domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Francesco Ruvinetti:
La miseria di una classe dirigente
Pubblicato il 10-12-2015


Caro Mauro, il comportamento del governo e del Presidente del Consiglio sulla lotta (per modo di dire) all’ISIS merita una riflessione. Antefatto. Poche settimane fa in Francia vengono massacrati 130 inermi cittadini dei quali anche una cittadina italiana. Il Presidente Hollande decide che ora basta e chiede assistenza per combattere i terroristi islamici. Il nostro Presidente del Consiglio nega l’aiuto e offre cultura. Successivamente alla Scala si recita il secondo atto: i nostri, sprezzanti del pericolo, partecipano al grande evento e stabiliscono che la musica è l’antidoto non solo al terrorismo, ma anche alla paura. Nella giornata di martedì il Ministro della Difesa americano, da Washington, dichiara che “siamo in guerra, non abbiamo contenuto l’ISIS”; contemporaneamente Putin, da Mosca, non esclude l’uso di armi atomiche. Il mondo è in guerra e noi inneggiamo alla cultura e proponiamo di dare 500 euro ai giovani che compieranno 18 anni per andare ai musei e comperare libri. Conclusione.

Nessuno pretende, nemmeno io, malgrado sia d’accordo, che l’Italia deve combattere l’ISIS, si può dire, assumendosene le conseguenze a livello internazionale, che l’Italia è la Svizzera; ma c’era bisogno di una sceneggiata simile? Di inneggiare alla musica e ai musei come antidoto al terrore islamico? Non era meglio parlare chiaramente al paese dicendo: cari cittadini siamo in guerra, ma noi pensiamo che per l’Italia sia meglio stare a guardare cosa accade; decideremo al momento opportuno se partecipare e in quale modo. Ma questo è il livello di chi ci governa: demagogia e mancanza di dignità. Pietro Nenni dal confino di Ponza il 28 luglio del 1943 scriveva: “dalla finestra della mia stanza, col cannocchiale, ora vedo distintamente Mussolini: è anch’egli alla finestra, in maniche di camicia e si passa nervosamente il fazzoletto sulla fronte. Scherzi del destino! Trenta anni fa noi eravamo! in carcere assieme, legati da una amicizia che pareva voler sfidare il tempo e le tempeste della vita….Oggi eccoci entrambi confinati nella stessa isola; io per decisione sua, egli per decisione del Re… Fra la comune prigionia del 1911 e questo fortuito confinamento a Ponza, trenta anni di cui 20 sono stati per lui anni di potenza, di orgoglio, di folli ambizioni e di sconfinati abusi.., e sono stati per me anni di lotta, di miseria, di dolore, da carcere a esilio, da esilio a carcere, da una sconfitta a un’altra, ma senza che l’umiliazione o la vergogna abbiano mai piegato la mia fronte”.
Vedi qualche differenza?

Francesco Ruvinetti

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Commenti all'articolo
  1. Caro Franco, abbiamo la stessa sensibilità è veniamo da una scuola socialista delle responsabilità anche quando sono gravose e impopolari. Condivido molte tue affermazioni. Su questo punto ho scritto diverso fondi dell’Avanti che spero tu abbia letto. Penso anch’io che l’Italia avrebbe dovuto assumere la stessa posizione della Germania. Non bombardare, ma essere nella coalizione, magari inviando qualche mezzo in più dopo il 13 novembre. Così siamo fuori.

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