mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Marine e Marion
Pubblicato il 08-12-2015


Dunque, come nelle previsioni, il successo del Front nazional alle elezioni regionali francesi si é puntualmente verificato. In sei regioni il partito di Marine Le Pen è in testa e può affrontare i ballottaggi con serie possibilità di vittoria. In quattro é in testa la destra repubblicana e in due il Partito socialista. Naturalmente non è detto che al ballottaggio il Fronte vinca anche laddove il suo candidato ha un buon distacco sul secondo. Dipende dalla desistenza del terzo incomodo, che per il momento solo i socialisti hanno ufficialmente dichiarato in favore del candidato del partito repubblicano. Da aggiungere che se le liste alla sinistra del Psf non si fossero presentate o avessero accettato di convergere sui candidati socialisti, questi sarebbero in testa in altre regioni. Ma é ormai chiaro che in tutti paesi europei esistono ormai una sinistra di governo e una di opposizione che non possono stare insieme.

I socialisti, che hanno conseguito un non disprezzabile 23 per cento, e dunque hanno ricevuto un incoraggiamento dall’elettorato francese anche per la dignità mostrata dal governo dopo il 13 novembre e per l’immediata risposta al terrorismo praticata dal presidente Hollande, potrebbero aggiudicarsi non solo le due regioni in cui sono in testa (la Bretagna e l’Aquitania), ma conquistarne altre tre. Il risultato potrebbe dunque non essere negativo. Resta l’avanzata del partito di Marine, che per la verità ha rotto col padre, espellendolo addirittura per le sue frasi razziste senza ottenere ravvedimenti, visto che il vecchio anche oggi trova il modo di insultare gli ebrei. Quello di Marine e della giovane e bella nipote Marion, nettamente in testa in Provenza col 40,6%, è un partito di destra e anti euro, ma non collocato oggi sulle posizioni del vecchio Le Pen. Dunque più potenzialmente pericoloso per la corsa all’Eliseo.

Bernard Henry Levi scrive che bisogna sbarrare il passo al Fronte e lo definisce “partito nepotista ricco di pregiudicati e di nostalgici dello spirito fazioso”. Poi aggiunge che le sue donne e uomini “ogni volta che la patria è impegnata in un conflitto, ogni volta che invia piloti o forze speciali a rischiare la vita su teatri d’azione esterni, si schiera sempre, come per caso, col nemico: ieri Gheddafi o i distruttori del Mali, oggi Bashar El Assad, domani, Dio non voglia, Putin.” Così il massimo esponente della nouvelle philosophie esalta il patriottismo e attacca la destra, esattamente il contrario di ciò che succede in Italia, dove è la destra che polemizza con la sinistra, il centro-sinistra sarebbe meglio dire, per il suo spirito attendista e non interventista.

Per favorire un recupero dell’elettorato di destra democratica e per mettere con le spalle al muro il partito delle due M, Marine e Marion, il noto filosofo francese, che nel 2014 ha sostenuto il Partito socialista, dopo una fase filo sarkozista, invita dunque la sinistra a esaltare la Francia e la sua difesa dal terrorismo e dal fanatismo. Vedremo se oltre al probabile successo di Marion in Provenza, il partito di zia Marine riuscirà a strappare altre regioni. Se i socialisti e i sarkozisti, come sarebbe logico e opportuno, trovassero un accordo è ancora possibile che tra dieci giorni la destra torni a casa delusa.

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Commenti all'articolo
  1. Il Sud della Francia da anni è ormeggiato sul FN. Il Nord è un nuovo acquisto. Il sistema elettorale francese fa sì che, una volta vinte le elezioni, si dimenticano i partiti sconfitti, i quali, riappaiono alle elezioni successive, anche più forti.
    Da una parte la desistenza pro Sarkozy, dall’altra l’accordo con la sinistra (quando serve, vale eh?) potrebbero limitare il danno.
    La sbandata della politica economica europea ha prodotto, com’era da aspettarsi, una serie di guai, con lo spostamento su posizioni molto di destra diversi paesi, primi tra tutti Ungheria e Polonia. Speriamo che non accada per la Francia.

  2. Capita quotidianamente di leggere, o di ascoltare, commenti, analisi e confronti, riguardo alla recente votazione francese, col discorso che si allarga sovente a tutto il Vecchio Continente e ai suoi partiti cosiddetti euroscettici, che sembrano incontrare crescente attenzione ed interesse da parte dell’elettorato.

    In tale “scenario dialettico” vediamo rincorrersi, mescolarsi e contrapporsi, termini come populismo, demagogia, strumentalizzazione, identità, patriottismo, sciovinismo, nichilismo, ecc…, e fra coloro che non apprezzano l’esito del voto d’Oltralpe, c’è chi ritiene che i partiti definibili come euroscettici, o che comunque contestano la linea e l’impostazione della politica europea, sappiano sì, e anche lodevolmente, intercettare ed interpretare lo stato d’animo, e le giuste preoccupazioni, di vaste fasce di popolazione, ma sia invece improprio e sbagliato il tipo di risposta che intendono dare ai vari problemi in campo.

    Se fosse realmente così, verrebbe da dire che i partiti che stanno governando l’Europa non hanno saputo nemmeno comprendere quello stato d’animo e quelle preoccupazioni dei loro “governati”, nonostante i segnali al riguardo non siano affatto mancati, salvo doverne ora prendere atto, nonché accorgersi e dichiarare che bisogna rivedere la politica fin qui seguita dall’Europa, in campo economico, sociale, ecc…., ma al di là di queste parole non mi sembra ancora di scorgere o intravvedere proposte concrete in tal senso, che ci dicano cioè come intervenire per far fronte alle diverse criticità dei nostri tempi (o forse sono io che non me ne accorgo, per involontaria disattenzione).

    Le forze politiche che hanno guidato, e stanno guidando, l’Europa, si ispirano a valori e principi sicuramente importanti, ma i principi vanno poi tradotti in dispositivi ed azioni che sappiano affrontare e risolvere i problemi cui va mano a mano incontro la nostra società, e questo è il ruolo precipuo della politica, e se vi sono partiti o loro coalizioni che per l’uno o latro motivo non adempiono a questo compito, o vengono percepiti come tali, può essere abbastanza normale che una parte dell’elettorato cerchi altri “interlocutori” politici verso i quali orientare la propria attenzione e fiducia.

    Paolo B. 09.12.2015

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