lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Inps. Nuove regole
per i certificati online
Pubblicato il 07-12-2015


Inps
CERTIFICATI DI MALATTIA ON LINE
Le rinnovate disposizioni in materia di inoltro informatizzato dei referti sanitari vengono applicate a decorrere dal 14 settembre 2011. Ecco, in breve, come funziona la procedura per medici e datori di lavoro: grazie al collegamento in rete dei medici curanti, è diventata possibile la trasmissione online delle attestazioni di malattia all’Inps, pure per i lavoratori del settore privato (per i dipendenti pubblici la procedura in questione e già attiva). Mentre per i datori di lavoro che abbiano richiesto il Pin d’accesso al portale dell’Istituto assicuratore è possibile consultare dallo stesso sito web dell’Ente di previdenza la prognosi di malattia indicata sui certificati inviati dal medico curante, direttamente entrando nella sezione “Servizi online”. Per i lavoratori, invece, è prefigurato un servizio di consultazione e stampa dei dati sui propri referti sanitari, trasmessi telematicamente dal medico di base. Le modalità di ingresso sono simili a quelle dei datori di lavoro, con in più la possibilità di accedere ai dati di cui si tratta mediante l’inserimento del codice fiscale personale e del numero del certificato, anzi che tramite Pin. Da segnalare, in particolare, che nella normativa viene confermato che rimangono applicabili le disposizioni contrattuali prescritte in materia di trattamento economico e normativo dell’evento morboso ma che il lavoratore potrà comunicare all’azienda il numero di protocollo identificativo del referto sanitario inoltrato per via automatizzata dal medico. Tale adempimento potrà essere effettuato anche tramite e-mail o posta elettronica. Inoltre, viene chiarito che solo nei casi di mancata trasmissione telematica del certificato di malattia per qualsiasi motivo, il lavoratore, previo avviso al datore di lavoro, deve documentare l’assenza inviando in azienda, nei tempi e con le modalità prefigurate dal contratto collettivo che disciplina il suo rapporto di lavoro, il referto sanitario che il medico è tenuto a rilasciare su supporto cartaceo. Novità importante, le ultime modalità di redazione e comunicazione dei verbali relativi alle visite mediche di controllo domiciliari, rese note con la circolare n. 150 del 28 novembre 2011, consentono agli addetti la disponibilità immediata dell’esito. Al termine della visita, infatti, i medici di controllo – attraverso l’utilizzo di personal computer portatili di cui sono stati dotati dall’Inps – redigono presso il domicilio del lavoratore un apposito “verbale informatico” che viene trasmesso in tempo reale ai sistemi informatici dell’Istituto, in modo da renderlo immediatamente disponibile per le attività di competenza Inps e contestualmente accessibile al datore di lavoro per quanto riguarda l’esito. I medici, inoltre, sono stati dotati anche di un’apposita stampante portatile per fornire al lavoratore le previste copie del verbale.

Per esposizione non professionale
PRESTAZIONE UNA TANTUM VITTIME AMIANTO PER ESPOSIZIONE NON PROFESSIONALE
L’art.1, co. 116, della legge di stabilità 2015 ha esteso le prestazioni erogate dal Fondo vittime dell’amianto, in via sperimentale per gli anni 2015-2017, a malati di mesotelioma riconducibile ad esposizione non professionale all’amianto e con successivo decreto interministeriale del 4 settembre 2015, pubblicato in data 12 ottobre 2015, sono state fissate la misura e le modalità di erogazione della nuova prestazione.
Con la circolare 76 del 2015 l’Inail ha recepito l’estensione delle prestazioni ai malati di mesotelioma per esposizione non professionale ed ha fornito le prime istruzioni. Gli aventi diritto alla prestazione una tantum sono tutti i soggetti che, nel periodo 2015 -2017, risultino affetti da mesotelioma contratto per esposizione familiare a lavoratori impiegati in Italia nella lavorazione dell’amianto, ovvero per esposizione ambientale avvenuta sul territorio nazionale.
Il trattamento economico è fissato nella misura di 5.600,00 euro ed è corrisposto una tantum, nei limiti dello stanziamento previsto dal decreto, su richiesta dell’avente diritto. L’istanza deve essere inoltrata o trasmessa, unitamente ad un referto sanitario attestante la patologia, alla Sede territoriale Inail competente per domicilio dell’interessato, su una specifica modulistica appositamente predisposta dall’Istituto ed allegata alla circolare. Con la predetta domanda l’avente titolo autocertifica, sotto la propria responsabilità i propri dati anagrafici, i periodi di residenza in Italia e gli elementi necessari comprovanti l’esposizione familiare e/o ambientale alle fibre di amianto sul territorio nazionale. Il certificato medico accluso all’istanza deve:
• essere inviato in originale
• essere rilasciato da un Ente ospedaliero pubblico o privato accreditato dal Servizio Sanitario Nazionale (ivi compresi IRCCS)
• attestare che il soggetto è affetto da mesotelioma
• contenere l’indicazione della data della prima diagnosi della patologia.
Quest’ultima informazione risulta indispensabile ai fini della valutazione della compatibilità dei periodi di esposizione familiare o ambientale all’amianto con l’insorgenza della malattia. Qualora il paziente sia impossibilitato, la richiesta può essere consegnata da un altro soggetto munito di specifica delega e documento originale dell’avente diritto. Tale prestazione non è cumulabile con il trattamento aggiuntivo erogata dallo stesso Fondo ai lavoratori vittime dell’amianto per esposizione di natura professionale, di cui al decreto interministeriale n. 30 del 12 gennaio 2011.

Online il secondo volume della Contarp
RISCHIO BIOLOGICO NEGLI AMBULATORI PRME CURE
Fornire un ausilio metodologico non solo ai datori di lavoro e ai responsabili del servizio di prevenzione e protezione, ma anche a tutti coloro che operano nel campo della sicurezza sul lavoro negli ambulatori Prime Cure Inail o in contesti lavorativi analoghi. Questa la finalità che ha spinto gli esperti della Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione dell’Istituto – in collaborazione con l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) e l’Università degli studi di Pavia – ad aggiornare il proprio studio sulla valutazione del rischio biologico.
L’analisi condotta anche attraverso un questionario. Il secondo volume contiene schede tecniche, tabelle e grafici per conoscere da vicino questo tipo di rischio e la possibile contaminazione microbiologica, con approfondimenti sullo stato dell’aria, il tipo di locale, le persone che lo frequentano e le attività di lavoro che vi si svolgono. Gli autori presentano, in particolare, i risultati dell’applicazione della metodologia integrata delineata nel primo volume del 2013, che è stata sperimentata in otto sedi Inail provviste di ambulatori Prime Cure e distribuite su tutto il territorio nazionale. I ricercatori della Contarp, oltre a raccogliere dati, informazioni e ad analizzare le procedure di lavoro, hanno somministrato al personale sanitario e amministrativo un questionario utile all’analisi della percezione dei rischi.
“È il secondo tra i pericoli più percepiti”. “L’analisi dei questionari sulla percezione dei rischi – ha precisato Daniela Sarto, curatrice della pubblicazione insieme a Raffaella Giovinazzo – ha evidenziato, nel complesso, un certo grado di soddisfazione del personale. L’esigenza più sentita è legata al miglioramento delle condizioni di pulizia e confortevolezza dell’ambiente e dei ritmi e carichi di lavoro. Bisogna però stare attenti, perché dopo il rischio elettrico, quello biologico compare al secondo posto tra i pericoli più percepiti nell’ambiente lavorativo, alla pari con lo stress lavoro-correlato, denotando un’elevata sensibilità nei confronti di questo tema sia da parte del personale sanitario che di quello amministrativo”.
“Infermieri e medici chirurghi le categorie più coinvolte”. In media nel periodo 2001-2011 negli ambulatori Prime Cure Inail sono stati registrati 2-3 infortuni all’anno, la maggior parte dei quali ha interessato il personale dell’area medica e ha avuto luogo in itinere. “Il 12% del totale degli incidenti – ha puntualizzato Sarto – è risultato invece a potenziale rischio biologico, con la dinamica ‘classica’ degli ambienti sanitari – schizzi di sangue, ferite da taglio con bisturi – a carico soprattutto di infermieri e medici chirurghi”.
“Manca ancora uno standard comune di riferimento”. “Abbiamo voluto accompagnare il valutatore passo passo nell’applicazione della metodologia proposta e fornire un esempio di quelle che possono essere le ricadute positive – ha aggiunto Giovinazzo – Al momento le indicazioni disponibili sono riferibili principalmente a realtà ospedaliere e non c’è omogeneità nell’utilizzo delle linee guida, delle buone prassi, delle indicazioni operative reperibili in letteratura sull’argomento. La mancanza di uno standard genera, di conseguenza, notevoli difformità di valutazione e gestione del rischio biologico e non consente la comparabilità dei risultati ottenuti”.

Carlo Pareto

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