venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cortellesi e Fo raccontano la “Callas dimenticata”
Pubblicato il 09-12-2015


callas-fo-cortellesiL’opera approda in tv. Uno spettacolo teatrale che fonde la musica classica in una sorta di musical autobiografico che racconta la biografia di Maria Callas, a 38 anni dalla sua scomparsa. Dal libro scritto da Dario Fo e Franca Rame: “Una Callas dimenticata”. Ad interpretarlo sono Paola Cortellesi e il Premio Nobel Fo: per due monologhi che si fondono in uno solo, in cui non vengono narrati eventi quanto soprattutto emozioni.

La passionalità di una donna che visse per la musica, un soprano greco raro, che portò la Callas ad essere definita “divina” per la sua straordinaria voce; ma anche per la sua spiccata personalità. Fortemente miope, (caratteristico l’episodio in cui le lanciarono sul palco dei ravanelli, che lei scambiò per fiori, per poi morderli), non seguiva nessun canovaccio, ma si lasciava trasportare dalle sensazioni che provava e che riusciva a trasmettere al pubblico: un’interpretazione libera da schemi, ma ricca di sentimenti. Questo suo carattere è ciò che cercano di far conoscere al pubblico la Cortellesi con Fo, come quando rispose con un’ironia sarcastica alla stampa riguardo ai pettegolezzi che circolavano su di lei, o riguardo il suo legame sentimentale con Aristotele Onassis, per cui lasciò il marito Giovanni Battista Meneghini. Ma alla fine venne lasciata anche da Onassis, infatti il potente greco poco dopo avrebbe sposato Jacqueline Kennedy e lei sarebbe caduta in depressione.

Maria Callas avrebbe cominciato dopo quell’episodio a prendere farmaci per l’insonnia e antidepressivi, che le avrebbero rovinato la salute, provocandole forse l’arresto cardiaco che le sarà fatale nel 1977. Una donna che visse la sua esistenza come un’opera lirica, che morirà come la protagonista di una delle tante tragedie che cantò. Tra i suoi cavalli di battaglia vi furono: la “Norma” di Bellini, il “Macbeth”, la “Traviata” e l’“Aida” di Verdi o la “Tosca” e la “Turandot” di Puccini. Una donna passionale dunque, intensa quanto fragile. Immensa e travolgente quanto vulnerabile; che visse sempre agli estremi, passando dagli splendori del successo e dei riconoscimenti, alle fatiche e alle difficoltà di attacchi infamanti nei suoi confronti che dovette affrontare spesso da sola, in solitudine. Sin dalla nascita si fece notare per pesare eccezionalmente sei chili. Una lotta con il suo peso corporeo, sempre eccessivo, che dovette affrontare per tutta la vita: c’è chi disse che per perdere decine di chili che aveva di sovrappeso ingoiò il verme solitario.

Poi il legame contrastato con Onassis e la tragedia della perdita di un figlio. Nell’aprile del 1960 Maria Callas diede alla luce un bambino, Omero, frutto della relazione con Onassis, morto pochi istanti dopo a causa di un’insufficienza respiratoria e sepolto nel cimitero di Bruzzano, alla periferia nord di Milano. Infine l’altra storia tormentata con il marito Meneghini, mai finita. L’indole era quella della madre Evangelina Dimitriadou, Maria fu una donna che rivendicò sempre la sua integrità, onestà e dignità. Il pezzo migliore è stato forse quello in cui la Cortellesi ha recitato, contemporaneamente, le parti di entrambe: la madre e la figlia.

Trasmesso su Rai Uno il 4 dicembre scorso in diretta da Milano, è andato in onda eccezionalmente senza interruzioni pubblicitarie, se non quella quasi per una sorta di “pausa primo tempo” e poche altre nella parte conclusiva dello spettacolo. Scenografia essenziale (di sfondo c’erano anche 90 dipinti realizzati dallo stesso Fo), ritmo incalzante, ha visto sul palco la mattatrice Paola Cortellesi, la cui teatralità indiscutibile e le doti canore le hanno permesso una valida interpretazione, per un racconto in prima persona tramite monologhi in coppia con Dario Fo, con la sua esperienza e disinvoltura. Anche per contrastare incidenti di percorso come bicchieri dell’acqua e banchetti messi troppo distanti sul palco, invece che alla loro portata di mano.

Encomiabile il rispetto e la reverenza della Cortellesi nei confronti del Premio Nobel. Con abilità hanno saputo destreggiarsi e rendere a tratti divertente, comica e leggera l’atmosfera drammatica di questa sorta di tragedia greca contemporanea, ancora moderna e attuale, ricca di sentimento patriottico (Maria non dimenticherà mai la sua Grecia); di profondo senso di emancipazione femminile (lotterà molto per avere il suo ruolo sul palco da protagonista); di una femminilità, di una maternità e di una passionalità e un romanticismo fini, sebbene mascherati, feriti, interrotti, celati e sofferti: quasi una voce silenziosa gridata, sommersa, trattenuta e poi esplosa, per questo “divina”. Questo aggettivo ben basta a descrivere Maria Callas e a rappresentare ciò che ha costituito per tutta la storia dell’opera classica.

Barbara Conti

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