martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pena di morte, No all’indifferenza
Pubblicato il 17-12-2015


E’ una questione secolare eppure ancora oggi continuiamo a parlarne. Come socialisti sono anni che rinnoviamo l’appello alle autorità statali per l’abolizione della pena di morte e a considerare la possibilità di una amnistia. ‘Vinci l’indifferenza e conquista la pace’. È la dichiarazione di Papa Francesco contenuta nel messaggio per la 49.esima Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il primo gennaio 2016, un appello a “gesti concreti” e “atti di coraggio”, un importante presa di posizione, l’ennesima del Pontefice contro la pena di morte.

La genesi della pena capitale ha radici millenarie. Un principio di abolizionismo si ebbe nell’epoca del dispotismo illuminato di volteriana memoria. Nel Settecento, infatti con il progressivo rafforzarsi degli Stati nazionali la pena di morte perde la sua utilità. L’idea era semplice: se lo Stato era in condizione di controllare efficacemente il territorio e la popolazione, allora poteva punire il criminale, il quale, sapendo che violando l’ordine pubblico sarebbe stato punito, non avrebbe più infranto la legge.

A tal proposito Cesare Beccaria sosteneva che occorrevano pene miti, ma applicate senz’alcuna riserva: la tesi era che anche se la pena fosse stata minima doveva esserci certezza di espiazione.

La pena di morte perde, quindi, utilità proprio perché lo Stato è forte e capace di punire i criminali. L’idea di Beccaria di sostituire la pena capitale con la reclusione fu accolta dal granduca di Toscana Pietro Leopoldo che nel 1786 passò alla storia come primo sovrano in Europa ad abolire la pena di morte.

Ma arriviamo ai giorni nostri. I Paesi nei quali vige fattivamente la pena di morte sono cinquantotto. I Paesi abolizionisti de facto sono trentacinque (di pochi giorni fa è la notizia che anche il Parlamento della Mongolia l’ha abolita). Nel loro ordinamento giuridico mantengono in vigore la pena di morte, ma le esecuzioni non hanno luogo da almeno dieci anni, oppure in molti Paese sono state introdotte delle moratorie sulle esecuzioni. In ultimo ci sono i Paesi abolizionisti per reati comuni, sono quei paesi, sette nello specifico che hanno abolito la pena di morte per i reati comuni, ma la mantengono per casi eccezionali. Le vittime della pena di morte nel mondo ogni anno sono all’incirca quattromila. Solo in Cina sono avvenute ben settemila esecuzioni capitali tra il 2011 e il 2013, (dai dati della Ong “Nessuno tocchi Caino”, anche se potrebbero essere molte di più, poiché molte esecuzioni avvengono in segreto).

Altri paesi sanguinari sono l’Iran, l’Iraq e l’Arabia Saudita. Le esecuzioni sono riprese spesso come reazione impulsiva all’aumento dei reati: omicidi particolarmente efferati o semplicemente per un rigurgito storico e culturale. Ma molti studi hanno evidenziato che nei Paesi dove è in vigore la pena di morte la criminalità non diminuisce. Ecco perché non è un deterrente. Ad esempio in Canada, il numero degli omicidi è diminuito dopo il 1976, anno dell’abolizione della pena di morte. Le vittime del crimine meritano giustizia, ma la pena di morte non è la risposta. Veleno, sedia elettrica, lapidazioni, fucilazioni oltre a ledere la dignità e violare i diritti umani non sono certamente la risposta adeguata. Ovvero l’idea della sanzione come vendetta che utilizza la pena per affrontare le contraddizioni della vita sociale è una atrocità.

Il mondo, le società moderne ed evolute hanno bisogno di esempi. Molto impegno e attivismo servono ancora per sensibilizzare l’opinione pubblica di tutto il mondo, cominciando dal nostro Paese. Per questo è importante l’iniziativa dell’Associazione ‘Nessuno tocchi Caino’ di svolgere il suo sesto Congresso a Milano il 18 e il 19 dicembre nella Casa di Reclusione di Opera. Il Congresso si terrà proprio nei giorni del secondo anniversario del successo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla Moratoria Universale delle esecuzioni capitali e avrà all’ordine del giorno il rilancio della campagna per la Moratoria. Un importante appuntamento al quale i socialisti, da sempre garanti dei diritti umani e delle libertà seguiranno con attenzione affinché nei prossimi mesi si possano creare sinergie nelle istituzioni nazionali e transnazionali. Noi saremo ancora al fianco dell’Associazione ‘Nessuno Tocchi Caino’ affinché sia accolta l’indicazione dell’ONU per l’abolizione della pena di morte, per trovare soluzioni e risposte al sovraffollamento carcerario individuando precise indicazioni di riforma. Sono anni che in perfetta solitudine proviamo a rompere il silenzio. Continueremo, non si può continuare a mostrare indifferenza, sarebbe voluta inciviltà.

Luigi Iorio
Responsabile dipartimento diritti umani

 

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