtuoso Luca Mignano alla batteria – ed anche da una vocalist d’eccezione: la bella e brava figlia Angelica. Si passa così da Mozart alle musiche sudamericane, al rock, ad Autumn Leaves, e lo stesso protagonista, oltre a cantare, si cimenta con chitarra e piano.

Luca Barbareschi conduce così lo spettatore in un lungo viaggio, un itinerario tra i personaggi della vita privata e i grandi autori che ha amato. Lo spettacolo prende infatti in prestito la saggezza di Shakespeare e l’arguzia di Mamet, le parole di Eschilo e le musiche di Mozart, l’equilibrio di Tomasi di Lampedusa ed i versi di James Taylor, amalgamandole con la più grande delle risorse: l’ironia. Eccellenti le capacità attoriali di Barbareschi che riempie pienamente la scena, recitando, cantando, mimando, suonando, ma soprattutto regalando allo spettatore momenti di vita propria e perle di saggezza, in cui ciascuno di noi tende in qualche modo ad identificarsi. Ed è forse questo il segreto dello spettacolo.

“Cercando segnali d’amore nell’universo” è dunque dedicato a chi sa guardare oltre le apparenze e negli occhi sconfinati dei cieli notturni, a chi conosce le storie antiche e sa che le attese sono lunghe, a chi ha voglia di festeggiare lo stanco gioco della vita dove tutti prima o poi ci troviamo a recitare.

Alla prima numerosi sono stati gli applausi durante lo spettacolo, sfociati in un prolungata ovazione al termine dello stesso. “Cercando segnali d’amore nell’universo” sarà al Teatro Eliseo di Roma fino al 3 gennaio 2016, con serata speciale per chi deciderà di passare l’ultimo dell’anno a teatro.

Al. Sia.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento