giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’ultimo disco dei CCCP
al Romaeuropa Festival
venticinque anni dopo 
Pubblicato il 02-12-2015


Epica Etica Etnica Pathos 25 anniDopo averlo presentato per la prima volta in concerto alla Leopolda di Firenze lo scorso maggio, “Epica Etica Etnica Pathos” (l’ultimo disco dei CCCP – Fedeli alla Linea, uscito nel 1990 prima che diventassero CSI dopo la caduta del muro di Berlino e mai eseguito allora dal vivo), è arrivato il 27 novembre alla Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica per il 30° Romaeuropa Festival. Un appuntamento imperdibile per riscoprire 25 anni dopo uno dei dischi fondamentali per la storia del rock italiano, e non solo, un concept album diviso in quattro parti che segnava la fine di un’epoca storica (il comunismo) e l’inizio di una nuova era con i componenti originali del gruppo (Massimo Zamboni e Giorgio Canali alle chitarre, Gianni Maroccolo al basso e Francesco Magnelli alle tastiere), uno strumentista aggiunto (Andrea Salvadori) e, al posto di Lindo Ferretti, le voci di tanti artisti ospiti provenienti dalla scena indipendente italiana. 

Appino e Aiazzi

Appino e Aiazzi sul palco

Entra per primo Dario Brunori (Sas) e inizia a cantare “Aghia Sophia”, che apriva il disco e la prima parte “Epica” (“Tedio domenicale, quanta droga consuma…quanti amori frantuma”) con riferimenti ironici a Sofia Loren, poco dopo Max Collini degli Offlaga Disco Pax (quelli di “Socialismo Tascabile”) lo raggiunge nella seconda parte (“Cittadine cittadini…this is the program, è senza prezzo: l’antico è favolistico folklore grezzo, il moderno è iniziato e finito, voilà l’età del mezzo libero democratico progresso”). Arriva quindi la voce di Ginevra Di Marco (già con i CSI e poi con i PGR) che ben si adatta a “Paxo De Jerusalem”, dove già si colgono tutti gli elementi della poetica mistico-religiosa di Giovanni Lindo Ferretti, il grande assente autore di tutti i testi del gruppo (“e s’alza l’ombra del tuo pianto…Signore Dio, a Lui io rendo culto, Lui mi rapisce il cuore..”). Durante la strumentale “Sofia” Massimo Zamboni ricorda la casa di campagna Villa Pirondini di RioSaliceto (Reggio Emilia) dove fu creato, suonato, registrato e mixato in tempo reale il disco nel 1990 (“tutto lo sporco degli anni ’90 con la tecnologia degli anni ’70”) e il grande fotografo Luigi Ghirri di Fellegara autore dell’evocativa immagine di copertina scomparso solo 2 anni dopo nella sua casa studio di Roncocesi.

Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica) intona la prima strofa di “Narko’$” che apriva la seconda parte “Etica” (“sai che fortuna essere liberi…il mondo si sgretola rotola via…”) e subito dopo arriva Danilo Fatur (“l’artista del popolo”, membro a tutti gli effetti dei CCCP) che canta il testo in inglese di “Baby Blue” (era sua la voce anche nel disco originale), ricorda i ragazzi del Bataclan, saluta “Gio” (Lindo Ferretti), Annarella (Giudici) e tutti i fan dei CCCP e CSI, poi Giorgio Canali riprende a cantare l’inizio di “Narkos’$” (che nel disco conteneva anche “Baby Blue”). Max Collini declama lentamente “Campestre” (“Svanisce la città, sfuma il traffico….s’impone la poesia”, sul disco c’era anche il Coro delle Mondine), quindi entrano i tre de Lo Stato Sociale alle prese (in modo abbastanza stentato per la verità) con l’impegnativa “Depressione Caspica” (“no non ora non qui…tu non cantavi mai la sera, non cantavi mai”).

Dopo il tradizionale folk calabro “In occasione della festa” che apriva la terza parte “Etnica” arriva Appino degli Zen Circus accompagnato solo dalla fisarmonica di Antonio Aiazzi (storico tastierista dei Litfiba) che dimostrano di essere perfettamente a loro agio con lo splendido tango di “Amandoti”, quindi torna al completo Lo Stato Sociale (2 cantano e 3 alle programmazioni) per “L’andazzo generale” (“Cosa nostra… causa nostra…colpa nostra”). Zamboni e Di Marco cantano in arabo “Al Ayam” (“Al Ayam Shibti W Ana Sghir…” che tradotto significa “sono giovane eppure gli eventi hanno imbiancato già i miei capelli”) accompagnati da un bouzouki. Il napoletano Francesco Di Bella (24 Grana) è chiamato giustamente a interpretare la tarantella “Mozzill’o Re” con tutta la forza, la voce e l’energia di cui è capace.

Canali e la Baraldi eseguono insieme la profetica “Maciste contro tutti” (“non temerai le insidie della notte… soffocherai tra gli stilisti, imprecherai tra i progressisti, maledirai la Fininvest, maledirai i credit cards…)”, che apre la quarta sezione “Pathos” con Di Bella che rientra per chiudere il brano in una versione rock molto tirata (con il pubblico che scandisce in coro “C-C-C-P!”). Zamboni ricorda il batterista Ringo De Palma scomparso nel 1990 (che aveva suonato proprio nell’ultimo disco dei CCCP dopo essere uscito dai Litfiba con Magnelli e Maroccolo) e gli dedica “Annarella” (“lasciami stare lasciami così…non è finita”) che sarà cantata in duo da Ginevra Di Marco e Angela Baraldi. Dopo la presentazione della band da parte di Francesco Magnelli escono tutti e rientrano per suonare tutti insieme “Emilia paranoica” (storico brano dei CCCP che però non faceva parte di questo disco) con Fatur che si toglie la camicia e rimane a petto nudo, poi il pubblico reclama a gran voce “Spara Jurji” e la cantano tutti a cappella prima di congedarsi definitivamente, ma tra ex e post CCCP/CSI state sicuri che la storia non è ancora finita…

Alessandro Sgritta 

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