lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La caduta del petrolio
e la ripresa Usa
Pubblicato il 14-12-2015


prezzo-petrolio-crescita-economicaL’oro nero brilla sempre meno dopo l’affondo di queste ultime ore. La decisione dell’Iran di aumentare, come previsto, le esportazioni di petrolio, dopo la fine delle sanzioni, deprime i prezzi del greggio sui mercati che ritornano ai livelli del febbraio 2009, a quota 34,99 $ al barile. “Non c’è alcuna possibilità” che Teheran rinvii il suo piano, ha detto il vice ministro del petrolio iraniano Amir Hossein Zamaninia, ma intanto ad essere spaventate sono soprattutto le borse americane intimorite anche dalla possibilità che la Fed (Federal Reserve) aumenti i tassi. Tra i petroliferi Chevron perde lo 0,7% e ConocoPhillips lo 0,8%, subito dopo la notizia che la quotazione del WTI era scesa temporaneamente sotto $35 al barile.

Nonostante i timori gli Usa sanno bene che il crollo del prezzo del barile non può che giovare la bilancia commerciale statunitense: Gli Stati Uniti si sono aggiudicati il primo posto come il primo paese produttore di petrolio del 2015, grazie allo sviluppo del petrolio da roccia, lo shale oil, un aumento che ha visto al rialzo le previsioni sulle riserve, e con la possibilità di vendere a una delle maggiori economie ancora in crescita, la Cina che resta la prima nazione al mondo per domanda di oro nero. Senza dimenticare che la produzione interna, grazie al prezzo del greggio in ribasso, è nettamente migliorata oltreoceano: le importazioni sono passate dai 453 miliardi di dollari del 2008 ai 156 miliardi dei primi dieci mesi di quest’anno. Infine i anche i consumi interni continuano a migliorare, al contrario di quelli europei… il Vecchio Continente è ancora alle prese con la deflazione.

Liberato Ricciardi

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