sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni pubbliche costano il 15,7% del Pil
Pubblicato il 14-12-2015


Ocse
PENSIONI PUBBLICHE HANNO ASSORBITO 15,7% PIL ITALIA
In Italia, le pensioni pubbliche hanno assorbito il 15,7% del Pil in media durante il periodo 2010-2015, il secondo valore più elevato tra i Paesi Ocse. E’ quanto emerge dal rapporto Ocse ‘Pensions at a Glance’ presentato oggi a Roma dal direttore del Dipartimento per l’impiego, il lavoro e gli affari sociali dell’Ocse, Stefano Scarpetta. ”La rapida transizione -ha spiegato- verso il sistema contributivo nazionale per tutti i lavoratori dal gennaio 2012, l’aumento dell’età del pensionamento e la sua equiparazione per uomini e donne permetteranno, secondo le proiezioni del gruppo di lavoro sull’invecchiamento dell’Unione europea di ridurre, all’orizzonte 2060, la spesa pubblica per pensioni di circa due punti di Pil, rispetto ad una riduzione media di 0,1% nell’Unione europea”. Alcuni cambiamenti recenti, secondo l’Ocse, potrebbero però rallentare la riduzione della spesa pensionistica con un effetto negativo sulla sua sostenibilità finanziaria. A seguito alla decisione della Corte Costituzionale del maggio 2015, sono cominciati i rimborsi ai pensionati con pensioni di importo compreso a 3 e 6 volte il minimo che hanno subito delle perdite di reddito pensionistico derivanti dal blocco dell’indicizzazione nel 2012 e 2013. L’invecchiamento rapido della popolazione, il contesto di bassa crescita economica e le persistenti difficoltà sul mercato del lavoro esercitano un’ulteriore pressione sulle finanze del sistema pensionistico. Ad oggi, il sistema di previdenza sociale ha svolto, sempre secondo l’Ocse, un ruolo importante nel proteggere gli anziani dal rischio di povertà, assicurando loro delle buone condizioni di vita rispetto ad altri gruppi di età. Oggi in Italia, il 9,3% degli over 65 vive in situazione di povertà relativa. Le persone anziane hanno un reddito medio superiore al 95% di quello della media nazionale. Il passaggio ad un sistema di tipo contributivo nazionale è stato accompagnato dall’eliminazione della pensione integrata al minimo, lasciando unicamente una prestazione assistenziale come rete di sicurezza per i pensionati futuri. Il valore della rete di sicurezza è relativamente basso: gli individui senza contributi previdenziali riceveranno il 19% del salario medio rispetto al 22% in media nei Paesi Ocse. Una proporzione crescente di lavoratori è confrontato a periodi di disoccupazione o al lavoro part-time o precario. Data l’esistenza di uno stretto nesso tra contributi previdenziali e prestazioni pensionistiche, l’effetto di interruzioni contributive avrà un effetto più marcato sulle prestazioni pensionistiche del futuro, con un effetto negativo sull’adeguatezza dei redditi pensionistici e contribuendo possibilmente all’aumento della povertà degli anziani nel futuro. L’effetto di interruzioni di carriera e di ritardi nell’entrata sul mercato del lavoro, secondo il rapporto, potrebbe essere più elevato in Italia che nei Paesi Ocse in media. Nonostante la presenza di alcuni meccanismi che permettono di ridurre in parte l’effetto di carriere interrotte (come l’aumento dei coefficienti di trasformazione per le donne con figli e i contributi versati durante i periodi di disoccupazione) in Italia mancano degli ammortizzatori efficaci che proteggano la pensione dall’effetto di interruzione di carriera.

Certificati di malattia
NEL 2014 PIÙ NELLA P.A. CHE NEL PRIVATO
Nel 2014 sono stati trasmessi 11.494.805 certificati medici per il settore privato e 6.031.362 per la pubblica amministrazione. Il numero di quelli inviati, rispetto al 2013, presenta un lieve aumento dell’0,8% per la pubblica amministrazione e una diminuzione del -3,2% per il settore privato. I dati sono dell’Inps. La quota dei certificati medici trasmessi nel primo trimestre per ogni anno e comparto è pari poco più del 30% del totale annuo; nel terzo trimestre invece la percentuale scende, ad esempio nel 2014, al 18,5% per il settore privato e al 14,8% per la Pa. Confrontando la distribuzione mensile del numero dei certificati di malattia 2014 con quella dell’anno precedente, si osserva nel settore privato una diminuzione dei certificati a gennaio e febbraio e una sostanziale stabilità nei mesi successivi. Anche nel settore pubblico si registra una diminuzione dei certificati nei primi due mesi del 2014 rispetto all’anno precedente, che però è più che compensata da un aumento degli stessi a marzo e nella seconda metà dell’anno.

In cima alla classifica la Lombardia – La Lombardia guida la classifica delle assenze sul lavoro per malattia sia nel settore pubblico che in quello privato. La Regione con il maggior numero di lavoratori del settore privato interessati nel 2014 da almeno un evento di malattia è la Lombardia con 894.175 lavoratori (22,0%), seguita da Veneto, Emilia Romagna e Lazio (poco più del 10%). Per la pubblica amministrazione le regioni con il maggior numero di lavoratori con almeno un evento di malattia nel 2014 sono Lombardia (12,5%), Lazio (11,9%) e Sicilia (10,3%). Nel complesso, comparto pubblico e privato, la distribuzione dei certificati di malattia a livello territoriale evidenzia che nel 2014 il Nord-Ovest, è l’area geografica che, con il 27,9%, presenta il maggior numero di certificati medici, seguito dal Centro con il 21,6%, dal Nord-est con il 21,1%, dal Sud con il 19,3% e dalle Isole con il 10,1%. Con riferimento alla distribuzione regionale, per il settore privato, in Lombardia si concentra la maggior parte dei certificati medici del 2014, con 2.418.618 certificati pari al 21,0%, seguita dal Lazio (11,6%); per la Pa, invece, al primo posto abbiamo il Lazio con il 14,4% e la Sicilia con il 12,8%, e a seguire Campania (11,0%) e Lombardia (10,9%).
Nel privato calo massimo in Sicilia
Nel settore privato, a fronte della diminuzione del -3,2% del numero dei certificati medici trasmessi nell’anno 2014 rispetto all’anno precedente, si evidenzia, a livello regionale, una riduzione massima in Sicilia (-6,7%) e, unica regione in contro tendenza, un aumento del 2,8% in Puglia. Nella Pa, allo 0,8% di aumento del numero dei certificati medici trasmessi nell’anno 2014 rispetto al 2013, contribuiscono in modo particolare il Lazio (+3,6%) e la Sardegna (+3,4%) mentre in Friuli Venezia Giulia si registra un decremento pari a -4,4%.

Su legge di stabilità
PATRONATI CHIEDONO INCONTRO URGENTE A BOLDRINI
I patronati aderenti al Ce.pa (Acli, Inas, Inca, Ital) hanno chiesto alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, un incontro urgente da svolgersi prima che la manovra finanziaria sia licenziata dal Parlamento, “con la richiesta di fare le dovute pressioni affinché sia cancellata la norma sui tagli ai patronati, unica alternativa per consentire a questi istituti di poter continuare la loro attività di tutela gratuita nei confronti dei cittadini, soprattutto i più bisognosi”. Ne dà notizia una nota del Cepa. Una misura contenuta nella legge di stabilità “taglia di 28 milioni di euro il Fondo Patronati e riduce sia l’aliquota contributiva che lo alimenta, sia l’acconto sull’attività già realizzata”, fa sapere il Ce.pa che avverte: “Si tratta di una misura che, se approvata, metterebbe in ginocchio l’esistenza dei Patronati che scontano già il taglio strutturale di 35 milioni dello scorso anno, arrivando a registrare, dal 2015 in poi, un totale annuo di riduzione di risorse di 63 milioni di euro”. “Pur avendo apprezzato il maxiemendamento – si legge nella lettera indirizzata alla Presidente Boldrini – approvato al Senato della Repubblica, con il quale è stato ridotto il taglio di 48 milioni di euro originariamente previsto nella prima stesura della legge di Stabilità, restiamo profondamente preoccupati.” “Dovremmo affrontare –precisano i patronati- una dolorosa riduzione del personale che con impegno e passione ogni giorno lavora a contatto con tutti i cittadini italiani e immigrati che vivono nel nostro paese o all’estero. Il provvedimento, allo stato attuale, comporterebbe la chiusura di molti dei nostri sportelli e i cittadini sarebbero quindi lasciati in balia del mercato privato dei consulenti, con l’aggravante di dover pagare per ottenere prestazioni previdenziali e socio-assistenziali cui hanno diritto.” Uno scenario contro il quale, precisa il Ce.Pa, “continuiamo a ricevere significativi attestati di solidarietà non solo da parte di deputati e senatori, ma anche degli Enti previdenziali (Inps e Inail), che hanno ripetutamente sottolineato come la riduzione delle risorse per noi metta in pericolo il loro stesso funzionamento”. “Solo lo scorso anno un milione e 182.413 mila persone hanno firmato una petizione chiedendo al Parlamento di cancellare del tutto una norma ingiusta che ha già rischiato di mettere una pietra tombale sul diritto alla tutela gratuita. Quest’anno i cittadini hanno deciso di ribadire il proprio ‘no ai tagli ai patronati’ mettendoci la faccia, sostenendo con un selfie la Campagna promossa dai Patronati d’Italia (Acli, Inas, Inca e Ital) “#xidiritti #iocimettolafaccia”.
Inail

QUEST’ANNO 100 MORTI BIANCHE IN PIÙ
Gli infortuni sul lavoro sono in calo ma non è così per i casi mortali, che, dati aggiornati a fine ottobre in base alle denuncia arrivate, sono circa 100 in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Così organismi dell’Inail, nel giorno dell’Assemblea sull’Amianto, spiegando che è in corso uno studio per appurare e comprendere le cifre.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

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