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Opinioni e commenti
 

Pil: al ribasso per l’Istat, non per il Mef
Pubblicato il 04-12-2015


Pil Nuove misurazioni sul Pil. Prima lo 0,9%, poi lo 0,8% e ora lo 0,7%. È il valore su cui, secondo l’Istat, dovrebbe attestarsi il Pil a fine anno. “Il modello di previsione di breve termine – spiegano gli esperti dell’istituto di statistica – indica una crescita congiunturale del Pil reale pari a +0,2%, con un intervallo di confidenza compreso tra 0 e +0,4% . Al risultato positivo contribuirebbe prevalentemente la crescita dei consumi che, in parte, si rifletterebbe sull’aumento delle importazioni. Permangono invece le difficoltà nella ripartenza del ciclo degli investimenti. In questo scenario la crescita ottenuta dal confronto tra i dati trimestrali corretti per i giorni lavorativi del 2015, che includono la previsione per il quarto trimestre, con quelli del 2014 è pari allo 0,7%”. Termini complicati per dire che l’aumento è minore del previsto

“Nel 2015 ci sono 3 giornate lavorative in più rispetto al 2014” spiega l’Istat, che ricorda che “la stima del dato annuale, che l’Istat produrrà il 1 marzo, proviene da una metodologia di calcolo differente, in alcuni aspetti, da quella utilizzata per le stime trimestrali e che la variazione annua del Pil è misurata senza operare una correzione per i giorni lavorativi”. Quanto all’analisi sull’andamento della nostra economia, l’Istat spiega che “nel terzo trimestre l’andamento positivo dell’economia italiana è stato guidato dalla crescita del valore aggiunto nel settore manifatturiero e, in misura limitata, nei servizi. Per il quarto trimestre ci si attende il proseguimento, seppure a ritmi moderati, della fase espansiva iniziata nei primi mesi dell’anno. Il percorso di crescita rimane caratterizzato dall’attuale fase del ciclo internazionale che condiziona negativamente la dinamica delle esportazioni italiane”.

Una variazione che non preoccupa più di tanto il presidente del consiglio che non perde il proprio ottimismo. “Alcune previsioni – scrive Matteo Renzi nella Enews – segnano un potenziale rallentamento della ripresa. Gli eventi di Parigi e la crisi dei paesi emergenti non sono due buone notizie”. “Ma l’Italia ha tutto per tornare a essere una locomotiva. Dopo 3 anni di recessione siamo ripartiti. La velocità di crescita dipenderà adesso da consumi interni e investimenti”.

Mentre il Mef conferma le proprie previsioni sulla crescita, ma anche “se dovesse distaccarsi dal +0,9% gli effetti sulla finanza pubblica sarebbero trascurabili”. A dirlo è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: “Le previsioni di Bankitalia – afferma – sono state aggiornate con una tempistica diversa del ministero, per ora il Mef non cambia sue previsioni”.

Edoardo Gianelli

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