martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Portogallo. Il governo Costa
ora affronta la Troika
Pubblicato il 02-12-2015


Costa Antonio

Antonio Costa

Dopo le rassicurazioni del neo-premier António Costa sulla volontà di mantenere gli impegni nazionali in sede europea, il Portogallo socialista si troverà ad affrontare la prova della Troika.

Ricapitolando le vicende dello Stato lusitano, nel 2008 Lisbona si ritrovò ad affrontare la crisi con un debito relativamente modesto e una spesa pubblica contenuta. Le pressioni speculative, tuttavia, portarono alle stelle il costo del denaro, facendo slittare il Paese fin sull’orlo del fallimento. L’intervento di Commissione Europea, FMI e BCE, con un prestito di circa 83 miliardi di euro, è riuscito a evitare tale situazione, imponendo però il regime di austerità. Dal 2011, il Portogallo ha quindi effettuato vistosi tagli alla spesa pubblica, soprattutto nei settori dell’istruzione e della sanità. Non solo, le misure hanno riguardato anche riduzioni di stipendi e pensioni e un forte incremento delle tasse.
I risultati li conosciamo tutti: il 20% della popolazione portoghese è al di sotto della soglia di povertà, causando nuove emigrazioni e forti disparità di reddito sul piano interno.

Con le elezioni legislative dello scorso ottobre, la crisi ha favorito fortemente le sinistre, portando Costa alla testa del primo governo della storia lusitana ad essere sostenuto da una maggioranza ‘rossa’, dopo incessanti negoziati sia interni alla coalizione che con il presidente della Repubblica Aníbal Cavaco Silva.

Ad oggi, nonostante le durezze della campagna elettorale, le forze a sinistra del Partido Socialista sembrano aver messo da parte le richieste più estreme – su tutte l’uscita dalla NATO – in nome della risoluzione delle questioni più urgenti. Il governo è infatti al lavoro per saldare il debito e tentare la risalita economica.

Ma il modello portoghese potrebbe diventare la nuova via delle sinistre europee, alternativa a quella portata avanti da Syriza in Grecia (e magari ottenere ulteriore consenso qualora in Spagna si dovesse andare verso un’alleanza tra PSOE e Podemos, sebbene non sia da escludere un accordo PSOE-Ciudadanos). A differenza del movimento di Tsipras, infatti, il governo di Costa ha deciso di evitare lo scontro frontale con la Troika, lavorando soprattutto sul piano interno.

La formula è quella dei piccoli passi, del lento superamento delle politiche di austerity tramite il graduale miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, magari con l’introduzione di nuovi diritti e libertà.

Giuseppe Guarino

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