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Opinioni e commenti
 

Quel Natale di 119 anni fa
Pubblicato il 26-12-2015


L’Avanti nacque come Gesù Cristo. Proprio il giorno di Natale del 1896. Sono passati esattamente 119 anni. E proprio nel nome di Gesù Cristo i pionieri del socialismo, primo fra tutti Camillo Prampolini, vollero iniziare le loro battaglie per la giustizia. Per la verità esisteva già un Avanti, quello settimanale fondato da Andrea Costa nel 1891, dopo il suo passaggio dall’anarchismo al socialismo con la “Lettera ai compagni di Romagna” del 1879, che lo indusse, una volta tornato in Italia, a fondare il partito socialista di romagnolo, a presentarsi candidato riuscendo ad essere il primo socialista eletto alla Camera nel 1882, a lanciare il giornale che riprendeva il titolo da quello del partito tedesco, e cioè “Worvarts”.

Il giorno di Natale del 1896 nacque dunque l’Avanti quotidiano e organo del Psi. Il quotidiano veniva dopo l’esperienza de “La lotta di classe”, il periodico socialista che già aveva fatto capolino al momento della fondazione del partito, nel 1892. In assoluto il primo quotidiano socialista fu “Il punto nero”, diretto da Olindo Malagodi, che si stampava a Reggio Emilia. Durò poco, dal gennaio alla primavera del 1894. Chiuse per debiti. Altrimenti l’avrebbe soppresso Crispi dopo le leggi liberticide dell’estate che, dopo alcuni attentati anarchici, portarono alla persecuzione anche dei socialisti.

L’Avanti venne diffuso a partire dal 26 dicembre, dopo che erano stati sottoscritti in tutta Italia i mille abbonamenti richiesti (in poco tempo diverranno tremila e le copie vendute oltre cinquantamila). A dirigerlo venne chiamato Leonida Bissolati, che debuttò col famoso articolo di fondo “Di qui si passa”, dedicato al presidente del Consiglio Di Rudinì, che aveva dichiarato, riferendosi ai socialisti, nella seduta parlamentare del 7 luglio 1896, “di volere erigersi come una sentinella vigile, la quale griderà tutti i giorni: di qui non si passa”. L’Avanti diverrà strumento fondamentale per permettere al messaggio socialista di passare.

Sarà al centro di tutte le stagioni politiche dei socialisti italiani: dal riformismo turatiano, al non interventismo, al confronto delle diverse anime socialiste nel primo dopoguerra. Rinascerà a Parigi durante il regime col nome di Avanti (del gruppo della Balabanoff) e di Nuovo Avanti (del PSI di Nenni). Sara diretto nel secondo dopoguerra da Nenni, Pertini, Lombardi. Svilupperà, assieme a Mondoperaio, il tema del dialogo coi cattolici e dell’autonomia socialista. Fino agli anni di Craxi, alla lotta al terrorismo e all’inflazione. Chiuderà i battenti solo nel 1993 a causa dell’ignobile rifiuto da parte della presidenza del Consiglio di un contributo pubblico, concesso a tutti gli altri. Venne ripreso poi da chi non ne aveva titolo. Oggi vive la sua stagione online. Con nuovo entusiasmo. Con rinnovato impegno.

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Commenti all'articolo
  1. Dio lo sa quanto voglio bene all’Avanti, gli voglio bene fino al punto di affermare, che il partito Socialista non può vivere senza l’Avanti.
    Sono uno dei pochi compagni che negli anni ottanta, sono stati premiati come diffusori dell’Avanti della Domenica.
    Nel mio piccolo, riuscivo tutte le Domeniche ha consegnare fino a cento copie del glorioso giornale, altre cinquanta venivano diffuse da alcuni altri Compagni, in un territorio dove i Socialisti hanno sempre avuto un ruolo fondamentale da competenti e stimati amministratori e tutt’oggi, siamo rappresentati da due Consiglieri, uno dei quali Vice Sindaco e Assessore, nella Giunta di Centro Sinistra.
    Io sono stato l’ultimo Sindaco Socialista ( dal 1985 al 1990 ) e attualmente sto lottando per riportare un Socialista alla guida dell’Amministrazione Comunale.

    Buon Lavoro Direttore e
    BUON ANNO ! VIVA L’AVANTI !

  2. Leggere parole come “un territorio dove i Socialisti hanno sempre avuto un ruolo fondamentale da competenti e stimati amministratori“ mi riporta con la memoria all’epoca in cui era così anche dalle nostre parti, e mi sfilano nella mente i volti di tanti fra coloro che allora si sono spesi con impegno e dedizione per il partito e le istituzioni.

    Pensando a quegli anni – e più in generale alla storia tribolata, e non priva di errori, ma anche nobile e luminosa, del movimento socialista – continuo a domandarmi come possa essere finita nel modo che sappiamo, e non manca di chiederselo pure un amico che socialista non è mai stato ma che ha avuto modo di conoscere alcune figure di quei nostri amministratori, e di apprezzarne il lavoro svolto in tale loro ruolo, insieme alla valenza politica che sapevano esprimere pur nella semplicità dei comportamenti.

    Paolo B. 27.12.2015

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