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Opinioni e commenti
 

Quel peso del debito pubblico. È davvero colpa della Prima Repubblica?
Pubblicato il 27-12-2015


In epoca di rivalutazione dei vecchi partiti, dopo avere vissuto coi nuovi, e della cosiddetta Prima Repubblica, dopo avere vissuto per più di vent’anni in una seconda mai nata, su un punto il rimprovero generale alla vecchia politica pare ancora condiviso. E cioè quello che le imputa il peso del gigantesco debito pubblico italiano. Pare, questa, un’eredità di difficile gestione, l’enormità della quale non consentirebbe tuttora all’Italia di poter vantare gli stessi diritti degli altri. Anche dei francesi, che pure paiono, attraverso una sorta di silenzio-assenso quest’oggi richiamata dal duo Alesina-Giavazzi sul Corriere, autorizzati a sfondare da qualche anno il vincolo del tre per cento deficit-Pil (anche quest’anno chiudono vicino al 4). Vincolo che a noi si impone invece come categorico.

Se non avessimo quel debito che si attesta da oltre vent’anni tra il 105 e il 132 per cento del Pil, cioè a una somma attorno ai tre trilioni di euro, allora sì che in Europa potremmo fare la voce grossa, si pensa. Poi guardiamo tra le pieghe del debito e scorgiamo una situazione differente. È vero, il debito pubblico in rapporto al Pil è cresciuto negli anni ottanta, anche durante il governo Craxi. Era al 65 e ha sfondato l’85%, per di più con una crescita che oscillava attorno al 2 per cento, un po’ meno rispetto a quella degli anni precedenti, quando l’Italia cresceva a un ritmo vertiginoso, due o tre volte superiore alla media europea e il rapporto tra debito e Pil era assai più vantaggioso.

Si potevano in quella fase introdurre correttivi influenti sullo sviluppo del debito? Si poteva intervenire sulla spesa pubblica, in particolare sulle pensioni e sulla sanità? Forse si doveva. Non si tiene conto però delle due grandi sfide vinte negli anni ottanta: quella contro il terrorismo, che venne annientato, e quella contro l’inflazione, che venne portata al 4% dalle due cifre precedenti. Per vincere il terrorismo c’era bisogno dell’apporto di tutti, in particolare del Pci e del sindacato. Come avrebbero reagito costoro di fronte a tagli massicci di spesa pubblica e all’allungamento dell’età pensionabile? Sappiamo come reagirono, Pci e maggioranza della Cgil, sul taglio di alcuni punti di scala mobile, utile per fare scendere l’inflazione che si mangiava i risparmi. Con un’opposizione dura, accuse di tradimento e referendum.

Tuttavia il debito italiano nel 1992 era attorno al 90 per cento del Pil. Poi il mancato sviluppo ha fatto il resto. E nonostante i tagli di spesa (pochi), l’aumento di tasse e imposte, le riforme impopolari sulle pensioni e la sanità, il debito è salito e di molto fino a superare il 132 per cento. Di contro l’Italia dal 1995 al 2007, cioè fino alla crisi, risulta il paese europeo che è cresciuto di meno, meno anche della Grecia e dell’Irlanda, un quarto della Germania. Dal 2007 ad oggi qualche accenno di crescita tra il 2010 e il 2011, poi la discesa agli inferi. E oggi l’Italia cresce dello 0,7-0,8 per cento. Meno della metà della crescita europea che è pari all’1,8%, molto meno della Spagna che supera il 3 e della Gran Bretagna che supera il 2, meno della Germania che è all’1,6 e della Francia che, nonostante il Bataclan, si attesta all’1,3. È colpa della Prima repubblica? Meditate.

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Commenti all'articolo
  1. Mi permetto di aggiungere un altro elemento: a garanzia, se così possiamo dire, del debito fino alla caduta della prima repubblica c’era l’enorme patrimonio dello stato che, nell’arco di pochi anni, è stato letteralmente svenduto e, a volte, regalato ad amici, amici degli amici e anche a qualche “nemico”.
    Se il fine ultimo della distruzione della prima repubblica era questo, e secondo me era esattamente questo, è stato perfettamente raggiunto.

  2. Vorrei osservare che negli anni novanta molti che negli anni ’80 si dichiaravano socialisti sono passati armi e bagagli con coloro che frequentano il mont Pelerin society e il circolo bildeberg e sono diventati professori delle pseudo-università come la Bocconi e la LUISS. Cosa non si fa per restare sempre sulla cresta dell’onda?

  3. In aggiunta alle giuste considerazioni di Gianpd1967, vi aggiungo queste altre.
    La prima di carattere generale per quanto riguarda il concetto di Bilancio che vale sia per le Imprese che per gli Stati: i due Capitoli primari di un Bilancio sono espressi dagli Attivi (attività) e dai Passivi (passività).
    I Debiti sono ascritti tra gli attivi mentre sui Passivi sono ascritti gli Interessi relativi ai debiti contratti.
    Ciò significa che se un’Impresa o uno Stato attivano dei debiti per destinarli ad Investimenti, questi, se giusti, creeranno ricchezza e da questa si ricaveranno, oltre allo sviluppo aziendale o nazionale, anche degli utili e i fondi per ammortizzare gli interessi e il debito contratto.
    Nella Prima Repubblica, l’Italia, dopo la seconda guerra mondiale, ha dovuto sostenere con il suo Debito la ricostruzione del Paese, il rilancio dell’economia attraverso gli’investimenti nelle Partecipazioni Statali e nel sostegno al credito delle attività imprenditoriali private attraverso le Banche pubbliche.
    Con questo Debito la Prima Repubblica ha originato il “Miracolo economico italiano” che è diventato oggetto di studio da imitare da parte di altre Economie.
    Occorre evidenziare inoltre che il brusco lievitare del Debito pubblico è coinciso con il passaggio delle attribuzioni della sua gestione dalla Banca d’Italia al Ministero del Tesoro.
    Malgrado quest’ultima incombenza, prima che la gestione e i destini della Politica italiana fossero o influenzati o esercitati dalla Procura di Milano e dal fenomeno generale di “Mani pulite”, il Debito nazionale era ancora del 90% rispetto al PIL. La Prima Repubblica avrà avuto anche i suoi misfatti, ma avendo voluto buttare il bambino con l’acqua sporca sappiamo cosa è successo poi. Ricordiamo ai detrattori della Prima che la seconda Repubblica assieme a questo debito del 90% ha però ereditato dalla Prima:
    • Un Patrimonio infrastrutturale enorme
    • Una Struttura industriale e finanziaria ragguardevole derivante dalle Partecipazioni Statali
    • Un articolato e invadiabile complesso di Imprese del Made in Italy
    • Un’ottima penetrazione nei mercati internazionali delle attività e dei prodotti italiani
    • Un accresciuto livello tecnologico, manageriale e generale delle nostre maestranze nelle attività industriali e dei Servizi
    Con l’entrata in funzione dell’Euro la Seconda Repubblica ha potuto inoltre avvalersi di tassi sul Debito pubblico notevolmente inferiori rispetto a quelli in vigore precedentemente. Non ne ha fatto però tesoro.
    Malgrado tutte queste componenti favorevoli ereditate o sopraggiunte, la Seconda Repubblica ha delapidato il capitale industriale e finanziario ereditato, raddoppiato il debito pubblico e condotto la nostra economia dalla quinta posizione conquistata con il Governo Craxi ai livelli di crisi attuali.
    La Storia la raccontano i vincitori o coloro che si presumono tali.
    Purtroppo, la tragedia per l’Italia è che i vincitori coincidano con quelli che nel passato hanno contribuito a distruggerla e che ora continuano ad impedirne il rilancio.
    Carissimo Mauro:
    Questi sono i fatti. Il resto è propaganda, mistificazione e disinformazione.
    Non stancarti di ricordarlo da queste colonne del nostro Giornale.
    Je suis socialiste

  4. Mauro, Luigi Marattin, consulente economico di Renzi ha contestato il dato del debito al 90% del PIL nel 1992 che io ho condiviso. Dice che era al 105,20%. Te lo dico per dovere di informazione. Anche a me risultava superiore al 100%.

  5. Può essere, ci sono dati contraddittori. Su una cosa tutti convergono. Nel 1987 alla fine del governo Craxi il debito era all’85% del Pil, nel 1994 e nel 1995 era schizzato al 121% del Pil.

  6. Per parte mia propongo la considerazione che il debito fu perlopiù generato da leggi di spesa degli anni 60 e 70, che non hanno inciso prima sul debito reale per via del boom degli anni 60 e dell’inflazione degli anni 70, e che hanno colpito gli anni 80 per il divorzio che ha fatto esplodere i tassi di indebitamento nominali mentre l’inflazione veniva ridotta, esplosione che si amplifica con le dinamiche monetarie intorno al 92. Nonostante tutto, negli anni di Craxi la dinamica dell’aumento del debito rallenta ovvero il disavanzo primario di riduce.

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