martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Penati, quattro anni di calvario
Pubblicato il 11-12-2015


Poco tempo fa un’associazione studentesca ha organizzato un’iniziativa all’università di Rome Tre, invitando Di Pietro per “raccontare mani pulite”. Tralasciando i commenti sull’iniziativa in sé, parto da lì perché quella fase storica contribuì enormemente a diffondere un giustizialismo maligno e bieco in Italia, a non distinguere più tra colpevoli e non, a fare di tutte le erbe un fascio, a erigere i vari Travaglio e Di Pietro a eroi della patria, a rendere il M5S qualcosa di votabile dal 25% degli elettori italiani nel 2013 e contestualmente a demolire il principio per cui non devi essere ricco per poter fare politica (l’abolizione del finanziamento pubblico “perché è la volontà popolare a chiederlo” è un ritornello che risuona ancora sinistro nelle orecchie). Tutte convinzioni che hanno portato a casi come questo. Purtroppo un caso non isolato.

Ad ogni fervente giustizialista vorrei semplicemente dire, in queste occasioni più che mai, che ricordarsi che dietro a ogni vicenda ci sono delle persone, dovrebbe essere il primo pensiero di chiunque voglia sinceramente fare giustizia in questo Paese. Perché 4 anni di calvario ingiustificato sono tutto tranne che giustizia.

Oggi Penati, ieri moltissimi altri, che la stampa italiana non ama ricordare. Spero che l’Italia stia superando davvero una fase di assoluta incoerenza rispetto al dettato garantista del nostro ordinamento. Spero che quella parola dal richiamo potente che è “giustizia” riassuma presto il valore profondo che le appartiene.

Elisa Gambardella
Vice Segretaria FGS

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Commenti all'articolo
  1. Secondo il PM che ha curato l’inchiesta, il processo sarebbe stato azzoppato dalla prescrizione su alcune “parti”, per cui il “tutto” ne avrebbe sofferto. Ovviamente io non so se ciò sia vero o meno, tuttavia preferirei evitare che il nostro proverbiale garantismo si tramuti in un innocentismo di maniera. D’altronde i cari “compagni” del PD con noi non sono mai stati teneri, non posso non chiedermi perché mai noi dovremmo esserlo con loro…

  2. Caro Sandro, anche io sono contraria all’ “innocentismo” e sono concorde nel ritenere che a volte ci caschiamo dentro. E per questo in altri casi, diciamo ambigui, non mi pronuncio con questo tono. Su un altro tuo appunto invece non sono d’accordo, sarà che “occhio per occhio” mi è sempre sembrata una regola abominevole: il fatto che il PD (e ciò che l’ha preceduto) non abbia rispettato un principio in cui noi crediamo da sempre, il garantismo, non significa che non dobbiamo più crederci. In altri termini: se loro non sono garantisti non significa che non dobbiamo esserlo più neanche noi, secondo me, laddove coinvolga direttamente loro. Perché altrimenti che principio è? Questo per quanto mi riguarda vale per tutti, non solo per il PD.

  3. In linea di principio hai ragione, tuttavia gli ex comunisti, oggi PD, hanno combattuto contro di noi una guerra senza esclusione di colpi, una guerra che ha lasciato sul terreno anche diversi morti. Già, una guerra. E, cara Elisa, in guerra e in amore tutto è permesso. O, almeno, così si dice. Aggiungo che non voglio rinunciare al garantismo, ma nemmeno fingere di non vedere che la frase che campeggia in ogni Tribunale, in realtà, non sempre ha trovato piena applicazione nei nostri confronti. Non so se questo sia il caso ma, quando si tratta di PD, prendo sempre le sentenze con una certa prudenza. Fraterni saluti. sandro

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