domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mamma li turchi
Pubblicato il 04-12-2015


Putin gliel’aveva promesso. L’abbattimento dell’aereo russo non resterà senza conseguenze. E la risposta è stata la documentata denuncia del traffico di petrolio e di armi tra Turchia e Stato islamico, che pure i turchi stavano contemporaneamente bombardando. E i documenti metterebbero in evidenza addirittura il coinvolgimento della stessa famiglia Erdogan. Si capirebbe meglio così anche l’abbattimento del jet russo che volava proprio al confine tra Siria e Turchia, nei luoghi ove sono stati filmati i percorsi dei mezzi di trasporto dell’oro nero verso la nazione della mezza luna.

La reazione degli Usa, di completa solidarietà e copertura all’alleato turco, non semplifica, tutt’altro, la necessaria unità delle forze che stanno combattendo il terrorismo islamico. Dentro la guerra ci sono tante guerre. Quella di Obama contro Assad, quella dei russi contro chi combatte Assad e adesso contro la Turchia, quella della Turchia contro i curdi e adesso contro Putin, quella del mondo sciita contro quello sunnita, quella di una parte dell’Europa (Francia, Gran Bretagna e Germania) contro l’Isis ma anche in conflitto politico con quella parte di Europa che non si muove.

Bisognerebbe fare anche chiarezza sui seguenti punti: la volontà reale di sconfiggere l’Isis, il concetto e la modalità di affrontare il conflitto, i tempi e i modi di praticarlo. Vengo al primo punto. Tutti i paesi oggi impegnati militarmente nella regione, intendono combattere e distruggere lo stato islamico o Daesh che dir si voglia. Ma senza una strategia comune è molto complicato venirne a capo. Oltre al caso turco, che nasconde almeno due gravi ambiguità (quella di concepire nell’ambito di una dichiarata guerra all’Isis un conflitto più deciso contro i curdi e quello, addirittura, di fare affari col nemici, fornendogli risorse e mezzi militari) c’è un caso Obama. Non può il presidente degli Stati Uniti prescindere dal chiarimento sulle denunce russe e dichiarare guerra al Daesh e contemporaneamente accettare che un suo alleato lo appoggi.

Anche Putin, che molti meriti ha acquisito in questa fase anche per la denuncia di tutti i paesi che hanno fornito aiuti ai terroristi islamici, deve chiarire il suo rapporto col dittatore Assad. È davvero concepibile che Assad resti al suo posto una volta sconfitto il Daesh e dopo che quattro milioni do siriani saranno rientrati nel loro paese? Veniamo alla guerra. Si parla tanto del dramma della guerra, ma si dimentica che senza che vi siano stati interventi dell’Occidente in Algeria si sono consumati in una atroce guerra civile stragi con trecentomila morti e che in Siria, prima dell’intervento sconclusionato degli Usa e di altri alleati, si sono distrutte forse anche più vite umane. Contesto l’idea che un intervento esterno sia portatore di morte e l’indifferenza lo sia di meno.

Poi distinguerei tra le guerre. Quando si parla dell’errore della guerra in Iraq spero si alluda solo alla seconda, che ebbe giustificazioni poi dimostratesi false. La prima, invece, quella del 1991, fu lanciata su mandato Onu, e coinvolse praticamente tutto il mondo, per liberare il Kuwait dall’invasione delle truppe di Saddam. Il PSI in Parlamento votò a favore e l’Italia giustamente inviò un suo contingente. Il fu Pci votò contro la guerra dell’ONU e invece combatté con D’Alema la guerra della NATO alla Serbia. Un’ultima osservazione. Se rinviamo qualsiasi operazione di terra fino a quando non saranno sciolti tutti i nodi quanto tempo dovremo ancora sopportare l’esistenza di uno stato terrorista che invia uomini a uccidere i nostri figli?

Ieri Tony Benn, assieme ad altri 67 deputati laburisti britannici, ha sconfessato la linea di Corbyn accogliendo l’invito di Camerun a iniziare operazioni militari contro il Daesh. Una delle ragioni forti di Benn è stata: “Non dobbiamo lasciar soli i socialisti francesi”. Capisco la prudenza di Renzi e del governo italiano e comprendo anche che i bombardamenti sono un mezzo più tragico di un’invasione di terra per i cosiddetti danni collaterali, che altro non sono che vittime civili innocenti. Resta il tema di una solidarietà tra socialisti e tra europei che anche in questa circostanza sono venuti meno. Avvenne anche in passato a fronte del primo conflitto bellico. Con le conseguenze nefaste a cui andammo incontro. La destra xenofoba si sta rafforzando ovunque anche adesso. Attenzione.

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Commenti all'articolo
  1. Sono del parere che una nostra iniziativa in Parlamento a favore della Francia sia opportuna. Questa potrebbe anche essere una occasione per impostare una politica estera europea che a mio avviso deve includere anche la Russia. Aumentare il numero dei paesi aderenti alla NATO non isola la Russia distrugge l’idea di Europa e secondo me è quello che vogliono gli USA.

  2. Che il PSE dorma e cosa conosciuta e forse anche per questo manca la solidarietà fra socialisti europei.
    Sì, una bella iniziativa dei parlamentari socialisti, sarebbe davvero la benvenuta, Non tanto per smarcarsi da Renzi per obbligare il parlamento e governo a discutere e non limitarsi a un twit

  3. Caro direttore, condivido la prima parte del tuo intervento non l’ultima.
    Mi sembra che quello che avevo sostenuto in precedenti interventi, purtroppo si rivela nella piena cruda realtà.
    L’alleanza di un fronte comune contro l’Isis sta naufragando definitivamente.
    Ci sono troppi interessi particolari dei singoli Paesi che non potranno mai coincidere con gli interessi generali.
    Il compito di fare chiarezza sarebbe dell’O.N.U., ma la sua assenza nel contesto Medio Orientale è quasi totale e senza una iniziativa credibile da parte degli U.S.A., gli interventi militari così come vengono portati avanti rischiano di favorire lo Stato terrorista Islamico.
    L’Italia cosa deve fare?
    Prioritaria è una politica estera efficiente che possa incidere sulla formazione di un governo della Libia dove si giocherà un auspicabile assetto, assieme alla soluzione Israele Palestinese, due popoli due Stati indipendenti, di tutto il Medio Oriente.
    L’Italia ha gli strumenti adeguati a tal fine?
    Non possiamo pretendere da un se pur brillante giovane presidente che assuma iniziative che oltre la conoscenza del problema richiedono una raffinata diplomazia e tanta esperienza
    L’attuale Ministro degli Esteri è all’altezza della situazione?
    Il tempo stringe e la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro.
    L’Italia non deve commettere l’errore di farsi estromettere dalla questione Libia magari dall’Inghilterra e dalla Germania.
    Altro che interessi comuni, ognuno pensa a se stesso e l’Europa
    Federale rimane un sogno di Gualtiero Spinelli e dei Padri fondatori.

  4. Ma uno scenario che vede il mondo musulmano mediorientale e nordafricano unito in un solo stato, magari con a capo la Turchia e la sede ad Istambul, non sarebbe comodo alleato per gli usa e l’occidente? Magari si riesce “finalmente” anche a far fuori Putin e la Russia.

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