venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Portogallo, non caos
Pubblicato il 04-12-2015


In Portogallo si è votato per il rinnovo del Parlamento lo scorso 4 ottobre, con legge elettorale proporzionale senza sbarramento. Il partito del premier uscente aveva ottenuto il 36,8% dei consensi, mentre i socialisti di centrosinistra si sono fermati al 32,4%. Il giorno dopo le elezioni i titoli dei principali quotidiani italiani erano i seguenti: “Il centrodestra di Coelho vince in Portogallo. Ora il rebus delle alleanze” (Corriere della Sera), “In Portogallo vince il centrodestra, ma senza maggioranza assoluta” (La Stampa), “Portogallo, la coalizione di centrodestra sotto la maggioranza assoluta. Il fronte guidato dal premier Passos Coelho vince ma non trionfa” o infine “Lisbon’s centre-right PM defies austerity curse in lesson for left” (ovvero Il premier di centro-destra di Lisbona sfida la sciagura dell’austerità dando una lezione alla sinistra, Financial Times).

In televisione si è potuto assistere alle usuali scene di giubilo dei vincitori. Insomma, il 5 ottobre per tutti i media il vincitore era Coelho, solo perché, semplicisticamente, il suo partito aveva preso più voti degli altri.

Il Presidente della Repubblica portoghese ha così dato mandato a Coelho di formare un Governo e trovare la maggioranza che lo sosteneva. Peccato però che l’operazione non sia riuscita, cioè Coelho non sia riuscito ad ottenere la maggioranza in Parlamento. Non vi erano altre formazioni politiche disposte a sostenere il suo programma.

Quindi il Presidente della Repubblica ha dato mandato al leader del Partito Socialista portoghese Antonio Costa di formare un Governo e trovare la maggioranza. Da notare che Costa aveva dichiarato che non avrebbe fatto alleanze con il centrodestra.

E vuoi anche perché a sinistra del Partito Socialista vi erano altri partiti più piccoli rappresentati in Parlamento, disponibili a sostenere un Governo socialista ma non uno di centrodestra, Costa è riuscito nell’impresa di formare un Governo socialista, sostenuto da una maggioranza che include anche Verdi e Comunisti. Dopo 51 giorni dalle elezioni, Costa è stato nominato ufficialmente Premier.

L’Avanti! ha seguito le elezioni con impeccabili articoli, tra gli altri si segnalano quelli di Giuseppe Guarino, a cui si rimanda per tutte le informazioni del caso.

Quello che preme qui sottolineare è come, nonostante una legge elettorale proporzionale, nonostante la notte delle elezioni il premier in pectore fosse Coelho, nonostante i media europei avessero di fatto assegnato la vittoria al centrodestra, il Portogallo è oggi governato da una coalizione di centrosinistra. Semplicemente perché questa detiene la maggioranza dei seggi in Parlamento, specchio di una maggioranza di consenso nel Paese.

Si è vero, ci sono voluti quasi due mesi per ratificare questo risultato. Ma nel frattempo il Portogallo non è fallito e neanche l’Europa. Normali tempi tecnici.

Durerà, non durerà il Governo socialista portoghese: non lo sappiamo. Ma sappiamo che applicando una legge elettorale proporzionale senza sbarramento, quanto di meglio si possa chiedere in termini di democrazia, il Portogallo ha oggi un Governo con un orientamento politico ben definito.

Perché questo non dovrebbe essere possibile anche in Italia, dove di fatto stanno sorgendo a sinistra del Partito Democratico altre formazioni politiche che si rifanno ai principi di tutela del lavoro e dei lavoratori?

Con una legge elettorale ed un Governo simile, il Jobs Act che ha livellato i diritti dei lavoratori verso il basso, all’insegna della flessibilità senza sicurezza, sarebbe stato possibile? O invece si sarebbero estesi ai lavoratori più giovani i diritti del lavoro frutto di tante battaglie sindacali, producendo un innalzamento delle tutele per tutti?

Queste sono le stesse ragioni per le quali in Italia sarà difficile una modifica dell’Italicum, una legge che riduce gli spazi democratici nel nostro Paese, che ci viene propinata come strumento per conoscere subito chi ha vinto, per dare stabilità e così via dicendo. In realtà è stato concepito come strumento di conservazione, in caso di vittoria del PD, ma potrà rivelarsi strumento di cambiamento estremo, in caso di vittoria del Movimento 5 Stelle o della destra targata Salvini. E quale stabilità si potrà in ogni caso accampare se l’astensionismo sfiorerà, come alle ultime Regionali, il 50%? Quale senso di partecipazione potranno avere i cittadini da partiti che dicono tutto ed il contrario di tutto ed in cui non mancano le impronte populiste?

Riflettiamo dunque sul fatto che in altri Paesi europei non si è così stupidi da voler sapere la sera delle elezioni chi abbia vinto, ma si abbia invece il buon senso di avere Governi sostenuti da maggioranze le più rappresentative possibili delle volontà del corpo elettorale. Senza eccessive distorsioni.

Barone Rosso

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Commenti all'articolo
  1. Diciamocelo francamente: eleggere il “sindaco d’Italia”, come ha voluto far Renzi è veramente una sciocchezza. Anche perché, poi, rischia che il sindaco d’Italia sia un grillino.
    La complessità italiana reclama un bel sistema proporzionale (al massimo con uno sbarramento, diciamo al 3%).
    Grazie per la bella notizia di un socialista al governo in Portogallo. Ho ancora nel cuore i tempi di Mario Soares.

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