lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Psoe: No a Rajoy. Meglio un governo di cambiamento
Pubblicato il 23-12-2015


Rajoy--Sánchez

Mariano Rajoy e Pedro sanchez

È ufficiale, Pedro Sanchez leader del partito socialista spagnolo ha annunciato che non sosterrà l’incarico a Mariano Rajoy per la formazione del nuovo governo. Un No, ha chiarito il segretario generale del Psoe, che verrà mantenuto a prescindere dalle proposte che riceverà o dalle future pressioni che potranno esserci. Le possibilità di un accordo tra il Partito popolare ed il Psoe affinché Rajoy resti premier in un governo – che in Italia chiameremmo di ‘larghe intese’ – sono “nulle”, ha chiarito Sanchez durante la conferenza stampa al termine della consultazione, lasciando poi come “ultima opzione” quella di tornare alle urne. Prima di questa ipotesi, il Psoe punterà a portare a termine il “mandato dei cittadini” espresso domenica scorsa alle urne: raggiungere “un governo di cambiamento e di dialogo che dia stabilità al Paese” e fare questo verranno valutate “tutte le opzioni”. Sanchez non è entrato nei dettagli, né ha spiegato se cercherà di guidare un governo alternativo a quello del Pp perché, ha spiegato, “bisogna rispettare la democrazia” e “rispettare tempi e scadenze”.
Sanchez, che ha incontrato per 45 minuti Rajoy al palazzo della Moncloa, ha comunque spiegato che il Psoe consentirà che sia la forza più votata, il Pp, a cercare di formare per prima il governo e se ci riuscirà i socialisti resteranno all’opposizione. Se questo non dovesse avvenire, Sanchez non esclude un governo alternativo progressista e la presidenza del Congreso de los Diputados a guida socialista.
Deve aver fatto qualche calcolo, il leader di Ciudadanos, Albert Rivera, che oggi ha proposto a Popolari e Socialisti un patto di governo a tre per compiere le riforme in Spagna e frenare la spinta anti-sistema di Podemos. Con questo obiettivo, riferiscono i media spagnoli, Rivera incontrerà il premier uscente e il numero uno del Psoe, Pedro Sanchez, per formulare la proposta di “una roadmap per la rigenerazione politica” contro il populismo e il separatismo. Il leader di Ciudadanos ha spiegato che da questo ‘patto per la Spagna’ sono esclusi gli ex-Indignados di Podemos perchè “non possiamo stare a negoziare e garantire l’unità degli spagnoli con chi vuole rompere la Spagna”. Il riferimento è all’appoggio fornito dal partito di Pablo Iglesias al referendum indipendentista in Catalogna. Le elezioni hanno lasciato per la prima volta un quadro politico complesso e l’unica certezza è che il prossimo 13 gennaio verrà riunito il nuovo Parlamento.
Sara Pasquot

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