sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ma non se ne vuole andare
Pubblicato il 07-12-2015


Purtroppo non se ne andrà.
Le indiscrezioni, i “retroscena”, come spesso avviene nel mondo dell’ informazione, erano privi di fondamento e così il Fondatore resta dov’è e continuerà, finché morte non ci separi, a propinare il suo sermone domenicale dalle colonne di Repubblica.
Tutto da leggere quello di domenica 6 dicembre specie laddove enumera le personalità della politica e della cultura italiane che, a suo dire, hanno costituito e ancora costituiscono il DNA, il background ideale e valoriale del giornale: “ (..)Piero Gobetti, i fratelli Rosselli, a “Giustizia e Libertà” e al Partito d’Azione. Questa linea era la stessa di personalità del tipo di Valiani, Calogero, Omodeo, Salvatorelli, Jemolo, Norberto Bobbio, Riccardo Lombardi, Paolo Sylos Labini, Spriano, Ugo La Malfa e, sia pure con veste marxista, Antonio Gramsci, Antonio Giolitti, Bruno Trentin, Luciano Lama, Sandro Pertini, Enrico Berlinguer, Pietro Ingrao, Giorgio Napolitano, Alfredo Reichlin, Giovanni Amendola, Negarville e Terracini. Dall’altro lato dello schieramento politico posso fare i nomi di De Gasperi, Dossetti, Ciriaco De Mita, Sergio Mattarella. Erano cattolici ma profondamente democratici e come tali una vicinanza se non addirittura una partecipazione ai valori che l’Espresso prima e Repubblica poi hanno sempre sostenuto e cercato di diffondere nel Paese”.

Non è finita. Nel Pantheon scalfariano non possono mancare neppure i papi, tutti : “ (…)Un’opinione sostanzialmente laica che però ha recentemente incontrato Papi innovatori e perfino rivoluzionari come nell’ultimo cinquantennio sono stati Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e soprattutto Francesco, il più rivoluzionario di tutti i suoi predecessori”.
Insomma un giornale omnibus, un’insalata provenzale dove c’è tutto e il suo contrario.
Il quotidiano specchio fedele dell’ arcitaliano: fascista (forse) pentito, di sinistra ma non troppo, laico ma cattolico.
Un giornale-partito dove la flessibilità e le clamorose contraddizioni sono declinabili come trasformismo o, se si preferisce, opportunismo.
Nell’ affollata galleria si scorge anche qualche socialista che, bontà sua, sta simpatico a Barbapapà.
Neanche a dirlo, non stupiscono ma impressionano le omissioni.
Qualche nome? Giacomo Matteotti, Filippo Turati, Pietro Nenni e Bettino Craxi.
Insomma i socialisti riformisti.
Meno male. Vederli avvicinati a personaggi come Ciriaco De Mita avrebbe procurato a molti l’orticaria.
Sarebbe stata l’ultima impostura di Eugenio Scalfari che tuttavia, c’è da starne sicuri, arriverà nei suoi prossimi editoriali della domenica.

Emanuele Pecheux

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