giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Manfredi Villani
Le elezioni a Milano e l’unità
dei Socialisti
Pubblicato il 21-12-2015


La prossima competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale della Città Metropolitana di Milano avrà bisogno di un messaggio unitario per i socialisti. Messaggio teso alla ricerca di un voto storico destinato a dare al PSI quel posto di grande valore nazionale e internazionale che ancora merita. Purtroppo nel decorso ventennio è mancata una serena riflessione sul travaglio subito dai socialisti dal 1993 ad oggi.
L’accanimento giustizialista di magistrati rampanti causò l’uscita di scena di Bettino Craxi, leader socialista universalmente riconosciuto. Conseguentemente si diede pavidamente avvio ad una scissione assurda tra socialisti in rotta d’identità politica. Nemmeno il voto contrario del Parlamento italiano,circa l’autorizzazione a procedere richiesta per Bettino Craxi da quella magistratura,smorzò la disfatta del PSI del garofano. Sicché si evidenziarono via via tentativi di riaggregazione della militanza in corpuscoli di partitini, quali il SI, lo SDI, il Nuovo PSI, il PS.
Lo sciame socialista in parte conflui nella coalizione politica di centrosinistra o in quella di centrodestra, decretandone cosi la fine dell’autonomismo di Pietro Nenni. In particolare il Nuovo PSI trovò ospitalità nell’area della nascente Forza Italia e il residuale SDI rimase nel centrosinistra. Con tali militanze i socialisti persero la loro identità storica di partito autonomista moderato e vennero privati del suffraggio elettorale notevole degli anni ottanta del secolo scorso.Il risultato drammatco e mortificante fu ambivalente. I socialisti dello SDI si ridussero ad un manipolo di extraparlamentari sia nell’UE che nel Parlamento italiano. I militanti del Nuovo PSI quali fedeli alleati del Popolo della Libertà intravidero una speranza per il loro futuro politico. Oggi per il popolo socialista la probabilità di sopravvivere politicamente potrebbe nascere e crescere nella convergenza centripeta di un solo Partito Socialista affiliato al PSE.
Si dovrebbe iniziare dal prossimo Congresso ad includere nel PSI la famiglia del Nuovo PSI con l’obiettivo del superamento dello sbarramento elettorale del 4% di voti validi.

Manfredi Villani

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Commenti all'articolo
  1. In questo articolo si parte dalle prossime elezioni comunali di Milano, per parlare poi di quelle politiche che verranno, il che ha indubbiamente la sua logica, ma io vorrei fare il percorso inverso.

    Se resta l’attuale legge elettorale, lo sbarramento del 3% potrebbe essere forsanche superato, rimettendo insieme i pezzi della “diaspora” socialista, ammesso che vi si riesca, e ancorché il condizionale sia comunque d’obbligo, riguardo al risultato, essendo che in politica non valgono le somme fatte con la regola matematica.

    Ma a questo punto si inserisce nel discorso un elemento che a me non sembra affatto ininfluente, ossia il premio attribuito alla lista anziché alla coalizione, circostanza che potrebbe indurre i partiti “maggiori” a cercar di inglobare nella propria lista quelli “minori” a loro più affini, innanzitutto per raggiungere quota 40%, e vincere così al primo turno, o arrivare quantomeno al ballottaggio, e in entrambi i casi anche le aliquote non elevate delle forze “minori” possono diventare preziose ed “appetibili”.

    Il tentativo di inclusione potrebbe avvenire vuoi concedendo posti in lista – ma qui interverrebbe poi il problema delle preferenze, nel senso che le forze “minori” incontrerebbero difficoltà a far passare il proprio rappresentante per ovvie ragioni numeriche – oppure proponendo candidature da capolista in collegi sicuri o con alta probabilità di riuscita, e la cosa potrebbe risultare allora molto allettante, per non dire irrinunciabile, tanto da mandare in soffitta ogni proposito di autonomia.

    In questo ipotetico scenario – non so quanto probabile, ma che non mi pare comunque inverosimile – si inseriscono le prossime elezioni municipali, perché se i socialisti riusciranno a presentarsi uniti a questo appuntamento, eventualità verosimilmente più semplice nel livello locale rispetto al nazionale, e ottenessero buoni risultati, ciò li rafforzerà indubitabilmente in vista delle elezioni politiche, se vi saranno le condizioni per trasferire anche lì la formula unitaria..

    Ma in ogni caso ne uscirà accresciuto il peso negoziale nella prospettiva cui sopra accennavo, su entrambi i versanti, vale a dire centrodestra o centrosinistra, qualora appunto ogni pezzo della “diaspora ritenesse di conservare, in occasione del voto politico, le rispettive posizioni, schierate sugli opposti fronti, non volendo confluire in un partito che sente lontano dalle proprie idealità e convinzioni.

    Ma potrebbe anche succedere che i socialisti, una volta che riuscissero a rimettersi insieme per il voto amministrativo, e .l’elettorato premiasse questo loro sforzo, decidano, proprio in forza di un tale risultato, di correre uniti e per proprio conto anche alle future elezioni politiche, dando priorità all’autonomia rispetto all’obiettivo di portare un qualche proprio esponente sui banchi del Parlamento, e, di riflesso, la competizione elettorale dell’entrante primavera assume per i socialisti un particolare rilievo.

    Paolo B. 26.12.2015

  2. Noto con grandissimo piacere che il desiderio per il superamento della diaspora socialista sta incontrando sempre più adesioni, le quali si arricchiscono anche di riflessioni e ipotesi costruttive, come quelle di Manfredi e Paolo, che contribuiscono a delineare un percorso non solo affidato agli auspici.
    Nei miei commenti precedenti mi ero appellato sia a Nencini che a Del Bue per lavorare da subito per l’organizzazione di una Nuova Costituente socialista.
    Inoltre a Del Bue avevo suggerito di predisporre sia sull’Avanti che su “E’Ora” (Quotidiano del Nuovo Psi) una Rubrica su cui convogliare e registrare temi sul dibattito che si aprono sulla Diaspora, interventi, cronache e appuntamenti su reciproche manifestazioni o lavori, etc. Una specie di gemellaggio.
    Finora non siamo stati portati a conoscenza sull’evoluzione e sui risultati derivati dal Patto Federativo con il PD. Forse in attesa che si materializzi la Costituente socialista, si potrebbe valutare l’opportunità di farla precedere da un Patto fra PSI e nuovo PSI. Anche questo sarebbe una manifestazione d’Intenti che potrebbe contribuire, già dalle Amministrative, ad avviare il processo della ricomposizione dell’unità socialista.
    Auguro a tutti un anno di serenità e salute.
    Je suis socialiste

  3. Caro compagno Paolo,avanziamo le nostre proposte concrete con gradualità temporale.Non capovolgiamo le scadenze.Le amministrative 2016 non avranno una valenza politica nazionale.Si eleggeranno dei cittadini degli enti territoriali “non primi ministri”.La competizione elettorale servirà a consolidare la crescita dei consenzi utili per il PSI,eventualmente arricchito con l’elettorato del Nuovo PSI per proseguire con rinnovato orgoglio verso le elezioni politiche del 2018.Per ora il nostro partito sta facendo bene il suo lavoro già nelle due Camere parlamentari e nel governo di Matteo Renzi.Guardiamo insieme al futuro per crescere e non per perire.Manfredi Villani

  4. Sono senz’altro d’accordo sulla gradualità temporale, e sul seguire l’ordine delle scadenze, ma nelle mie precedenti considerazioni ho cercato di dire, anche a costo di sembrare un po’ “complicato”, che il percorso per l’eventuale riunificazione, che può giusto partire dalle amministrative di primavera, avrà poi bisogno di verificare se vi sono i presupposti “politici” per presentarsi insieme alle elezioni politiche.

    Nel senso che i buoni propositi sono sicuramente importanti, ma non bastano per poter raggiungere i risultati attesi, e d’altronde chi ha un po’ di anni sulle spalle tende ad essere abbastanza disincantato e disilluso…

    Paolo B. 01.01.2016

  5. Ricomporre, o ricostruire l’unità dei socialisti, un obbiettivo che andrebbe nella direzione dell’autonomia e nella possibilità di presentarsi alle politiche guadagnando un 3%. Ci vogliono temi forti, che aggreghino le componenti diverse e anche altri cittadini non iscritti. Anche per questo fine i temi indicati da Riccardo Nencini mi sembrano efficaci, aggiungerei qualcosa su un concetto di internazionalismo, insieme tradizionale e nuovo e su una coesività su punti di cultura sia profondi che di libertà

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