sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Poletti il goffo,
Boeri il pifferaio magico
Pubblicato il 04-12-2015


Il sotto segretario Lotti, membro autorevole del governo Renzi, ci ha avvertito il ministro Poletti recita purtroppo in modo rozzo e goffo un copione che però contiene cose giuste.
Mentre stiamo ancora domandandoci se nel linguaggio di Lotti si debba intendere le patente di goffo come un annuncio di futuri guai per il ministro Poletti e per il suo ruolo di responsabile di un ministero del quale si sta facendo di tutto per dimostrare la inutilità. Intanto, ingigantito dal pifferaio magico, è uscita un’altra ondata di dati relativi allo stato di salute dell’INPS.
L’uso che ne viene fatto in queste ore conferma, ammesso che ve ne fosse stato bisogno, che l’INPS non esiste ed è solo una sigla che Boeri usa per promuovere se stesso. Con tutto il rispetto e la considerazione che abbiamo per l’INPS del passato, che disponeva di banche contenenti dati utilissimi per qualsiasi ragionamento che intendesse affrontare il futuro previdenziale del paese, oggi siamo in presenza di un presidente alla “faccio tutto mi” che guarda lo specchio e ritiene di avere di fronte il paese.
Boeri ci ha detto che quasi la metà dei pensionati italiani percepiscono pensioni che non raggiungono il minimo vitale. Che sono pochissimi i pensionati che percepiscono pensioni superiori a 3500 euro al mese, che coloro che andranno in pensione da oggi in avanti percepiranno pensioni molto basse, il bilancio dell’INPS non sarà in grado di far fronte alle scadenze per il prossimi anni. Nelle riflessioni di Boeri, non ci sono ne gli 80 euro per i pensionati ne qualsiasi ipotesi di aggancio delle pensioni alla dinamica dei salari e degli stipendi che invece, sempre secondo le valutazioni ISTAT sarebbero tornati a crescere.
Tradotto in Italiano, tutto questo ragionamento ci avverte che la forbice tra salari e stipendi da un lato e pensioni dall’altro è destinata a crescere ancora in modo molto serio e che malgrado una perdita di valore dei loro redditi che ha raggiunto ormai il 30% in poco più di cinque anni, i pensionati italiani dovranno rassegnarsi anche perché le loro pensioni sono comunque migliori rispetto a quelle previste per i loro figli e che se fosse loro applicato il ricalcolo della pensione applicando il “tutto contributivo”, si scoprirebbe che percepiscono un trattamento molto superiore a quello che spetterebbe loro.
In questo quadro, né Boeri né Poletti dimostrano di tenere in qualche considerazione il problema di quanto alla fine inciderà sul bilancio previdenziale per la voce degli sgravi annunciati per sostenere il passaggio ai contratti a tempo indeterminati e per puntellare un Job Act che già oggi ci mette di fronte a decine di episodi che dimostrano che era vero quanto sostenuto da coloro che si opposero e si oppongono alle scelte del ministro Poletti.
Singolare è che Poletti e Boeri, presi singolarmente o in coppia non dicono mezza parola neppure sulla questione che si annuncia molto pesante finanziariamente, ma anche socialmente della massiccia dose di prepensionamenti che sono ormai lì in dirittura di arrivo. A ben vedere, Boeri e Poletti sono molto uniti solo nell’usare spesso, con poca competenza, ma sicuramente con molta abilità e cinismo le pseudo statistiche per dimostrare che loro hanno ragione a prescindere.
I queste ore, si parla molto degli ultimi dati ISTAT e viene da augurarsi che i nostri lettori siano più bravi di me nello sforzo per capirci qualcosa. Tra chi è in salita e chi è invece in discesa, chi ci rimetterà e chi guadagnerà qualcosa, il tutto conferma che le statistiche servono solo a chi le fa e a chi ne determina gli obiettivi prima ancora di conoscerle. In Questo Clima, sia il goffo che il pifferaio magico potranno continuare ad andare per la loro strada mentre dai lati della medesima cresce il numero di coloro, magari cittadini di Boeri, in milanese verace ammoniscono con un chiaro “dura minga”.

Silvano Miniati
Network Sinistra riformista

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Commenti all'articolo
  1. Quando finì la guerra gli italiani la pensione se la sognavano. Fino a tutti gli anni cinquanta erano pensioni da fame. C’erano moltitudini di lavoratori che non avevano che poche “marchette”, come si chiamavano allora. Con la crescita economica sono state aumentate e pagate le pensioni a tutti, dando qualcosa anche a chi non aveva sufficienti contributi.
    Gli esercizi di Boeri sulle future pensioni, hanno un difetto grave: non tengono conto della situazione economia e sull’occupazione.
    Se l’Italia continuerà a decrescere, non ce ne sarò per nessuno, poiché mancheranno le basi economiche per pagare le pensioni.
    Solo se l’economia crescerà e le contribuzioni aumenteranno si potrà elargire pensioni più alte agli anziani del futuro.
    Le previsioni sulla base attuale sono soltanto esorcismi economici, che servono a “tosare” le pensioni adesso.

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